Pochi giorni fa a Pompei Papa Leone ha di nuovo lanciato l’allarme: “ La Pace è messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”. E pochi giorni prima alla Sapienza di Roma aveva detto “ Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.
Se i cattolici italiani vogliono dare concretezza alle parole del Pontefice non devono far altro che volgere lo sguardo alla Camera dei Deputati, dove dopo quasi un anno di stasi, è ripreso l’iter del Disegno di Legge di modifica della Legge 185/90 sull’export di armi italiane. Una legge importante e storica (che sta per compiere 35 anni) che garantisce il controllo del Parlamento e dei cittadini su un comparto altamente critico e strategico, sia per gli impatti che le vendite di armi nei conflitti, sia per i flussi finanziari privati che ne alimentano produzione ed export. La 185/90 prevede i Divieti di vendita verso: Paesi in stato di conflitto armato; Paesi la cui politica contrasti con l’articolo 11 della Costituzione italiana; Paesi sotto embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte dell’ONU o dell’UE; Paesi responsabili di accertate gravi violazioni delle Convenzioni sui diritti umani; Paesi che, ricevendo aiuti dall’Italia, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese. Le norme e le procedure che l’hanno regolata negli ultimi decenni sono state di grande importanza (e hanno ispirato anche le regolamentazioni internazionali come il rivoluzionario, quanto a coscienza, Trattato ATT ( Arms Trade Treaty), ma se le modifiche alla legge già approvate dal Senato, verranno confermate dalla Camera si avrà come conseguenza uno svuotamento della norma e delle sue prerogative più preziose.
Insomma abbiamo una gran bella legge, che oggi il Governo vorrebbe cambiare, con modifiche che tendono a ridurre la trasparenza sull’export di armi e sui movimenti bancari ad essa legati (vedi ilPonte del 26 aprile 2026), con minore trasparenza finanziaria ed una relazione annuale molto meno dettagliata, dunque un po’ “opaca” per la società civile. Il Papa ovviamente non interviene negli affari interni dei Paesi, ma invita i cittadini ad essere attivi. Il 7 aprile, per esempio, di fronte alle minacce di colpire l’intero popolo iraniano, ha invitato gli elettori americani a farsi sentire con i loro rappresentanti al Congresso per promuovere la pace e non la guerra. La stessa cosa, sarebbe bene che i cittadini italiani, nel nostro caso riminesi, facessero con i loro rappresentanti al Parlamento, per evitare che l’Italia imbocchi la strada di un’esportazione meno controllata e meno trasparente di armi nel mondo, qualunque siano i potenziali ritorni economici.

