Il Ponte

Un abbraccio di 15 anni

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IL SALUTO. Basilica Cattedrale gremita per la messa di ringraziamento con il Vescovo Francesco

“Mi avete accolto con calorosa benevolenza. Fate, facciamo altrettanto con il nuovo vescovo Nicolò. Siate vivi nella fede, nella speranza e nella carità. Vi porterò nel cuore”

Una folla enorme, quindici anni fa, applaudiva al suo ingresso in Diocesi. Una folla imponente domenica lo ha circondato per il saluto e il ringraziamento di queste quindici stagioni vissute assieme.

Mi sono sentito abbracciato da una Cattedrale talmente gremita che sembrava scoppiare. In questi anni mi avete accolto con calorosa benevolenza.

Grazie Rimini, vi porterò nel cuore” è il congedo da Vescovo di Rimini di mons. Francesco Lambiasi.

Il pastore della Chiesa riminese ha rassegnato le dimissioni, come previsto dal codice di diritto canonico, al compimento dei 75 anni, e dopo alcuni mesi trascorsi come amministratore apostolico, il 22 gennaio accoglierà – come tutta la diocesi – il suo successore, mons. Nicolò Anselmi.

Per chiudere i suoi tre lustri di ministero episcopale a Rimini, mons. Lambiasi ha scelto di celebrare una Messa nella Basilica Cattedrale che già un’ora prima dell’inizio trabocca di fedeli. Un maxi schermo è stato allestito nella adiacente Sala Manzoni, per permettere a quante più persone possibili l’ultimo abbraccio. Perché la messa? “ È l’evento più alto che possiamo celebrare, è quanto di più prezioso abbiamo noi cristiani. – fa notare mons. Lambiasi (nel fotoservizio Paolo Antonini) – Un’Eucarestia senza premesse né appendici di festa, perché la Messa rappresenta la massima preghiera cristiana di ringraziamento. E questi 15 anni sono stati vissuti sotto l’azione del grande e vero ‘regista’ di questo ministero, lo Spirito Santo, lo Spirito della Verità e dell’amore del Risorto”.

Attorno al Vescovo, ci sono 120 sacerdoti, una quarantina di diaconi e tre vescovi: Mons. Andrea Turazzi, Vescovo San Marino – Montefeltro; Mons. Vanni Tani, di Sogliano al Rubicone, amministratore apostolico Urbino-Urbania-S.Angelo in Vado; e Mons. Giovanni Peragine, amministratore Apostolico Albania meridionale, territorio nel quale Rimini decenni fa ha aperto unamissione che sta per “restituire” alla Chiesa albanese. È una felice coincidenza la festa del Battesimo di Gesù e questa celebrazione.

Facciamo memoria del nostro battesimo” è l’invito di mons. Lambiasi.

Ma cosa significa essere battezzati?

Essere vivi in Cristo. E perciò essere Chiesa. Essere battezzati, formare la Chiesa significa essere vivi nella fede, nella carità, nella speranza”.

Nella fede perché oggi “ non possiamo più credere per convenzione, ma solo per convinzione. Non più per abitudine, ma solo per passione. Non più per tradizione, ma solo per decisione”. Infine una provocazione: “ Non vi sembra che se abbiamo troppo poca gioia, è perché abbiamo troppo poca fede, troppo poca speranza, troppo poca carità?”.

La conclusione dell’omelia è punteggiata da un applauso scrosciante e prolungato, quasi una standing ovation. La commozione è palpabile.

Prende la parola il Vicario generale don Maurizio Fabbri, per indicare alcuni tratti distintivi del Vescovo: il dialogo con i preti in primis, e con tutta la società: “ Nessuno è mai uscito da un incontro col Vescovo senza una parola d’incoraggiamento e speranza”.

E ancora la profonda spiritualità e la fede profonda, “ la ricchezza culturale e teologica, che gli han consentito di essere mai banale, l’attenzione ai mezzi di comunicazione diocesani, la paziente tessitura di relazioni coi preti, le associazioni, i movimenti”.

Al termine della celebrazione, Manuel Mussoni (presidente dell’Azione cattolica adulti) a nome di tutta la Diocesi, ha regalato a mons. Lambiasi un grande quadro con una serie di fotografie che sintetizzano i suoi quindici anni a Rimini.

«Don France’» resterà per sempre riminese: siritirerà nella vicina comunità di Montetauro per dedicarsi alla preghiera, restando a disposizione per eventuali necessità e servizi, in particolare legati all’evengelizzazione.

La conclusione è con un benvenuto al successore, “ l’uomo giusto”.

Accoglietelo, accogliamolo in tanti, con calore, a mani aperte e a braccia spalancate”.

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