Home TRE-TuttoRomagnaEconomia DALLE VILLETTE AI CONDOMINI SE IL “BONUS CEMENTOˮ SOFFOCA LA CITTÀ

DALLE VILLETTE AI CONDOMINI SE IL “BONUS CEMENTOˮ SOFFOCA LA CITTÀ

Da più parti, e da diverso tempo, molti cittadini si lamentano perché vicino alle loro abitazioni, lì dove c’erano villette familiari di uno o due piani, sorgono palazzi di quattro o cinque piani, peraltro con parcheggi di un posto auto per abitazione, e senza nessuna dotazione aggiuntiva di servizi, quali strade e verde pubblico. In molti, quindi, si chiedono come sia possibile. Quali norme consentono uno sviluppo così squilibrato della città. Aggiungiamo che tutto questo accade mentre il Comune di Rimini è impegnato ad elaborare il nuovo Piano Urbanistico Generale che avrà l’obiettivo di consumare al massimo il 3% di suolo dal momento dell’approvazione del Piano fino al 2050, seguendo i principi dell’Unione Europea recepiti dalla Regione Emilia-Romagna.
I nuovi palazzi edificati sono del tutto legittimi. Si avvalgono delle normative approvate nel 2016 con la variante al Regolamento Urbanistico Edilizio del 2011 che hanno consentito l’applicazione dei bonus per l’efficientamento energetico e per l’applicazione delle norme antisismiche, così l’indice di edificabilità è passato da 0,9 a 1,3 o addirittura a 1,4. Con un aumento del 30% o del 40%, rispetto a quello precedente. Questo vale almeno per tutti gli edifici localizzati a mare della Ss16. Allo stesso tempo, per i casi in questione, si è ridotta la dotazione minima dei parcheggi da due posti auto per abitazione ad uno solo. Facendo diminuire i costi di costruzione e rendendo più remunerativa l’operazione di abbattimento e ricostruzione delle villette preesistenti.
L’intento della concessione delle premialità edificatorie per migliorare il patrimonio edilizio esistente era del tutto apprezzabile, anche perché l’età media del costruito esistente è alta e risale, per la maggior parte, agli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, gli anni del boom economico e dell’avvio del turismo di massa.
Gli effetti che, però, si stanno generando non sono certo positivi. Quindi, si può pensare di aspettare l’approvazione del nuovo PUG per mettere fine a questo fenomeno negativo, ma sicuramente ci vorranno almeno tre o quattro anni, prima che ciò accada. Di mezzo ci sono le elezioni comunali del prossimo anno, e poi le fasi di assunzione e di adozione del Piano stesso, prima di arrivare alla definitiva approvazione. Così, però, c’è il rischio che passi troppo tempo e si attuino tanti interventi negativi. Allora, non rimane altro che la scelta di tornare in Consiglio comunale e modificare la delibera di variante al RUE. Bisogna, quindi, diminuire l’indice di edificabilità e senza dubbio ripristinare l’obbligo dei due posti auto per abitazione. In questo modo verranno ridotti gli effettivi negativi provocati dalla variante vigente.
Certo, ci vuole la volontà politica di farlo, di ammettere che, in qualche modo, si è compiuto un errore, al quale si vuole porre rimedio, anche per andare più coerentemente verso l’approvazione del PUG. A questo punto, però, ci deve porre la domanda cruciale alla quale mi sembra che da più parti ci si voglia sottrarre. Ovvero, qual è la città futura che vogliamo? Come ce la immaginiamo? E di quali strumenti concreti disponiamo per attuarla? Le risposte a queste domande non vengono, di certo, dal quadro nazionale che vede l’urbanistica ormai ridotta ad una disciplina priva di forza e di progettualità. Non esiste un dibattito nazionale sul futuro delle città, e non esiste neppure un piano casa, l’ultimo è stato quello di Fanfani negli anni ’60.
Il quadro regionale è costituito dai principi che ispirano la legge regionale 24 del 2017 sulla pianificazione territoriale che puntano alla riduzione del consumo di suolo e alla riqualificazione dell’edificato all’interno del territorio urbanizzato. Risulta chiaro che l’espansione della città si potrà realizzare solo attraverso la costruzione della cosiddetta “città compatta”, il che, però, vuol dire crescere in altezza e con distanze minime tra un palazzo e l’altro. Allo stesso tempo si dovrà puntare all’incremento dei servizi, da quelli scolastici, a quelli del trasporto pubblico, a quelli socio-sanitari. Rimini, oggi, non è questo tipo di città, ma se vuole continuare a crescere ed accogliere nuovi residenti, come accade attualmente, deve immaginare il proprio futuro, per provare, poi, a governarlo nel migliore dei modi, anche partire dal singolo caso della trasformazione delle villette.

Alberto Rossini