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L’ombra musicale di un film

Sagra Musicale Malatestiana 2021. Backstage Opera: Il viaggio di G. Mastorna, presso Teatro Galli - Rimini. © Foto di Elena Morosetti - Rimini.
Una scena dello spettacolo - Ph Elena Morosetti

Al Teatro Galli di Rimini ha debuttato Il viaggio di G. Mastorna, l’opera di Matteo D’Amico tratta dal film mai girato da Federico Fellini  

RIMINI, 23 ottobre 2021 – Il più famoso fra tutti i film non realizzati. Da tempo Il viaggio di G. Mastorna, per i cinefili, è oggetto di culto quanto I vitelloni e Amarcord. Oggi quella pellicola felliniana mai nata è divenuta un’‘opera fantastica in un prologo e tredici quadri’ grazie al compositore Matteo D’Amico, che ne firma musica e libretto. Il debutto ovviamente è avvenuto a Rimini, al Teatro Galli, seppure – causa pandemia – con un anno di ritardo rispetto all’anniversario dalla nascita del regista.

TEATRO GALLI RIMINI - PROVA GENERALE MASTORNA
Valter Malosti, voce recitante e regista dell’opera – Ph Fabrizio Zani

Sarebbe piaciuta a Fellini, che amava l’opera lirica, ma – come regista – se ne tenne sempre lontano? È probabile, perché lo spettacolo fa leva sul potere evocativo delle immagini grazie a un’efficace simbiosi con la musica, restituendone la visionarietà. Del resto gli autori – insieme a D’Amico ha collaborato alla drammaturgia Valter Malosti, anche regista e voce narrante dello spettacolo – hanno potuto lavorare su una sceneggiatura non solo del tutto compiuta (vi partecipò pure Dino Buzzati), ma da tempo pubblicata in un volume curato da Ermanno Cavazzoni.

Il grande regista si era comunque rassegnato all’idea di non girare più questo film, nonostante avesse effettuato numerosi provini per la scelta del protagonista e, soprattutto, fosse già stata costruita una città immaginaria (con tanto di cattedrale simile al duomo di Colonia) dove sarebbe atterrato l’aereo con a bordo il violoncellista Mastorna, che costituiva la scena di maggiore impatto.

Difficile sottrarsi al fascino di un’incompiuta: nel 1995 Milo Manara pubblicò un volume a fumetti – anche Fellini aveva iniziato la sua carriera come disegnatore – con un protagonista che ha le sembianze stralunate di Paolo Villaggio; invece, adesso, D’Amico restituisce un carattere essenzialmente musicale a Mastorna. La sua opera si snoda attraverso tredici quadri, senza un preciso andamento narrativo, procedendo per immagini: fra le più ricorrenti quella del letto, imprescindibile richiamo psicanalitico ai sogni e al rimosso. Dopo un atterraggio di fortuna in una località straniera non ben identificata, inizia il viaggio del protagonista attraverso i propri ricordi, che aprono squarci su episodi della sua vita.

Qualche tavola di Manara e le immagini di repertorio, come le riprese Rai effettuate su quello che sarebbe dovuto diventare il set cinematografico e il provino a Mastroianni, si sovrappongono – insieme alla voce di Fellini – con estrema naturalezza a quanto si ascolta in orchestra. Affiorano temi cari al regista riminese, a partire dall’immancabile fascinazione verso le donne, e particolarmente icastica appare la scena della premiazione (a Mastorna viene assegnata una medaglietta che lui rifiuta: inesorabile atto di accusa di ogni retorica e convenzione).

La musica ha il merito di restituire idealmente tinte felliniane, attraverso un raffinato trattamento strumentale affidato ai diciotto componenti dell’orchestra da camera Angelo Corelli, ben diretti da Jacopo Rivani, con alcuni primi piani dedicati al violoncello, in omaggio alla professione del protagonista. A sostenerne il ruolo è il baritono Luca Grassi, efficace nell’esprimere il suo spaesamento in questo viaggio sospeso fra ricordi e surreali incontri nell’aldilà. La voce femminile con maggior rilievo è quella del soprano Yulia Tkachenko (prima interpreta una hostess, poi la tata che Mastorna incontra al cimitero, cui spetta una toccante aria), mentre i numerosi altri personaggi sono affidati a quattro cantanti (il soprano Vittoria Magnarello, il mezzosoprano Eleonora Lué, il baritono Aslan Halil Ufuk e il basso Ken Watanabe): mai connotati psicologicamente, sono soltanto veloci apparizioni, che si riuniscono per formare anche un coro madrigalistico. Al loro fianco gli attori Marco Manchisi (il macchiettistico Armandino) e Matteo Baiardi, oltre alla danzatrice Barbara Martinini.

Lo spettacolo si avvale poi di Davide Amadei per le scene e i costumi, di Cesare Accetta per le luci e di Sergio Metalli, visual designer: la loro sinergia crea immagini fluttuanti ed evocative, che catturano lo spettatore, trascinandolo dentro un malinconico sogno venato d’inquietudini. E, attorno, la musica di D’Amico diffonde una timbrica all’apparenza sommessa, in realtà capace di sedimentare nell’immaginario profondo del pubblico.

Giulia Vannoni