Tu chiamala se vuoi sincerità

    Quando Gesù chiese a Ponzio Pilato che cosa fosse la verità, il governatore romano della Giudea non rispose. Perdere il gusto della verità è oggi un fatto diffuso ma pericoloso in quanto figlio dell’indifferenza e del disinteresse verso la persona e verso Dio. Per pigrizia mentale e gusto del fantastico, un reticolo di bugie e mezze verità ha assunto nel tempo agli occhi della gente valore di certezza. Estrema arte della fantasia troppo spesso abusata, la bugia, antica come l’uomo, fa parte della nostra vita, tesse le nostre relazioni ed è innata in persone che, perpetrandola, la trasformano nella loro realtà. Neppure Dante è stato sincero quando nella Divina Commedia ha usato il binomio inferno-fiamme: l’inferno è reale, i tormenti fisici sono simboli.
    Abbiamo chiesto ad alcune esponenti del territorio riminese quale sia il loro rapporto con la verità, legato soprattutto alla loro occupazione.

    Il medico
    “Il paziente deve essere messo a conoscenza della diagnosi della sua malattia, salvo casi eccezionali, e la comunicazione deve essere personalizzata, mai standardizzata – sottolinea Alberto Ravaioli, oncologo e membro di prestigiosi Collegi e Society di ricerca in Italia e all’estero nonché primo cittadino di Rimini – due sono i principi guida del rapporto con il malato: comunicazione e metodo. Devo dire che raramente mi sono trovato in difficoltà con un paziente. Il medico preparato sa sempre come calare il malato nella realtà, come mediare; in questo contano studio, professionalità, esperienza, capacità di comunicazione, linguaggio e metodo ben precisi. In ogni caso non si agisce mai da soli ma con un gruppo di professionisti: nel mio reparto ci sono medici specializzati e una psicologa; sarebbe utile che nei vari settori delle strutture ospedaliere crescessero lo stesso metodo e la stessa cultura del lavoro”.

    L’assessore
    “Sono per la verità, anche se c’è un prezzo da pagare e penso che si possono adottare metodi più o meno impattanti per dirla – afferma Anna Maria Fiori, assessore alle Politiche Abitative e del Lavoro del Comune di Rimini – mi sono trovata più volte a prendere decisioni in cui ho pagato, ma non sono pentita. Essere sinceri fa sentire liberi e la vera libertà dell’uomo è la verità. Chi mente attua una deresponsabilizzazione della verità, un meccanismo di difesa, non attribuisce importanza all’altro, non considera la persona. Siamo bersagliati da menzogne, quel che ci viene proposto è falsato dalle immagini pubblicitarie, dalle notizie. Si mente per costringere qualcuno a subire quando non è osservante o funzionale al sistema che rappresenta, si fa in modo di sminuirlo, allontanarlo (mobbing, stolking). Non esistono però ambienti di lavoro bugiardi, ma persone bugiarde. Nel ruolo che ricopro non illudo chi viene a chiedere aiuto e sono disponibile a collaborare per risolvere il problema. Una persona sincera ha pudore nel raccontare la propria storia, chi non lo è manipola la verità a proprio uso e consumo, fa vedere le cose più gravi di quel che sono, ostenta, colorandola, una situazione di disagio; in tal caso mi irrito, mi sento usata, ma essendo al servizio della città rispondo sempre fin dove arrivano le mie competenze e, se necessario, indirizzo verso chi può dare risposte più risolutive. Da noi si lavora nell’ottica delle graduatorie, dei regolamenti”.

    L’impiegata
    Anna Maria Rogolini, impiegata INPS, è per la verità, per la coscienza tranquilla. Quando suo figlio era piccolo gli ha raccontato la realtà come fosse una favola. Pur considerando la bugia negativa, la Rogolini è dell’idea che una verità morbida serve per addolcire una realtà spiacevole, altrimenti difficile da accettare.
    “Se una persona ha una bassa autostima, meglio non confermarglielo, la si potrebbe distruggere – chiarisce la sua posizione Anna Maria Rogolini, impiegata INPS, convinta che una verità morbida serve per addolcire una realtà spiacevole – in questo senso bugie ne ho adottate senza dire completamente il contrario. Sul lavoro non dico bugie al pubblico e se sbaglio mi prendo le mie responsabilità; con i colleghi cerco d’essere serena e interagire in maniera chiara. L’ambiente di lavoro è l’inevitabile specchio di quel che c’è fuori, ma le bugie si riscontrano soprattutto dove c’è molta competizione; il bugiardo in questo caso non mi piace perché getta fango per promuovere se stesso o screditare gli altri. Al bugiardo preferisco il pettegolo, mi permette di verificare”.

    Il sacerdote
    “Dio si è definito come verità, la Chiesa comunica quel che Dio dice e propone – sottolinea don Dino Paesani, parroco della chiesa di Sant’Agostino – l’amore alla Verità è l’amore per Dio, per il nostro fratello e deve essere al servizio della persona, anche se non è facile da servire. La verità ha bisogno d’essere affermata ma siamo tenuti a dirla nel modo e nel momento in cui il nostro fratello è più disponibile ad accoglierla, a ricavarne frutti e non va divulgata oltre misura per non compromettere la reputazione di una persona. Non essendo l’assoluto la verità, ma la carità, dobbiamo fare verità nella carità. Le bugie si manifestano con linguaggi usati per poter vivere, con atteggiamenti non veri e a volte le più grosse menzogne non sono a parole ma con gli atti, come il rapporto con giustizia, fisco e nomi fittizi usati nelle chat per contattare o adescare. Una bugia macroscopica è la pubblicità, strumentalizzazione al servizio del commercio, del profitto. Contrariamente a quanto si pensa, la bugia non va bene neanche nei bambini perché impedisce una conoscenza piena, una comunione; il bambino mente per evitare una brutta figura, un rimprovero o per superare una difficoltà, ma è il primo danno che fa a se stesso: mentendo evita la propria crescita”.

    La volontaria
    “Bisogna formarsi una coscienza retta fin da bambini – sostiene suor Elsa, del Centro Ascolto Caritas – la verità va cercata dentro di noi, anche se è faticoso e pensiamo di non poterla raggiungere, si vive più in pace, più tranquilli, diversamente si perde la pace interiore e per un bugiardo è più facile perderla perché deve stare attento a non contraddirsi. Anche se talvolta la verità può attirare le ire di qualcuno, ricordiamoci che Gesù disse: Il vostro dire sia sì, si-no, no. Sono al Centro Ascolto Caritas da cinque anni, ogni giorno incontro persone e devo valutare rapidamente se quel che dicono è vero; a volte chi viene da noi mente per avere qualcosa in più, qualcosa che pensa di non ottenere altrimenti. Se devo fare un intervento e ho dubbi verifico, se scopro un bugiardo lo faccio notare, solo così posso portarlo a ragionare”.

    Il commediografo
    “Preferendo la schiettezza, anche eccessivamente brusca, alla bugia, qualche penna lungo la strada l’ho persa – confessa il commediografo-regista Francesco Bianchi – ammetto però che qualche bugia l’ho detta per salvare la mia Compagnia Gli altri siamo noi, arrivando persino a incolpare me stesso, ma non me ne pento”.

    L’educatore
    Lui si chiama Gualtiero Mangino, consulente assicurativo e dal 1993 anche capo scout Agesci, ritiene che la bugia nei ragazzi non sia solo negativa ma pure percorso di crescita e che coglierla sia un’occasione per capirli. Dal 2007 si occupa – col soprannome di Akela – assieme agli educatori Lisa Bagheera, Mila Kaa d Paola Khil dei lupetti (9-12 anni) del Branco Mowha di Rimini, fondato 25 anni fa.
    “Un bambino piccolo fatica a dire bugie – spiega – reagisce ridendo o abbassando lo sguardo. I piccoli, avendo un rapporto di fiducia con noi, rischiano di mentire per farci contenti, per non essere inferiori agli altri, per timore della sgridata, ma non drammatizziamo. I grandi sanno ciò che non va fatto, i maschi soprattutto tendono a prevaricare; quando li riprendiamo i più reagiscono col silenzio, altri non accettano: in un percorso di crescita ognuno ha i suoi tempi e modi, ma quando s’instaura un rapporto di reciproca fiducia la bugia scompare”.

    Maria Pia Luzi