Piccole isole galleggianti in grado di spostarsi sull’acqua con servizi a uso del bagnante. È una delle suggestioni avanzate in un recente incontro pubblico dove si è provato a immaginare scenari per la spiaggia del futuro di Rimini.
Del resto l’idea ha già dei precedenti: il Boabay (che quest’anno si prende una pausa) è a modo suo un Aquafan portato direttamente in mare. E qui si accende la lampadina.
Perché non spostare in acqua tutto quello che dell’arenile si può mettere a mollo? Vista l’incombente necessità di indire gare pubbliche per la concessione delle spiagge – che in realtà incombe da oltre vent’anni con relative procedure di infrazione per l’Italia e non si sa ancora quando sarà il momento, ma mai dire mai – perché non considerarla come soluzione? Le spiagge devono essere messe a bando? E noi ci facciamo le nostre spiagge in mezzo al mare. Fermi, fermi, aspettate un attimo prima di portarmi in trionfo. Non è farina del mio sacco: era già lì dal 1981 con l’illuminante storia Zio Paperone e i campi galleggianti. E se poi arrivassero normative specifiche anche per quella situazione, nessun problema. Come con la Bolkenstein, intanto facciamo passare qualche altro decennio.

