Nella casa voluta dalla Diocesi non si offre soltanto ospitalità: si prova a ricostruire legami, famiglia e fiducia
Il nome è ancora da decidere: per tutti, al momento, è semplicemente la “Casa di via Orsoleto”, dal luogo in cui sorge. Ma ciò che conta davvero è la sua funzione: essere una “Casa per tutti”. In questo caseggiato di San Martino in Riparotta si sperimenta infatti che la vera dimora dell’uomo non è fatta soltanto di mattoni e cemento, ma di sguardi che accolgono e di mani tese nell’abbraccio della fraternità.
Lo raccontano le persone che già la abitano: la famiglia accolta al pianterreno, che svolge anche il ruolo di referente della Casa; la famiglia del primo piano con due bambini; il giovane single, apprendista fornaio, che vive nella stanza accanto. Sono i primi abitanti della “Casa”, aperta poco prima di Pasqua, quasi a ricordare che il Vangelo – anche dopo duemila anni – si fa carne nella vita quotidiana, trasformando parole antiche in relazioni vive e concrete.
Tutto nasce da un sogno del vescovo Nicolò e del Consiglio Pastorale diocesano: che ogni zona pastorale possa vivere un’esperienza di accoglienza. Un’intuizione maturata davanti a un’emergenza abitativa che, anche in Diocesi, assume contorni sempre più drammatici. Da qui l’invito non soltanto a oarire uno spa – zio fisico, ma a promuovere l’incontro con l’altro, riconosciuto come occasione di comunione e fraternità.
Il sogno ha preso forma grazie a una donazione. La “Casa di via Orsoleto” proviene infatti dalla generosità del defunto Pirino Rossi, eredità devoluta a don Danilo Manduchi, che a sua volta l’ha donata alla Diocesi di Rimini. La finalità testa – mentaria era precisa: offrire una prima risposta alle perso- ne fragili e in difficoltà. Quale problema – tra i tanti – si vive oggi, se non l’emergenza abitativa?
“Sapendo che non basta garantire un ‘dopo’ temporaneo – spiegano i promotori del progetto – ma occorre costruire un ‘oltre’ permanente, un tessuto di relazioni capace di trasformare l’accoglienza in appartenenza”.
Lo stabile conta oltre 300 mt quadrati, oltre a 15.000 mt quadrati di terreno: nel futuro accoglierà orti sociali. Accanto alla Casa sorge anche una “capanna” (100 mt quadrati): secondo il progetto sarà utilizzata per laboratori e altre idee e proposte elaborate e giudicate dall’apposito Comitato (i volontari, il Vescovo, don Osvaldo Caldari, il direttore Caritas. Ma la porta è aperta a chiunque intenda oarirsi) sempre nell’ottica di oarire un aiuto abitativo e favorire la socialità e la convivialità.
Per rendere idoneo lo stabile ad accogliere in maniera dignitosa nuclei familiari anche con bambini, sono stati necessari numerosi (e onerosi) interventi: adeguamenti strutturali per rendere idonea la casa stabile, il rifacimento scala interna, il cancello esterno, i terrazzi, impianto acqua potabile. Il contributo dell’8 per mille – insieme all’investimento della Diocesi di Rimini – è stato decisivo per avviare il progetto e aprire le porte di via Orsoleto.
Con il supporto della Caritas diocesana, abituata a intervenire nelle situazioni di emergenza, il progetto ha preso corpo all’interno della zona pastorale. Sei volontari si sono messi a disposizione: non solo per valutare le richieste di accoglienza, ma soprattutto per favorire il clima familiare della casa, organizzando momenti conviviali, cene condivise e accompagnando gli ospiti anche nei necessari percorsi burocratici.
“La casa fisica esiste sul territorio – osserva Mario Galasso, direttore di Caritas diocesana – ma perché questo progetto possa fio rire nella sua autenticità evangelica deve nascere dal cuore delle comunità, dalla preghiera condivisa e dall’ascolto reciproco”.
La prima famiglia ha varcato la soglia poco prima di Pasqua; a seguire sono arrivati gli altri ospiti. Presto sono previsti nuovi ingressi: una mamma con due figli e una giovane donna col compagno, in attesa di un bambino. Durante la gravidanza la donna aveva manifestato pensieri abortivi, ma grazie alla vicinanza del Centro di Aiuto alla Vita ha scelto di proseguire la maternità.
“Alle persone accolte viene chiesto soltanto un contributo minimo per le utenze. – spiega Andrea Morolli, uno dei sei volontari coinvolti – L’obiettivo è ambizioso: restituire il senso della convivialità familiare a chi oggi vive nella solitudine e nella fatica”.
La “Casa di via Orsoleto” dispone di camere di diverse tipologie distribuite su due piani, oltre alla sala comune e alla cucina al pianterreno.
Spazi condivisi pensati per rispondere a un’emergenza concreta, accompagnando le persone accolte in maniera temporanea in attesa di una sistemazione più stabile e adeguata alle necessità.
“Con questa iniziativa e altre in fase avviata e di progettazione relative all’emergenza abitativa, – assicura l’economo diocesano, don Danilo Manduchi – la Diocesi intende dare anche un segnale ai proprietari di case e appartamenti che si può fare”.

