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Il vescovo incontra i politici: “la vita è un dono”

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Un invito al dialogo, a pregare e lavorare insieme per il bene comune. Al seminario di Rimini, il vescovo Francesco Lambiasi ha incontrato le persone impegnate in ambito sociale e politico: ormai è una lunga e bella tradizione della Chiesa riminese. All’appello hanno risposto diversi amministratori locali e i rappresentanti di alcune associazioni laicali. A tema le emergenze che caratterizzano l’attualità, prima tra tutte la povertà, ma anche l’esigenza di valorizzare i giovani attraverso scelte amministrative lungimiranti.

Gli ospiti sono stati accolti nella chiesa del seminario diocesano “don O. Benzi”, dal vescovo e da don Pierpaolo Conti, responsabile dell’ufficio di pastorale sociale, con l’invito a seguire in silenzio le parole della Preghiera semplice, prima di recitarla insieme cercado di ascoltarsi l’un l’altro, nel tentativo che nessuna voce prevalesse, alla maniera benedettina. “Questa preghiera, ci aiuta a capire che la vita è un dono, che siamo vivi e che siamo figli di Dio”, ha sottolineato il Vescovo Francesco.
A don Conti poi il compito di leggere un brano estratto dal discorso di Papa Francesco in piazza a Cesena nell’ottobre del 2017, un invito del pontefice a “lavorare tutti insieme per il bene comune”. Al termine, chi lo avesse desiderato, è stato invitato a ripetere ad alta voce una frase del brano che lo aveva colpito, “senza commenti. Come fosse un dono agli altri, offrire lo spunto per una riflessione”. A dare il buin esempio ci ha pensato proprio lo stesso Vescovo: “Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice”. Poi, uno ad uno, molti altri lo hanno seguito.

Dopo aver ascoltato con attenzione tutti, mons. Lambiasi ha ripreso la parola per una lettura ragionata del testo del Padre nostro. “‘Padre’, Gesù non ha detto proprio così. Lui ha detto ‘Abbà’, come sul Getsemani, che si traduce con la parola ‘babbo’, come diciamo noi romagnoli, non con la parola ‘padre’. Nessuno prima di Gesù, tra i fondatori della grandi religioni, si era permesso questa confidenza, di chiamare Dio ‘Babbo’. Significa: ‘io mi fido’. ‘Babbo nostro’: significa che non è solo mio, significa che siamo fratelli”.

La prima preghiera cristiana, per il Vescovo Francesco è anche occasione per sottolineare i bisogni del sociale, sempre più stringenti.
“‘Dacci oggi il nostro pane quotidiano’. Sono grato a Dio non solo se ricevo il mio pane quotidiano, ma anche se mi preoccupo del pane di tutti”. Il Vescovo cita Giorgio La Pira. “Se in ogni quartiere non c’è un ospedale, una scuola, un parco, una mensa per i poveri in quel quartiere non è ancora arrivato il regno di Dio”.
Successivamente la “compagnia” è accompagnata nel teatro del seminario. Ad attenderla, un video in cui il filosofo Umberto Galimberti riflette sugli effetti del nichilismo nella società attuale, sulle problematiche che genera, e sulla necessità di valorizzare i giovani.

Inizia qui la parte pratica del training a cui il vescovo ha invitato i politici: ci si divide in due gruppi di lavoro con l’obiettivo di rispondere ad alcuni interrogativi di carattere concreto: che progetti ho messo in campo per il bene comune e per i giovani? In cosa è possibile collaborare di più? “Scegliete liberamente a che gruppo partecipare – ha invitato don Conti – ma magari mettetevi insieme non con chi sapete già di pensarla allo stesso modo. Provate ad ascoltare anche chi può dirvi cose nuove, diverse”.

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