I numeri parlano chiaro: quella dei giovani di oggi, la cosiddetta Gen-Z, è la prima generazione in epoca moderna a non vedere, al compimento della maggiore età, la patente di guida come una priorità. Ad oggi, infatti, solo un neo-diciottenne su due prende la patente, una percentuale (46%) praticamente dimezzata rispetto all’inizio del decennio scorso (2011), quando quasi la totalità dei neo-maggiorenni aveva conseguito il documento
Un trend che implica interessanti riflessioni: ansia del traffico, iper-disponibilità dei genitori, fragilità economica crescente e la rapida moltiplicazione di alternative all’utilizzo di un’auto personale (sharing, bici elettriche, monopattini, ecc) sono gli ingredienti di un cambiamento, a suo modo, senza precedenti. Le riflessioni e l’esperienza di una giovane riminese
Per intere generazioni di diciottenni, il foglio rosa è stato il vero e proprio rito del passaggio all’età adulta: il momento preciso in cui l’indipendenza tanto desiderata, riusciva finalmente a concretizzarsi, in cui i confini si allargavano e la subordinazione dai genitori sfumava. La libertà si misurava nel lusso di una routine slegata dalle necessità altrui e dal potere di poter tracciare la propria rotta in totale autonomia. Oggi, quel rito di passaggio sembra aver perso la sua magia. Per la Generazione Z, infatti, la prospettiva di mettersi al volante non è più una conquista a cui aspirare, ma un dovere da rimandare o, in casi sempre più frequenti, un’ansia da evitare del tutto.
I dati italiani più recenti fotografano una trasformazione strutturale. Se nel 2011 la quasi totalità dei neo-maggiorenni (circa il 95%) otteneva il titolo di guida a ridosso del compleanno, le rilevazioni nazionali del 2025 mostrano uno scenario capovolto: la percentuale di chi si affretta a conseguire la patente a 18 anni è crollata a circa il 46%. Più della metà dei giovani preferisce aspettare di avvertire l’imprescindibile necessità, o non iniziare affatto.
Possibili cause
Questo trend si riflette chiaramente anche in Emilia-Romagna, regione storicamente legata al mito del motore. Nelle autoscuole della riviera romagnola, in particolare a Rimini, si assiste a una frenata inedita delle iscrizioni dei giovanissimi, un tempo attratti dalla necessità di spostarsi lungo i nodi della movida e del lavoro stagionale. La spiegazione più immediata viene spesso affidata all’argomento economico. Prendere la patente oggi ha costi non indifferenti: tra iscrizione alla scuola guida, tariffe d’esame, visite mediche e il pacchetto di guide obbligatorie, la spesa media supera facilmente i 1.000 euro, a cui vanno sommati i costi proibitivi delle assicurazioni per i neopatentati. A questo si aggiunge un radicale mutamento dell’ecosistema familiare, che gli psicologi sociali chiamano “iper-presenza genitoriale”: rispetto al passato, quando i genitori spingevano i figli verso l’autonomia motoria pur di non fare da “tassisti”, oggi le famiglie sono estremamente flessibili e protettive. Molti giovani scelgono deliberatamente di restare sul sedile posteriore perché sanno di poter contare su una rete di adulti disposta ad accompagnarli ovunque. C’è sempre qualcuno di più esperto e affidabile a cui delegare la responsabilità della guida: così molti dei ragazzi si esonerano dall’ansia del traffico e dei parcheggi.
Un mondo di alternative… ma non solo
In questa nuova realtà, il bisogno di muoversi non svanisce, ma si frammenta in una pluralità di soluzioni digitali e flessibili. I ragazzi delle aree urbane e dei centri hanno sostituito il possesso e la gestione del mezzo con l’accesso al servizio calcolato su misura. Monopattini e biciclette a pedalata assistita gestiscono la quasi totalità degli spostamenti a breve raggio, la crescita esponenziale delle piattaforme di car sharing, permettono di usufruire del mezzo solo nei rari momenti di effettiva necessità, azzerando i costi fissi di manutenzione e parcheggio. Inoltre, l’uso combinato di autobus urbani e treni regionali viene percepito come un’estensione dello spazio personale, un luogo in cui poter continuare a usare lo smartphone, studiare o ascoltare musica senza la distrazione della guida.
Eppure, la rinuncia all’auto sembra nascondere radici psicologiche e sociali molto più profonde. Tanti ragazzi manifestano quella che gli esperti definiscono amaxofobia (la paura di guidare), alimentata da un senso diffuso di insicurezza e pigrizia. Per molti giovani, l’abitacolo non rappresenta più una bolla di intimità e controllo, ma un catalizzatore di ansie prestazionali e iper-responsabilizzazione. Strade sempre più sature e il ritmo nevrotico dei flussi trasformano l’atto della guida in un fattore di stress spesso intollerabile per una generazione cresciuta nella mediazione digitale, dove ogni errore è teoricamente emendabile in pochi secondi. Al volante, al contrario, l’errore assume i contorni della definitività: c’è il terrore del danno economico, il peso morale dell’incolumità altrui e l’angoscia del giudizio sociale in caso di esitazione. Questa vulnerabilità emotiva converte il viaggio dallo spazio dell’avventura a potenziale teatro del panico, spingendo i ragazzi a barattare volentieri l’autonomia motoria pur di preservare la propria incolumità psicologica sul sicuro sedile del passeggero.
La testimonianza
Per capire come si vive questa transizione, basta ascoltare chi si trova nel mezzo di questa scelta.
“Tutti i miei amici più grandi mi dicevano che a diciott’anni l’unica cosa importante era la macchina. – racconta Giorgia, ventenne di Rimini e studentessa universitaria – Io ho deciso di non iscrivermi a scuola guida, e non sono l’unica nel mio gruppo di amici. Quando penso di mettermi al volante in mezzo al traffico, o in autostrada, sento un blocco totale. Mi mette ansia l’idea di dover gestire tutte le responsabilità, inoltre gli incidenti stradali gravi sono sempre più frequenti: per strada so di non essere sola, ho paura che le mie incertezze rechino danni agli altri e al contempo ho paura di essere vittima di negligenze altrui che non posso gestire. Onestamente, non ne sento il bisogno. Se devo andare in università prendo il treno, in centro mi muovo con il monopattino elettrico o in bici e, se facciamo tardi la sera, c’è quasi sempre qualcuno dei miei che si offre di venirmi a prendere o dividiamo un passaggio. L’auto la vedo solo come una spesa e un’ansia in più che posso evitare”.
Il viaggio stesso ha sostituito l’automobile nell’immaginario collettivo dei giovani: le indagini di settore confermano che il budget un tempo destinato alla motorizzazione viene oggi dirottato dai ragazzi verso la scoperta del mondo, preferendo un’esperienza internazionale a un investimento su quattro ruote. L’auto, per la prima volta nella storia moderna, è stata destituita dal suo ruolo di regina dell’autonomia, diventando un’opzione tra le tante. E, spesso, la più temuta e faticosa da scegliere.
Alice Radavelli

