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CACCIA AL TESORO, NUOVA FRONTIERA

Si chiama Geocaching ed è il gioco che sta appassionando sempre più persone in tutto il mondo. Rimini compresa, con una certa attrazione sui giovani. Si tratta di una “caccia al tesoro 2.0”, il cui scopo è scovare dei piccoli contenitori (cache) nascosti ovunque, in città e in campagna, utilizzando come bussola il proprio cellulare, con il GPS e un’apposita app.

Ma il vero scopo è quello di muoversi all’aperto, incontrare dal vivo altre persone e vedere il territorio da prospettive inedite. Tanti i tesori da trovare a Rimini, con molti giovani come giocatori attivi

In un’epoca dominata da mappe digitali e percorsi ottimizzati, c’è chi sceglie di perdersi deliberatamente per cercare qualcosa e sotto le panchine, tra le rocce o lungo sentieri poco battuti, migliaia di piccoli contenitori attendono di essere scoperti.
È la pura realtà del Geocaching, l’evoluzione tecnologica della classica caccia al tesoro, dove il campo da gioco non è più un cortile circoscritto ma l’intero pianeta: un gioco che sta conquistando migliaia di persone in tutto il mondo e trovando terreno fertile anche qui, tra le mura storiche e le spiagge della nostra Rimini. Quando camminiamo per le strade che percorriamo ogni giorno, infatti, passando davanti al Tempio Malatestiano, Piazza Tre Martiri o tra i vicoli colorati del Borgo San Giuliano, non sappiamo che in questi luoghi si possono trovare tesori nascosti in attesa di essere scoperti. E proprio a Rimini, non molto tempo fa l’Istituto Alberghiero “S.P. Malatesta” ha dato slancio a questa iniziativa che propone un modo nuovo di vivere lo spazio pubblico.
Un evento che ha visto come motori principali gli studenti delle classi 4B dell’Istituto “Marco Polo” e le 4A e 5A dell’Alberghiero “Malatesta”, coordinato dalla professoressa Grosso e supportato dal Gruppo SGR.
In questa occasione i ragazzi hanno dimostrato come il gioco e la tecnologia, possano diventare strumenti potentissimi per il marketing territoriale.

Ma cos’è il Geocaching?

Il gioco ha origine nel 2000, quando un informatico americano entusiasta della precisione del nuovo GPS, volle verificarne l’accuratezza nascondendo una scatola nei boschi vicino a Portland. La prima cache (i piccoli contenitori da trovare) conteneva un diario di bordo (detto logbook) su cui annotare la propria visita, una matita, alcuni libri e videocassette. Il cercatore avrebbe dovuto trovare il contenitore, prendere qualcosa dal suo interno, a patto di lasciare qualcos’altro di pari valore. Gli strumenti necessari sono quanto di più quotidiano abbiamo in tasca: uno smartphone e il desiderio innato di scoprire cosa si nasconde dietro l’angolo. Dopo essersi registrati sul sito o aver scaricato l’app ufficiale, una volta attivato il GPS, appariranno sulla mappa della città decine di icone che rappresentano le “cache”, ovvero i tesori da scovare. Attraverso la Geocaching App gli utenti possono sia condividere le coordinate del luogo in cui gli appassionati, chiamati “owner”, hanno nascosto una cache e dare il via al gioco, sia partire alla ricerca di altre scatole.
Il giocatore sceglie la sua meta e inizia a muoversi verso le coordinate indicate, ma la sfida vera comincia proprio quando ci si trova sul punto esatto. Spesso la cache non è immediatamente visibile, bisogna infatti interpretare indizi, risolvere enigmi e scovare suggerimenti criptici nascosti nell’ambiente circostante. Una volta scovata la scatolina, si firma il logbook per testimoniare il passaggio e si sceglie uno dei gadget lasciati da altri viaggiatori sostituendolo con un altro per chi arriverà dopo.
Al termine della ricerca, è d’obbligo rimettere tutto esattamente dove è stato trovato, avendo cura di non farsi notare.

Ma quali sono le caratteristiche di un perfetto geocacher?

La passione per il viaggio, certamente, ma anche essere disposti a farsi guidare dalla curiosità e a farsi coinvolgere dalla voglia di giocare. Serve anche un grande senso civico per non rischiare di rovinare il gioco ad altri, ma è proprio questo il bello: il geocaching si basa sulla fiducia e sul rispetto del territorio. Attualmente in Italia esistono oltre trentamila geocache e Rimini ne è completamente disseminata, dalle zone più centrali fino ai sentieri dell’entroterra. Si tratta di un hobby a costo zero che spinge al movimento e alla socialità reale, il compromesso ideale anche per i giovani, spesso accusati di vivere una vita virtuale limitata allo schermo del telefono. C’è chi sceglie il geocaching come esperienza di un weekend alternativo e per chi ormai è diventato una passione. È un’attività adatta a tutti, grazie ai diversi livelli segnalati dall’app, che indica il tipo di terreno e la difficoltà nel trovare la cassetta.

Dopo aver esplorato il mondo del geocaching tra tecnologia e avventura abbiamo voluto indagare tra i più giovani per scoprire quanto questa attività sia conosciuta e apprezzata. Così abbiamo raccolto le opinioni di alcuni ragazzi: c’è chi ne aveva già sentito parlare e chi invece lo ha scoperto per la prima volta proprio grazie a noi. È un’idea che incuriosisce e considerata anche un’ottima occasione per trascorrere del tempo in natura camminando o esplorando nuovi luoghi all’aria aperta. Inoltre, secondo i pareri degli intervistati, il geocaching aggiunge un aspetto di gioco e di sfida che rende l’esperienza più coinvolgente e divertente rispetto a una semplice passeggiata. “Sembra un’attività adatta a tutte le età e capace di coinvolgere tutti. Ci giocherei con gli amici o con la mia famiglia. – è una risposta comune data dai ragazzi – Potrebbe essere un modo diverso per passare del tempo insieme, collaborando e divertendosi mentre si cerca di raggiungere un obiettivo comune”.

Quindi, la prossima volta che avete un pomeriggio libero, provate a ignorare la tentazione del divano o del solito giro al centro commerciale.
Aprite l’app, seguite la freccia e abbandonatevi alla curiosità. Buona caccia a tutti!

Antonella Astolfi
Irene Muccioli
Fabiana Conti