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SE ANCHE HOLLYWOOD TREMA

Di recente si è affacciata sul panorama internazionale l’ennesimo nuovo strumento di Intelligenza Artificiale, dalle performance talmente incredibili da rilanciare dubbi e paure di interi comparti produttivi. Si tratta di Seedance 2.0: creata dalla società cinese che gestisce anche il social TikTok, è in grado di riprodurre, in breve tempo e partendo da poche indicazioni testuali, vere e proprie sequenze di qualità cinematografica, con tanto di attori “reali”, voci, effetti speciali visivi e sonori.

Tanti i temi sollevati: diritto d’autore, d’immagine, tutela della proprietà intellettuale e rischio di licenziamenti di massa. Ma può il fattore creativo umano essere davvero sostituito? L’analisi e le riflessioni di un giovane riminese

Morirà il cinema? Seedance 2.0 è la novità lanciata da ByteDance, società di tecnologia cinese che controlla TikTok, che ha creato questo modello per la creazione di video tramite Intelligenza Artificiale generativa. Attualmente accessibile a tutto il mondo, le opinioni sulla qualità e il realismo impressionante sono diverse, tra paura e scetticismo. C’è paura per chi lavora nel cinema e rabbia riguardo ai diritti d’autore.
La scena che ha fatto reso virale il caso Seedance 2.0 (ideata dal regista irlandese Ruairí Robinson) è una lotta tra “Tom Cruise” e “Brad Pitt” (tra virgolette, perché i due attori sono completamente creati dal nulla dall’IA, con tanto di voci identiche alle originali). Tra le due versioni disponibili, quella più visualizzata contiene anche uno scambio di battute tra i due ironizzando addirittura sugli Epstein Files. Sicuramente un’ottima strategia per attirare l’attenzione su piattaforme internazionali. Infatti molti esperti hanno espresso la loro opinione tirando in causa questioni diverse, ma tutte di grande rilevanza.

I temi in ballo

Tra queste c’è la questione del copyright, largamente discussa da personaggi come Peter Yang, esperto di AI e product manager del videogioco Roblox e Charles Rivkin, il CEO dell’associazione che rappresenta Disney, Universal, Netflix, Warner, Sony/Columbia e Paramount. Oltre alla violazione dei copyright viene messa in luce la mancanza di misure di salvaguardia della proprietà intellettuale. A riguardo, ciò che non è chiaro è se ByteDance abbia intenzione di collaborare con gli studios e ricevere l’autorizzazione per utilizzare immagini o suoni protetti da diritto d’autore, come ad esempio ha fatto Disney con ChatGPT. La paura dei professionisti è quindi quella di perdere il lavoro, fenomeno sempre più diffuso. Eppure a Seedance 2.0 manca qualcosa che i professionisti hanno: la creatività. Questo però non fornisce alcuna sicurezza e così la paura continua a dilagare.
Un’altra parola di cui si parla è però “opportunità”. Infatti l’AI generativa abbate ogni tipo di barriera economica, permettendo così a tutti di “fare film”. Una grande chance, certamente, ma che di contro vede l’eliminazione di professionisti che lavorano costantemente per mesi a numerosi progetti.

Alcune riflessioni

Riguardo all’argomento ho chiesto il parere di Marco, giovane liceale riminese, grandissimo appassionato di materie scientifiche e scoperte che potenzialmente potrebbero cambiare il futuro. “La prima cosa che viene in mente costantemente leggendo le notizie su Seedance 2.0 è l’analogia con il fenomeno della rivoluzione industriale. – le sue parole – Mentre leggevo queste notizie continuava a venirmi in mente di come anche all’epoca si è dovuto affrontare un progresso così rapido e rivoluzionario. In molti infatti perdevano il lavoro sostituiti da macchine e lo stesso succede anche oggi”. Ma non è l’unica che riconosce. “Anche nella musica c’è la stessa crisi del cinema. La piattaforma in questione è Suna che ti permette di fare canzoni e musica in pochi secondi. Infatti ci sono tantissime persone, ad esempio sulla piattaforma Spotify, che si accredita canzoni in realtà realizzate con intelligenza artificiale”. Una reale minaccia, dunque, che tutti gli artisti stanno affrontando. “Gli artisti sono preoccupati anche dalla velocità con cui l’AI produce qualsiasi cosa, come ad esempio le immagini create in pochi secondi, rispetto alla quale possiamo fare poco o nulla”. Se non regolamentare. “La concorrenza è dovuta anche soprattutto alla mancanza di contratti sui copyright, cosa che appunto Seedance non ha e quindi gli artisti si sentono ancora più vulnerabili. Tutti gli operatori del settore cinematografico mettono del loro in quello che fanno, soprattutto in ambito creativo: la loro umanità, le emozioni, l’atmosfera Per quanto accurata possa essere l’AI, dunque, non penso che si potrà mai sostituire davvero il fattore umano, e l’impronta intima degli artisti nelle loro opere”.
Non manca da parte sua anche una possibile risoluzione al problema. “Penso che si debbano assolutamente mettere delle regole, ma che siano diverse per il tipo di prodotto. – conclude – Sicuramente queste regole (tra cui quelle di tutela) saranno rivolte a produzione professionali, mentre invece per video realizzati ad uso personale penso che per il momento si possa lasciare più libertà, anche perché potrebbe diventare un’occasione di sperimentazione creativa per tutti quanti”.

L’argomento è quindi di forte discussione con pareri ed emozioni contrastanti. Le soluzioni potrebbero essere diverse, ma funzioneranno? Questo è impossibile da prevedere, ma personalmente sono anche io dell’idea che il fattore umano nel cinema e in ogni arte sia insostituibile.

Maria Sofia Mezaris