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Il lavoro non c’è… anzi c’è!

 

 

cerco_lavoroIl lavoro serve a completare l’opera di Dio!”. Con queste parole il Vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, ha iniziato il convegno “Il lavoro (non) c’è” che si è tenuto giovedì 23 giugno a Castel Sismondo, organizzato da Diocesi di Rimini, Caritas diocesana, Ufficio di Pastorale Sociale, Progetto Policoro, Ass. e Cooperativa Madonna della Carità, Compagnia delle Opere, Centro di Solidarietà, Acli, Fondazione Enaip e Associazione “Sergio Zavatta”, con il patrocinio del Comune di Rimini e il contributo della Banca e della Fondazione Carim.
L’iniziativa ha riscontrato notevole successo ed è stata occasione di riflessione e di indicazioni su come cimentarsi nella ricerca di un impiego e su come “creare” il lavoro oggi.
Il Vescovo, nel suo intervento iniziale, ha sottolineato che “Il lavoro ci lega al futuro degli altri e del mondo. L’inserimento occupazionale è uno dei passaggi rilevanti della vita, che segna in modo decisivo la giovinezza. Non è solo questione di autonomia economica, perché trovare lavoro assume anche altri significati: esprimere capacità di cui ci si sente competenti; accrescere il proprio bagaglio di esperienze; provare a modificare la realtà attorno a sé”.
Mons. Lambiasi ha poi affermato che “il nostro Fondo per il lavoro vuol essere un segno piccolo, ma chiaro ed efficace, per dire a tutti che cancellare il “non” (dal titolo-slogan di questo convegno) è più che una possibilità. È una realtà: Il lavoro (non) c’è”.
Di fronte alla drammatica e amara situazione di oggi in Italia, con il 37,9% di giovani disoccupati fino ai 25 anni, a fronte del 22% in Europa, ha concluso il Vescovo, “non avevamo e non abbiamo la pretesa di risolvere il problema. Ma ci sia consentita la legittima soddisfazione di aver posto un segno, sia pure piccolo e modesto, come piccoli e modesti sono sempre i semi di speranza. Del resto, noi cristiani non abbiamo i segni del potere. Ma abbiamo il potere dei segni. Scriveva Dietrich Bonhoeffer: «Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno della storia: allora sospenderemo il lavoro per un futuro migliore. Altrimenti, prima, mai»”.

I TESTIMONI
È stata poi la volta di una serie di testimonianze significative di lavoratori e imprenditori, tutte caratterizzate dal segno della speranza e della possibilità che insieme è possibile uscire dalla crisi.
“Ero un imprenditore – ha raccontato Daniele Farneti – ma con la crisi economica ho perso il lavoro, ho dovuto ricominciare tutto da capo. La prima cosa che ho fatto è stata non perdermi d’animo. Così ho deciso di dedicare mezza giornata facendo volontariato in Caritas e mezza giornata per la ricerca di un impiego. Dopo un anno, in cui spesso ho temuto di non potercela fare, mi è arrivata una proposta da parte del Fondo per il lavoro e un’azienda iscritta al Fondo ha deciso di assumermi nonostante i miei 50 anni. Ho dovuto riniziare tutto da capo, ma ora sono felice”.
Il Fondo per il lavoro in due anni di attività ha ricevuto 574 domande e trovato lavoro a 84 persone, di cui 20 a tempo indeterminato e 28 con contratti di durata 1 anno e oltre, a seguito di un contributo pari al 30% del costo effettivo del lavoratore.
La parola è poi passata a un imprenditore, Alessandro Bracci, amministratore delegato di Teddy Spa. “Il lavoro è l’atto di solidarietà più grande che una generazione possa fare all’altra. Quando assumo i dipendenti valuto non solo le loro competenze, ma anche il loro desiderio di fare grandi cose con me, perché lavoro significa costruire qualcosa di migliore”.
Di nuovo la voce è stata data a un lavoratore, Davide Pozzi: “Nel giro di due anni ho perso entrambi i genitori, vivevo con loro dopo aver divorziato da mia moglie, dovevo pagare il mantenimento di mio figlio, ma non avevo assolutamente più nulla, perché avevo perso anche il lavoro; mi sono ritrovato addirittura a chiedere aiuto ai nonni con profonda vergogna… Ma poi grazie al Centro di Solidarietà e al Fondo per il lavoro, la mia vita è cambiata e ho ritrovato dignità. È proprio vero che il lavoro nobilita l’uomo!”
“Per la nostra azienda – ha sottolineato l’imprenditore Marco Giannini i lavoratori non sono dipendenti, ma collaboratori, insieme infatti collaboriamo per far crescere l’impresa. Il lavoro è condivisione e corresponsabilità per costruire il meglio”. Seidu, venuto da Miramare, ma originario del Ghana, è un altro ormai ex disoccupato: “La vita è una sfida: si deve lottare e saper gestire la sofferenza trasformandola in forza. Sono arrivato in Italia attraversando il mare e vivendo cose terribili, dicevo che non ce l’avrei mai fatta, invece oggi devo ringraziare tutti: Comune, Caritas e l’azienda che mi ha accolto, la Sodifer”.
Ha salutato il posto fisso per rimettersi in gioco Umberto Sarti: “Quando ho lasciato il lavoro, per me è stato fondamentale poter contare sui miei amici: gli amici ti possono e devono dire dove stai sbagliando per ricominciare!”. Ha poi proseguito un altro imprenditore, questa volta dall’ambito delle cooperative sociali, Nicola Pastore: “Lavorare coinvolgendo gli ultimi è fondamentale, garantisce giustizia! Gli stipendi che possiamo offrire ai nostri dipendenti non sono altissimi, ma nonostante questo i nostri collaboratori non si dimenticano del loro passato, e molti hanno scelto di offrire una percentuale del proprio stipendio per far crescere il Fondo per il lavoro e offrire così nuove opportunità occupazionali ad altri”.
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