Dati Onu drammatici e record storici a livello locale: la crisi ambientale accelera e impone un cambio di passo immediato
Dati Onu drammatici e record storici a livello locale: la crisi ambientale accelera e impone un cambio di passo immediato
È appena trascorsa un’estate che dal punto di vista climatico ha confermato le peggiori previsioni, sia a livello globale sia locale. L’Onu con il suo ultimo rapporto certifica che il superamento di 1,5 gradi della temperatura del pianeta è ormai inevitabile e che nello scenario più ottimistico la temperatura media globale arriverà a 1,8 gradi in più, rispetto all’epoca preindustriale.
I governi dovrebbero rinnovare il proprio impegno a ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra, abbandonando i combustibili fossili. Non sembra, però, che l’attenzione all’ambiente sia in cima alle preoccupazioni dei governi dei principali Stati responsabili delle emissioni climalteranti. A farne le spese, poi, non sono sempre gli Stati che inquinano di più, come tristamente dimostra il caso delle inondazioni nel Nepal, che produce appena lo 0,1% delle emissioni in atmosfera nel mondo.
Rimini equatoriale
Rimini, dal canto suo, archivia l’estate più calda dal 1955, cioè da quando i dati vengono raccolti regolarmente. Con 26,3 gradi di media, il 2026 supera anche il record della temperatura media del 2003. L’anomalia è di +3,4 gradi rispetto al periodo 1981-2010, spiega il meteorologo Pierluigi Nanni, presidente dell’Associazione Meteorologi Professionisti. Emblematiche le temperature delle notti ad agosto, tutte e 31 sono state “tropicali”, mai sotto i 20 gradi, e 11 “equatoriali”, vale a dire sopra i 25 gradi. Il giorno più caldo è stato il 20 agosto, con una media di 31,3 gradi.
Nell’arco di quasi mezzo secolo il numero delle notti tropicali è triplicato. Negli anni Ottanta, la media era di 22, adesso a Rimini sono state ben 79. È evidente che ci troviamo in una nuova realtà e questi cambiamenti sono avvenuti con una velocità sorprendente.
Il mare scotta
Con queste temperature anche il mare ha la febbre. L’acqua superficiale del mare Adriatico ha superato i 30 gradi, esattamente il 28 agosto, temperatura più alta dal 1961. È come avere una pistola carica puntata su di noi. Finché domina l’alta pressione tutto bene, ma quando arriveranno le prime perturbazioni le conseguenze potrebbero essere molto serie.
Le cattive notizie non finiscono qui, in Valconca è in atto una crisi idrica, perché il livello del fiume Conca si è abbassato e sono previste, a breve, forti criticità nella fornitura dell’acqua per diversi Comuni, fra i quali anche Gemmano e così il Sindaco ha emanato, un’ordinanza sindacale per limitare il prelievo dalla rete idrica di acqua potabile per usi extradomestici.
Cosa fare
Bisognerebbe sicuramente cambiare passo. Mettere in atto strategie di adattamento, ma anche di cambiamento climatico, insomma tornare allo spirito che aveva portato all’accordo di Parigi nel 2015, ma da allora ad oggi si è persa l’attenzione su quello che determina modifiche al clima.
Chi governa si concentra sui temi della produzione industriale e meno sulle conseguenze negative per l’ambiente o sui danni delle emissioni delle auto con motori termici. Abbiamo bisogno di limitare l’immissione di gas inquinanti in atmosfera, di liberare il suolo dal cemento e soprattutto di non continuare a occupare suolo, come invece si continua a fare più o meno impunemente dappertutto. Soprattutto bisogna disigillare cemento e piantumare alberi. Questo è anche quello che dichiara l’assessora alla Transizione ecologica del Comune di Rimini Anna Montini che sottolinea “la necessità di ripensare il disegno della città in considerazione del verificarsi di ondate di calore sempre più intense e prolungate è una questione che Rimini ha posto non solo come cardine del suo Piano del verde, ma che di fatto è già elemento prioritario nella progettazione e attuazione delle opere pubbliche, e che quindi già oggi ci permette di testare e mettere in pratica piccole e grandi azioni che modelleranno la città del futuro”.
Occorre, però, essere estremamente coerenti con gli obiettivi delineati. L’intera provincia di Rimini segna il maggiore consumo di suolo in Emilia-Romagna con il 12,6% e Rimini consuma più di 10 ettari di suolo ogni anno. Insomma, c’è bisogno di una politica che, almeno a livello locale, agisca con maggiore coerenza.
A livello nazionale possiamo sperare davvero molto poco, visto che il Governo Meloni ha approvato il Piano per l’adattamento al cambiamento climatico, ma non ha mai stato stanziato nulla per l’attuazione del Piano, a dimostrazione dello scarso interesse per i temi ambientali.
Alberto Rossini

