Home Lavoro PIÙ BRACCIA, MENO CULLE PERCHÉ LʼIMMIGRAZIONE SALVA IL BILANCIO DI RIMINI

PIÙ BRACCIA, MENO CULLE PERCHÉ LʼIMMIGRAZIONE SALVA IL BILANCIO DI RIMINI

L’immigrazione, quando è ben governata, è utile, se non indispensabile. E la lista degli argomenti per comprenderne la forza. Si allunga. A iniziare dal crollo delle nascite, che vuol dire futuro calo delle persone che lavorano (mentre ci sono più pensioni da pagare): da quindici anni la provincia di Rimini registra un saldo naturale negativo. Significa che le nascite non coprono i decessi. Saldo naturale che da un segno negativo di -16 nel 2011 è arrivato a -1.700 nel 2025. Se non ci fossero i nati da famiglie straniere il saldo sarebbe ancora più in rosso. Meno nati e popolazione che invecchia riduce il numero di chi può lavorare, ed anche in questo caso l’immigrazione contribuisce ad ammortizzare la caduta: presi cento residenti totali, attualmente 64 scarsi hanno l’età per lavorare (15-64 anni), ma tra gli immigrati sono più di 77. Sul versante opposto crescono gli ultrasessantacinquenni cui pagare la pensione: hanno superato un quarto dell’intera popolazione, mentre tra gli immigrati la stessa classe d’età non arriva ad un decimo. Spiegazione semplice: chi emigra solitamente è giovane, lavora e arriverà alla pensione, se resta, tra qualche decennio. Al momento versa contributi, quando svolge un lavoro regolare, per i riminesi che hanno già abbandonato il lavoro. Tenuto conto di questo contesto, in provincia di Rimini gli stranieri residenti, a fine 2025, sono 38.000 e rappresentano l’11 per cento della popolazione, con una crescita di appena un punto percentuale (a smentire una presunta invasione) negli ultimi quindici anni. Di questo totale solo 17.000, meno della metà, sono originari da un paese non comunitario (asiatico, africano, sudamericano e paesi dell’Est), cioè extra UE. Tutti gli altri vengono, quindi, da un paese dell’Unione Europea, dove vige il diritto di libera circolazione delle persone. Libera circolazione che ha consentito, e questa è l’altra faccia della medaglia, ad oltre 32.000 riminesi, tra cui tanti giovani e laureati, di emigrare, prevalentemente in Europa. In rapporto alla popolazione residente l’emigrazione riminese rappresenta la percentuale regionale (9 per cento) più elevata. Un assurdo, si dirà, visto il calo demografico. Ma questo succede quando domanda e offerta di lavoro di qualità non si incontrano. Così l’immigrazione serve anche a tamponare questa falla, sicuramente nel movimento delle persone, meno positivo se si guarda al saldo dei profili professionali. Le cronache e certa informazione sono soliti gonfiare i fatti negativi che vedono gli immigrati protagonisti, si soffermano meno sul loro contributo alla nostra crescita e sostenibilità economico-sociale. Solo guardando alla gestione delle nostre case merita allora ricordare che tre lavoratrici domestiche su quattro, che assistono e accudiscono i nostri famigliari, spesso anziani o malati, sono immigrate. Da almeno un ventennio, in provincia, più di una attivazione (assunzione) di un rapporto di lavoro dipendente su quattro coinvolge lavoratori e lavoratrici immigrati. Solo nell’ultimo anno (2024) stiamo parlando, a Rimini, di 28.000 assunzioni di immigrati su un totale di 95.000. Nelle 368 aziende agricole con dipendenti del territorio, su 1.663 operai agricoli regolarmente occupati, tra tempo determinato (la maggioranza) e indeterminato, gli stranieri non comunitari sono 1.124, praticamente due terzi (Inps 2024). In realtà, considerando il nero, sono molto di più. Vuol dire che senza di loro, che si rompono la schiena per cinque-sei euro l’ora, non avremmo la verdura e la frutta che troviamo nei supermercati. Gli immigrati, però, non si limitano solo ad offrire braccia per lavorare come dipendenti, perché sanno anche intraprendere. Infatti sono almeno 5.000 le imprese attive in provincia di Rimini con un titolare immigrato, in particolare nel settore costruzioni, commercio e turismo. E come è lecito attendersi, la loro partecipazione all’economia locale non si traduce solo in crescita e sviluppo locale, ma anche in tasse e contributi che entrano nelle casse pubbliche. La Fondazione Leone Moressa ha calcolato che a Rimini, dichiarazione 2024, i contribuenti nati all’estero sono oltre 43.000, il 16 per cento del totale, con un versamento complessivo di 79 milioni di euro (sei volte la tassa di soggiorno che incassa il Comune di Rimini). A livello nazionale gli stranieri producono un valore aggiunto (ricchezza) calcolato in 177 miliardi di euro, pari al 9 per cento del totale. Percentuale che sale al 12 per cento, per un importo di 11 miliardi, nel settore alberghi e ristorazione. In sintesi: confrontando le voci di entrata e uscita (sanità, istruzione, pensioni, ecc…) per l’anno d’imposta 2023, il saldo tra costi e benefici dell’immigrazione è positivo per le casse dello Stato per un valore di +1,2 miliardi di euro. A dimostrazione che la buona immigrazione, che dipende anche dai percorsi di accoglienza che riusciamo a mettere in campo, non solo è utile ma ci conviene