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Addii

Editoriale Ariminum

n. 4 luglio – agosto 2020

«Soppesa, quindi, speranza e paura, e quando tutto sarà incerto, favorisci te stesso: credi a ciò che ti fa bene. Anche se il timore avrà più argomenti, scegli la speranza e metti fine alla tua angoscia»: così Seneca a Lucillio. È il monito perfetto per questo tempo infelice e, per troppi, tragico. Ed è l’eredità spirituale che l’impeccabile, elegante grecista Federicomaria Muccioli ha voluto lasciare ai famigliari e agli amici nel giorno del commiato. Da tempo malato, Federico si è spento il 14 maggio a 55 anni, senza mai far pesare la sua condizione agli altri. Al contrario, con invidiabile sprezzatura ha scherzato con me fino a febbraio, su un articolo, come sempre magistrale, che ha donato ad Ariminum per il I numero del 2019. Aveva “rischiato” un tempo di diventarne il Direttore. Fortunati i suoi studenti del Liceo Classico “Giulio Cesare” e dell’Università di Bologna che hanno percorso con lui il tragitto che lega l’Emilia-Romagna antica e rinascimentale al Mediterraneo e all’Europa, per giungere fino allo studio del Milindapanha, le domande che il re indo-greco Menandro pose al monaco buddhista Nagasena, fino alla leggendaria abdicazione in favore del figlio per abbracciare (come faranno poi i sovrani bizantini) la rinuncia e l’ascesi. Con Federico organizzammo nel 2016 (Università, Fondazione Cassa di Risparmio, Comune) il grande convegno con cui si è degnamente celebrata la corte artistica e letteraria dei Malatesta, alla vigilia del doppio anniversario di Sigismondo (2017-18).

Altre finestre della meraviglia e dell’intelligenza aveva spalancato, in signorile e garbato silenzio, il semiologo Paolo Fabbri a cui abbiamo detto addio il 2 giugno e che aveva profuso la sua cultura sterminata non solo nel suo insegnamento, nei suoi libri, nelle mostre organizzate in Italia e in Europa, ma nelle straordinarie collane editoriali che curava presso case nazionali e internazionali. Ne beneficò recentemente anche Mario Guaraldi, dando alle stampe saggi minimi e perfetti di Lotman, Uspenskij, De Certau, Lyotard, Baudrillard. Per Molteni fece pubblicare Cieli in cornice, uno studio di Victor Stoichita sulla pittura e la mistica nella Spagna del Seicento. Ringraziai Paolo di cuore, perché permise a me, e ai miei studenti, di leggere in modo profondo anche la pittura di quella «piccola Siviglia nostrana» che era, secondo Francesco Arcangeli, la Rimini del XVII secolo.

Addio amici e maestri, nella speranza di poter mantenere spalancate quelle porte del sapere e dell’intelligenza, a cui Rimini, grazie a voi, si è affacciata per contemplare un mondo più ampio e profondo di quello a cui, ahimè, è abituata.

Alessandro Giovanardi