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I GIOVANI STANNO SALVANDO IL CINEMA?

Le sale cinematografiche sono in crisi, tra rincari, esplosione delle piattaforme social e conseguente calo dell’interesse generale. Alcuni studi recenti, però, scattano una fotografia sorprendente: in Italia a mantenere in salute cinema e sale sono soprattutto i giovani

Un dato su tutti: nel 2024 il 45% dei biglietti staccati nelle sale italiane è rappresentato da under 25, che vedono nel cinema un’esperienza unica e non replicabile da nessun altro strumento. Ma che, allo stesso tempo, chiedono storie maggiormente rappresentative della loro realtà, senza moralismi. Accade anche a Rimini

Contro ogni previsione, in un’era di assoluto dominio delle piattaforme streaming, le sale cinematografiche italiane hanno scoperto un alleato inaspettato: la generazione Z e i giovani under 25.
Lo confermano diverse indagini recenti e, in particolare, i dati emersi dalla ricerca “Sala e Salotto” presentata al Mercato Internazionale Audiovisivo, mostrando una fotografia sorprendente dell’annata 2024. Nonostante una leggera diminuzione della frequenza media di spettatori rispetto all’anno precedente, le sale si riempiono di una platea prevalentemente giovane, confermando un trend degli ultimi anni.
Più del 39% degli ingressi nelle sale italiane è infatti effettuato da ragazzi tra i 3 e i 14 anni, mentre l’11% è composto dalla fascia tra i 15 e i 24 anni.
Complessivamente la generazione under 25 si dimostra la più attratta dal grande schermo arrivando a contare da sola il 45% dei biglietti totali acquistati nel corso dell’anno. Questo interesse condiviso non si traduce però in una completa soddisfazione nei confronti delle proposte del cinema italiano: se da un lato i ragazzi premiano l’esperienza collettiva e immersiva della sala, dall’altro emerge il malcontento dovuto alle tematiche, percepite dai giovani come distanti dalla propria realtà quotidiana e dai temi caldi dell’adolescenza. Ma quando un prodotto riesce a incontrare i loro bisogni, i risultati sono straordinari: il successo di pellicole come C’è ancora domani di Paola Cortellesi, o come Parthenope di Paolo Sorrentino, dimostra che, se agganciati con le giuste storie e attraverso campagne di comunicazione moderne, i giovani rispondono con entusiasmo, trasformando il passaparola in un moltiplicatore di incassi.
A livello internazionale il fenomeno si allarga ai prodotti da tempo amati dalle nuove generazioni che si mostrano capaci di muovere numeri da capogiro: pellicole animate o legate al mondo dei videogiochi, come il recente film di Minecraft, trascinano al cinema intere famiglie e agguantano le vette dei botteghini globali.
Lo stesso trend a Rimini?
Tra i coetanei qui a Rimini si respira lo stesso dualismo: da un lato l’entusiasmo di chi vede nel cinema un rito sociale insostituibile, un’occasione per staccare dal piccolo schermo dello smartphone e vivere un’emozione condivisa e che, per sua natura, rimane unica; dall’altro si fa sentire la voce di chi ammette di aver diminuito le visite in sala proprio perché fatica a trovare nei cartelloni storie autentiche in cui rispecchiarsi.
Per comprendere più a fondo le sfumature di questo fenomeno, abbiamo raccolto la testimonianza diretta di Samanta, 17 anni, giovane spettatrice riminese le cui parole mettono in luce la forte componente emotiva e sociale del grande schermo. “Mi piace il cinema e quando ne ho l’occasione cerco di andare. – ci spiega – Non si tratta solo di svago, ma di una vera e propria esperienza sensoriale che nessun dispositivo casalingo può replicare. Guardare un film al cinema rende l’atmosfera migliore e consente di vivere il film al meglio, perché mi immergo e non ho distrazioni che avrei a casa”.
Un legame che, come per tanti altri giovani, affonda le radici nell’infanzia: “La mia passione è nata da bambina, con i film della Disney e persiste da allora” a dimostrazione di come le grandi produzioni animate sappiano catturare ancora oggi il pubblico fin dalla più giovane età. Ma cosa spinge oggi un giovane a scegliere un titolo piuttosto che un altro? L’intrattenimento non è l’unico motore: le nuove generazioni cercano nel cinema una bussola etica ed emotiva, un’arte che sappia dialogare con la realtà senza filtri banali. Un bel film, infatti, non deve avere una semplice «etichetta educativa»: “deve possedere la forza di ispirare i giovani ad agire secondo un modello di comportamento, attraverso una modalità originale che rimanga addosso, che lasci il segno”.
Esiste, insomma, un rifiuto per il consueto moralismo, a favore di una libertà di esplorazione emotiva: “È giusto guardare film più superficiali, ma servono anche quelli ‘seri’, che rimangono impressi e che lasciano una sensazione profonda, negativa o positiva che sia”. Il cinema diventa così un moltiplicatore di esistenze, uno strumento per espandere i propri orizzonti, perché “con i film come con i libri posso vivere tante vite in una”.
Infine, emerge con forza il tema dell’accessibilità economica, un fattore cruciale per permettere ai ragazzi di frequentare le sale con costanza.
Proprio a Rimini, fortunatamente, non mancano esempi di come la cultura cinematografica possa essere valorizzata e resa accessibile. Viene citato l’esempio del cinema Fulgor, descritto come una realtà non solo meno costosa, ma capace inoltre di trasformare la proiezione in un evento culturale completo: “Al Fulgor c’è la possibilità di assistere a una presentazione che funga da panoramica del film che si andrà a vedere e di avere inoltre una discussione collettiva immediatamente dopo”, sottolinea Samanta. È proprio da formule come questa, capaci di unire prezzi accessibili, dibattito e senso di comunità, che il cinema italiano può e deve ripartire per riconquistare stabilmente le nuove generazioni.
La sfida per il futuro del cinema sembra dunque tracciata: i giovani sono pronti a sedersi al buio davanti al grande schermo, ora tocca all’industria cinematografica intercettare i loro sguardi e dare spazio alle loro storie.

Fabiana Conti
Irene Muccioli
Antonella Astolfi