Un traguardo storico per il movimento per la pace e la nonviolenza, proprio mentre i venti di guerra che soffiano sull’Europa si fanno più intensi. La campagna “ Un’altra difesa è possibile” ha superato le 50.000 firme necessarie per portare all’esame del Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. Per conferire un mandato politico ancora più solido al provvedimento, la raccolta delle sottoscrizioni proseguirà fino al 18 settembre, prima del deposito formale delle firme in Senato. La proposta prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di coordinare, sotto un’unica strategia orientata alla prevenzione dei conflitti, strumenti già presenti nell’ordinamento italiano, integrando Servizio civile universale, Protezione civile e Corpi civili di pace. Questi ultimi sono chiamati a svolgere compiti di prevenzione dei conflitti, mediazione, diplomazia dal basso e cooperazione internazionale, in sinergia con altre realtà operative, tra cui Protezione civile e Vigili del Fuoco. Si tratta di un modello di difesa alternativo a quello militare, fondato su mezzi civili e coerente con la costruzione della pace, come sancito dagli articoli 11 e 52 della Costituzione. La proposta prevede inoltre un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e un Fondo nazionale dedicato, alimentato anche dai proventi derivanti dall’estensione dell’opzione fiscale del sei per mille dell’Irpef.
Il Corpo civile di pace non sarà soltanto rivolto ai giovani, né limitato nel tempo o parziale. Noi pensiamo a contingenti di migliaia di persone,
professioniste e formate, che sul lungo periodo vadano a svolgere questo tipo di azione e di lavoro. Esistono i soldati, i marinai, esistono i piloti di aereo. Noi vogliamo persone che studino e si addestrino per fare parte del Corpo Civile di Pace.
Il movimento pacifista, spesso considerato aleatorio, sottostimato, lasciato da parte o addirittura mistificato — nel senso che ci vengono attribuite cose che non diciamo — esiste, ha una sua titolarità, una sua personalità politica e di mobilitazione. Non siamo ancora a un passo risolutivo, però a un primo passo concreto.
Spiegare all’opinione pubblica un nuovo sistema di difesa è un altro degli obiettivi della campagna: fare un ragionamento culturale e informativo all’interno di una cappa mediatica che parla solo di droni, armi, missili, scontri e bombardamenti, dicendo che c’è un’altra possibilità. È oggi che abbiamo bisogno di un approccio diverso, che permetta di avere un’intermediazione nei conflitti e la possibilità di intervenire con persone formate.
Le nostre organizzazioni già fanno tanto, come l’Operazione Colomba della Comunità Papa Giovanni XXIII, ma non hanno una scala di intervento come potrebbe essere quella di un Corpo civile di pace governativo. Inoltre, se si fa in Italia, l’esperienza potrebbe essere esportata all’Unione europea.
Francesco Vignarca
portavoce della Rete italiana pace e disarmo

