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Rimini, ricchezza a metà: cresce il monte redditi ma gli stipendi restano in coda

L’analisi dei redditi Irpef e l’impatto dell’inflazione sulla ricchezza reale nel territorio

Nonostante il raddoppio del valore complessivo dichiarato dal 2000 a oggi, la provincia si conferma penultima in Emilia-Romagna per reddito medio pro capite. L’inflazione erode la crescita reale, mentre aumenta il divario tra la fascia costiera e il resto della regione

Facciamo un breve ripasso, necessario perché i redditi, di qualsiasi tipo, traggono origine dal valore aggiunto (ricchezza) che ogni anno viene prodotto in un territorio. Nel 2024 il valore aggiunto per abitante della provincia di Rimini era di 33mila euro, il 69% sopra il valore riscontrato nell’anno Duemila. Ciononostante resta penultimo in Emilia-Romagna, precedendo solo Ferrara. Con numeri diversi il posizionamento è lo stesso del Duemila, quindi nella graduatoria regionale non è cambiato niente. Tenere presente che dalla crescita nominale (monetaria) va scontata una inflazione cumulata 2000-2024 di circa il 60 % (del 20,6% solo dal 2019 al 2025). Percentuale che riduce molto l’aumento della ricchezza reale. Con minore valore prodotto è logico attendersi che anche i redditi guadagnati e dichiarati siano più bassi. Puntuale la conferma. Infatti, nel 2024, ogni contribuente Irpef della provincia di Rimini (in totale sono 265mila) ha dichiarato un reddito complessivo medio di 23mila euro, il valore regionale più basso, anche di Ferrara, mentre al vertice regionale c’è Bologna con quasi 31mila euro. Se dichiari meno, a caduta, si riduce anche l’Irpef da pagare: meno di 5mila euro l’Irpef media pagata a Rimini, quasi 7mila euro a Bologna. Confermata anche la linea di frattura tra Romagna ed Emilia: nella prima si guadagna meno e si paga meno, nella seconda avviene tutto il contrario. Stringendo l’obiettivo sulla provincia di Rimini, altro aspetto interessante è sapere chi paga le tasse. Nel 2024 il 38% dei contribuenti con meno di 15mila euro, dichiarava il 12% del reddito provinciale complessivo. Il grosso si concentra nella fascia 15mila-55mila euro, dove si trova il 57% dei contribuenti, che dichiarano il 68% dei redditi. Più esigua la pattuglia che sta tra 55mila e 120mila euro di reddito: sono il 4% dei contribuenti, per un monto pari al 13% del reddito dichiarato totale. L’ultimo scaglione, quello più ricco, che dichiara oltre 120mila euro non arriva all’uno per cento dei contribuenti, in totale sono 1.774, il triplo d’inizio secolo, e dichiara il 6% del reddito complessivo. Questa la foto della piramide dei redditi dell’ultimo anno fiscale disponibile. Ma cos’è cambiato, in provincia di Rimini, dall’anno Duemila? Innanzitutto la somma totale dei redditi complessivi dichiarati: da 2,7 miliardi del Duemila a 6,1 miliardi nel 2024. Più di un raddoppio. All’inizio del secolo le dichiarazioni di zero reddito erano 1.469, oggi si sono ridotte a 13. All’epoca i contribuenti che dichiaravano meno di 15mila euro rappresentavano il 67%, il doppio di oggi, e denunciavano il 35% del monto di reddito complessivo, tre volte la percentuale odierna. I contribuenti della fascia intermedia 15-55 mila euro erano invece il 31% del totale, quindi meno di oggi, e dichiaravano il 53% del reddito complessivo, quindici punti percentuali meno dell’ultimo riscontro. In realtà in questa fascia di reddito si è assistito, nel periodo in considerazione, ad un forte calo, pur con un numero di contribuenti in crescita, del reddito dichiarato della classe 15-26 mila euro, controbilanciato dal raddoppio dello scaglione successivo 26-55 mila euro. I contribuenti con più di 55mila euro sono cresciuti da meno del 2% a più del 5% del totale, mentre il reddito dichiarato è salito dal 12 al 20%. In sintesi, dal Duemila ad oggi, c’è stato uno spostamento delle dichiarazioni verso le fasce di reddito medio-alte, sia per numero di contribuenti coinvolti che per le somme dichiarate al fisco. Per calcolare l’aumento reale del reddito non bisogna però dimenticare di sottrarre alle cifre l’inflazione del periodo, che gonfia i valori ma non la capacità di spesa. Con questi numeri, il Rapporto sulla Qualità della vita 2025, elaborato da Il Sole 24 Ore, che ha calcolato la disuguaglianza nelle province mettendo a confronto il reddito netto del venti per cento più ricco col venti per cento più povero, con una rapporto pari a 12 (vuol dire che i più benestanti hanno un reddito netto 12 volte più alto degli ultimi della scala economica) posiziona la provincia di Rimini al 49° posto, tra le 107 province italiane. Facendo meglio (= meno disuguaglianza) delle province emiliane, ma leggermente peggio delle altre due province della Romagna.