Il Ponte

Feltri, Boffo e il tritacarne

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Una notizia vera, qualcuna verosimile, le più completamente inventate. Mettere insieme, frullare velocemente e servire. Questo è il giornalismo come alcuni lo intendono oggi, non solo Feltri e non tutti così lontani. La notizia vera servirà ad avvalorare le altre, qualora il malcapitato dovesse protestare l’assurdità delle accuse che gli sono state riversate addosso…
Ora Feltri si rimangia lo schifo prodotto a fine agosto e fa dietrofront. Conoscendo il suo “disinteresse” possiamo stare certi che si tratta di soldi. Consigliato dai suoi legali, ritratta e loda per pagare di meno se sarà chiamato a rendere conto di fronte alla Giustizia del linciaggio pubblico del direttore di Avvenire Dino Boffo. Che cosa aveva combinato Boffo? Aveva osato esprimere, con toni cauti, tipici del suo linguaggio moderato, qualche legittima riserva a proposito dei comportamenti privati di dominio pubblico del capo del Governo, dando spazio a tutta una serie di perplessità contenute nelle lettere dei lettori, fedeli cattolici e parroci. Questo è bastato per essere condannato (con documenti falsi) alla gogna mediatica e costretto alle dimissioni.
Con una faccia tosta che non ha eguali ora Feltri scrive sul suo Giornale: “ L’indomani (della pubblicazione ndr.) è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa» da piccola è così diventata grande“. Come poteva immaginare poveretto che dedicando a quella denuncia tre pagine (l’apertura a nove colonne della prima, la seconda e la terza) e con che titoli poi, gli altri facessero tanto chiasso!?!
Feltri da tempo ha fatto scuola a quel tipo di giornalismo che sta incancrenendo il nostro Paese. Buttar benzina sul fuoco, meravigliandosi che non si spenga, ci pare francamente eccessivo. Il cinismo non fa parte della professionalità giornalistica; non si può accettare l’idea che seppellire una persona con il fango dell’insinuazione e della menzogna sia un scherzo mediatico di cui non tener troppo conto.
Noi continuiamo a credere in un certo tipo di giornalismo che mira al bene comune, che affronta i temi del Paese anche con forte critica, senza tuttavia colpire le persone che meritano sempre e comunque rispetto. I lettori cattolici imparino scegliere chi comprare e chi leggere.

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