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Una piccola Pentecoste

L’anno 2015 sarà targato «Vita consacrata». Parola di Papa Francesco.
A Rimini, però, già fervono i preparativi, e si colgono in tempo reale le primissime provocazioni del papa gesuita, espresse nell’Angelus dello scorso 2 febbraio (Giornata dedicata appunto alla Vita Consacrata ormai da 18 anni): «I consacrati, i religiosi, le religiose sono la testimonianza che Dio è buono e misericordioso. Perciò è necessario valorizzare con gratitudine le esperienze di vita consacrata e approfondire la conoscenza dei diversi carismi e spiritualità».

Diversi carismi
e spiritualità
«Approfondire la conoscenza dei diversi carismi e spiritualità»: proprio ciò che è accaduto a casa nostra, nella stessa giornata, quando si sono incontrati, per la prima volta nella storia della Chiesa riminese, laiche e laici consacrati nei Movimenti (CL), nelle Associazioni (Papa Giovanni XXIII, Piccola Famiglia dell’Assunta di Monte Tauro), nella Diocesi (Ordo virginum), ma anche con voti privati, presenti sul nostro territorio.

Don Oreste:
un aiuto dal Cielo
Motivo dell’incontro non solo la coincidenza con la Giornata per la Vita consacrata, ma soprattutto l’intuizione di alcuni consacrati della Papa Giovanni XXIII, che lo scorso settembre avevano lanciato l’idea e realizzato in sordina in una loro due-giorni di formazione. Don Oreste dal Cielo, che sicuramente non starà buono un momento, avrà fatto il resto, con il desiderio espresso dai presenti di dare seguito all’esperienza, allargandola a livello diocesano.

Le caratteristiche
delle diverse esperienze
I partecipanti, oltre una ventina e in rappresentanza dei rispettivi Movimenti e Associazioni, hanno raccontato gli elementi peculiari della loro forma di vita, soffermandosi sulle modalità e tempi di preghiera, sull’uso dei beni, su come si vivono i consigli evangelici (povertà, castità e obbedienza), nonché la vita fraterna e il lavoro. Grande varietà è emersa anche su come sono nati i rispettivi carismi in questa Chiesa o come sono giunti in essa; sui tempi e modalità di formazione, nonché sui tipi di professione o consacrazione (voti, promesse, propositi, ecc.).

La presenza
del Vescovo
Palpabile lo stupore, il rispetto e la gioia di fronte a tanta e molteplice ricchezza!
Unici punti in comune erano l’appartenere totalmente a Dio e appartenere a questa Chiesa, per cui la presenza del vescovo Francesco, segno visibile dell’unità della Chiesa riminese, e il luogo accanto alla Cattedrale (Sala S. Colomba), sono stati fondamentali per convergere nell’unità.

Una vita che
”non si veste”
È stato l’incontro della vita consacrata spesso nascosta in piccoli appartamenti o in case di fraternità o aperte all’accoglienza; una vita consacrata che in genere non appare, perché “non si veste”, né si riunisce in capitoli generali; una vita consacrata “verso le periferie”, perché scelta da impiegati, infermiere, insegnanti, operatori sanitari e sociali, commercianti e artigiani, liberi professionisti, operai e pensionati, ecc..
Per molto tempo sono passata davanti ad una casa senza sapere che lì abitano una decina di uomini che, rientrati dal lavoro, gustano per ore il silenzio per stare alla presenza del Signore (memores Domini) e alla sera condividono la giornata per raccontarsi lo stesso Incontro, accaduto alla presenza dell’altro o nelle pieghe della giornata appena trascorsa.
Per anni non mi sono accorta che coloro che vivono in maniera totale la condivisione con il povero, sulle orme di don Oreste, possono vivere, per scelta, anche nella povertà estrema, e che oggi affidano la loro vita ad un semplice padre di famiglia, che lo Spirito Santo e la Chiesa lo hanno voluto quale successore del “prete dalla tonaca lisa”.
Avevo sempre creduto che sulla collina di Monte Tauro ci fossero monaci, o almeno religiosi, invece sono membri laici di una associazione diocesana, nata intorno alla Parola di Dio ed alla sua potenza, e che non hanno avuto paura di “lasciarsi investire” dalle membra più ferite della società.
Per la prima volta ho condiviso il dono che il Signore mi ha fatto, vivere la “verginità per il Regno” nella Chiesa e per la Chiesa locale (l’Ordo virginum), con fratelli e sorelle che, suonando strumenti diversi, guardano però lo stesso spartito di Dio.

Una stima
reciproca
Unico scopo dell’incontro è stato quello di imparare ad amarsi reciprocamente, e non si può amare se non ciò che prima si conosce, secondo l’antico adagio “Nihil volitum nisi praecognitum”. E amarsi, fa rima con “stimarsi reciprocamente”, con “portarsi nel cuore” gli uni gli altri e con “gioire della bellezza” con cui lo Spirito Santo sta arricchendo e fecondando la Chiesa di Rimini.
Unica icona è stata infatti quella della Pentecoste, in cui l’unico fuoco dello Spirito Santo è apparso come tante lingue infuocate (At 2), segno che il vero “cattolico” (katholikos= universale) non è colui che possiede tutto il Fuoco, ma colui che sa mettersi in rapporto con ogni sua lingua.
Insomma, una piccola pentecoste diocesana.

Elisabetta Casadei