Mentre il settore dell’arredamento ha attraversato, negli ultimi vent’anni, tempeste perfette fatte di crisi del consumo e concorrenza low cost, c’è una realtà a Rimini che sembra aver trovato l’algoritmo della resilienza. La Olivieri Mobili non solo non è caduta sotto i colpi dei mutamenti economici, ma ha chiuso il 2024 con un fatturato record che sfiora i 10,4 milioni di euro, segnando un +20% che profuma di miracolo industriale. Ma il miracolo, a ben guardare, è frutto di una strategia lucida che affonda le radici in quasi un secolo di storia.
Tutto inizia nel 1929 con Gregorio Olivieri, ma è con il figlio Tullio che l’azienda compie il primo salto quantico. Tullio Olivieri non era solo un falegname, era quello che oggi verrebbe definito un ‘visionario tecnologico’. Prima ancora di compiere 25 anni aveva già depositato nove brevetti per macchinari dedicati alla lavorazione del legno. Questa propensione all’ingegneria proprietaria ha permesso all’azienda, già nel 1949, di trasformarsi in una vera industria.
Questa è la prima chiave della sua longevità: non ha mai subito la tecnologia degli altri, l’ha sempre creata. Ancora oggi, la capacità di produrre interamente componenti complessi come in tamburato (materiale leggero e resistente, spesso abbandonato dalla grande distribuzione a favore del più economico truciolare) garantisce a Olivieri un vantaggio competitivo tecnico inarrivabile.
“La nostra sfida quotidiana è mantenere l’equilibrio tra la nostra eredità storica e le tecnologie produttive più avanzate. – spiega Marco Olivieri, oggi a capo dell’azienda di famiglia – Produrre tutto interamente a Rimini ci permette di controllare ogni dettaglio, garantendo quella flessibilità che il mercato del Contract esige”.
Questo modello ‘ibrido’ – un’industria che ragiona con la flessibilità di un laboratorio artigianale – permette di assorbire i colpi del mercato interno grazie alle commesse internazionali, con le esportazioni in oltre 50 Paesi. La scelta di materiali futuristici e sostenibili, come l’oleomalta (finitura ecologica a base di olio di girasole), ha intercettato la nuova sensibilità green del mercato globale, rendendo i loro prodotti appetibili per i grandi studi di architettura.
“Il nostro obiettivo è consolidare la presenza nei mercati del lusso, dove il ‘su misura’ e la qualità dei materiali sono i veri fattori differenzianti”, chiarisce Michele Sartini, direttore commerciale. Oggi, la guida è saldamente nelle mani della quarta generazione. Sotto la direzione di Marco Olivieri (General Manager) ed Enrica Olivieri (Amministrazione e Finanza), l’azienda ha saputo modernizzarsi senza tradire le proprie origini. La sede di Rimini non è più solo un opificio, ma un centro di ricerca (l’Olivieri Lab) dove lavora un numero crescente di professionisti. Il rafforzamento dell’organico è forse l’indicatore più sincero della loro salute: se nel 2020 i dipendenti erano circa 40, i dati più recenti mostrano una squadra che ha superato ampiamente le 60 unità, con un ulteriore ampliamento nel biennio 2025-2026. Il nuovo flagship store in via Carducci, a Milano, è il simbolo di questa nuova era: una base operativa nel cuore del design mondiale gestita con l’energia di chi sa che, per restare leader per quasi cent’anni, bisogna saper anticipare il domani.
Olivieri è la prova che la tradizione, se sposata all’ossessione per l’innovazione, è il miglior paracadute contro ogni crisi.
Martina Bacchetta

