Home Imprese Spiagge a gara: Rimini rompe il ghiaccio, ma i bagnini temono l’assalto...

Spiagge a gara: Rimini rompe il ghiaccio, ma i bagnini temono l’assalto dei fondi


Rimini 14/08/2008 - "Back to the Beach", foto aeree. � Manuel Migliorini / Adriapress. - rimini riviera spiaggia mare

Bolkestein e turismo: al via il bando del Comune per 27 concessioni balneari sul litorale nord

L’iniziativa punta a modernizzare un’offerta balneare ferma da decenni, adattandola alle nuove esigenze del mercato internazionale

Proprio in questi giorni, per l’esattezza il 10 giugno 2026, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna, il bando di gara indetto dal Comune di Rimini con oggetto “Affidamento di n. 27 concessioni di beni demaniali marittimi relative alle zone di solo ombreggio, con finalità turistico ricreative, del litorale nord di Rimini”.
Il bando è volto all’assegnazione delle concessioni demaniali marittime a favore di chi offre le maggiori garanzie di proficua utilizzazione del bene oggetto della concessione, proponendone “un utilizzo conforme a un più rilevante interesse pubblico, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. Il valore delle concessioni, ovvero delle spiagge messe a bando, va da un minino di 22.000 euro, circa, ad un massimo di 110.000 euro. Le proposte vanno presentate entro il 10 settembre. Vedremo, poi, come si concluderà la gara.
È sicuramente un fatto positivo che per la prima volta, anche nella nostra zona, finalmente si attivi la procedura di gara, nel rispetto delle regole della concorrenza e di quanto previsto dalla direttiva Bolkestein, approvata ben 20 anni fa e recepita in Italia nel 2010, ma contestata aspramente sia da gran parte degli imprenditori, bagnini e chioschisti, che da molte forze politiche, con promesse di deroghe e certamente oggetto di molti rinvii. Ormai, però, siamo all’avvio delle procedure.
C’è da capire se effettivamente le gare porteranno a qualche cambiamento oppure se tutto, più o meno, rimarrà invariato. È chiaro che un rinnovamento e un miglioramento della nostra offerta turistica, nel suo complesso, passa sicuramente da servizi balneari riqualificati e con qualche margine di innovazione. Anche perché, nonostante gli indubbi meriti dei nostri bagnini, la spiaggia di Rimini e dintorni, è sostanzialmente rimasta uguale a sé stessa non per qualche anno, ma per qualche decennio. Mentre, di certo, le esigenze e i gusti dei turisti, italiani e stranieri, sono decisamente cambiati. Insomma, da leader del settore, siamo finiti un po’ indietro nella graduatoria dell’offerta turistica internazionale, almeno nel settore balneare.
Recentemente, però, il presidente di SIB-Fipe Confcommercio, uno dei sindacati di categoria degli imprenditori ha dichiarato che “non c’è necessità di terremotare un modello di balneazione attrezzata e di successo che il mondo ci invidia. Il Governo, quindi, deve fare il proprio dovere, emanando una legge di tutela delle 30.000 aziende prevalentemente a gestione familiare”.
Ci sono “onesti imprenditori che rischiano di perdere il lavoro insieme alle aziende, spesso costruite dal nulla, e che oggi costituiscono il ‘fiore all’occhiello’ dell’offerta turistica balneare italiana”.
Inoltre, i bagnini hanno paura che fondi di investimento e grandi società di capitali si muovano per conquistare le nostre spiagge. È quello che lamenta il presidente della Cooperativa bagnini di Riccione, che dichiara che quando saranno pronti i bandi anche a Riccione, “si capirà chi intende arrivare a Riccione con la valigia piena di euro. I fondi di investimento sono soggetti finanziari creati per sostenere l’imprenditoria. E potrebbero anche essere un’occasione per i bagnini per ottenere liquidità necessaria agli investimenti. Ma a che prezzo? L’autonomia che rimarrebbe al gestore del bagno è tutta da capire”. Gli imprenditori temono l’esempio di Forte dei Marmi, dove il denaro di società riconducibili a oligarchi russi e arabi ha cambiato forma alla località, così anche qui si teme di veder piovere capitali stranieri sulle aste per i rinnovi. Una montagna di denaro contro la quale la gara, per i piccoli imprenditori, sarebbe impari. A Forte dei Marmi, infatti, sempre secondo i bagnini, uno stabilimento su tre è finito in mano a società riconducibili a magnati russi e arabi. Stessa sorte sarebbe toccata a ristoranti rinomati e alberghi.
Insomma, si sta giocando un’importante partita che da un lato riguarda il rispetto delle norme e del diritto europeo, dall’altro concerne la concorrenza tra privati. Senza gare vincerà un’idea monopolistica dell’uso del bene pubblico. Le gare, infatti, da tempo sono fortemente auspicate e sollecitate dal Garante dell’Autorità per la Concorrenza, anche in risposta a diversi ricorsi ed esposti promossi dall’avvocato Roberto Biagini di Rimini. Speriamo, quindi, che l’avvio delle gare a Rimini sia un esempio positivo per Rimini, l’Emilia Romagna e l’Italia intera.

Alberto Rossini