Il Ponte

Rimini, la candidatura da capitale della cultura è partita

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Rimini; 17/02/2021: Uff Stampa Comune, Rimini Capitale Cultura 2024
©Riccardo Gallini /GRPhoto

Rimini capitale italiana della cultura 2024: al Teatro Galli è partito il percorso che porterà alla candidatura. La presentazione per la stampa è stata coordinata dal capo redattore della Tgr Rai Giorgio Tonelli, riminese d’origine, il primo a lanciare l’idea di proporre “Rimini capitale”, un’idea che “ha avuto un richiamo e ha raccolto un interesse e un entusiasmo tali che mi ha colpito. C’è una convinzione diffusa che Rimini possa farcela, perché abbiamo un’energia in più”. Tonelli ha rivelato che il primo della lunga lista ad intervenire sulla sua intuizione di “Rimini capitale della cultura” è stato proprio il sindaco Gnassi, per il quale “La cultura è parte del nostro destino di comunità, siamo tornati a interpretare il ruolo di città contemporanea”.
“La candidatura coglie il tempo esatto della maturità di Rimini come capitale della cultura. – ha detto il primo cittadino in un lungo, articolato e appassionato intervento – Questo in virtù degli interventi fatti dall’inizio del terzo millennio sul fronte del recupero di contenitori e ragioni artistiche e creative nelle dinamiche dello sviluppo e della crescita della comunità. Questo in virtù della spinta propulsiva degli ultimi anni in ordine a una visione di futuro di Rimini in cui la cultura è protagonista di una discussione e di un dibattito ‘popolari’. Non si tratta solo di teatro Galli, di piazza sull’acqua, dei due nuovi musei realizzati o in avanzata fase di realizzazione. Si tratta di qualcosa di più. È l’idea, ormai condivisa, che la cultura sia parte del nostro destino di comunità. Non più la discussione sulla modalità progettuale di restauro di un teatro, ma sulle articolazioni della cultura, sia come fonte di appartenenza civica e educativa che come produzione. Se siamo usciti o stiamo uscendo dal perimetro di ‘città senza alcuna memoria’ lo dobbiamo alla crescita di consapevolezza di essere tornati a interpretare il ruolo di città contemporanea”.
Il percorso iniziato dal Teatro Galli, uno dei luoghi simbolo della rinascita culturale della città, ha visto intervenire anche il Vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, il vice presidente e sindaco di Santarcangelo Alice Parma (“nel nome Rimini in questa partita ci sono tutti e 23 i comuni della provincia”), l’assessore regionale alla Cultura Filicori, Piero Meldini, Sigismondo d’Oro 2005, e Federica Guidi in rappresentanza dell’associazione ‘Mare di Libri’, Sigismondo d’Oro.
“Rimini ora interpreta al meglio il suo ruolo storico di luogo contemporaneo – un altro punto chiave dell’intervento del sindaco Gnassi – Anche lessicalmente pare una contraddizione – storico, contemporaneo.  Pensiamo in questo senso a Rimini: convivono il teatro verdiano in cui siamo e gli avamposti di tendenza nati in una discoteca come lo Slego e ii Paradiso; il bianco marmoreo del tempio di Leon Battista Alberti con le immagini fotografiche in stranianti bianchi e neri di dropout di Marco Pesaresi; Fellini e una favola moderna come l’Isola delle Rose; il Trecento riminese e il mondo della notte; Ariminum e i suoi monumenti con il teutonen grill; l’Arco d’Augusto accostato alle irriverenti immagini di Maurizio Cattelan. Rimini è sempre stata contemporanea a se stessa. E la sua seria e determinata candidatura a capitale italiana della cultura è in ragione del suo provincialismo e dei suoi eccessi metropolitani nello stesso tempo. La contraddizione è patrimonio della persona. Rimini otterrà la candidatura perché ha costruito una città dove la cultura non è una serie di monumenti, splendide architetture. Ma è la sedimentazione dell’uomo nei diversi secoli, delle sue aspirazioni, della sua creatività, dei suoi errori in ogni epoca, contemporaneo costantemente a sé stesso. Poi quelle contraddizioni diventano tradizione. E cultura. Rimini non è come le altre città. È qualcosa di diverso. Ed è con questa diversità che ci presentiamo pronti alla candidatura a capitale italiana della cultura. Tutti assieme”.
“La multiculturalità è nel dna di Rimini – le parole del Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi – Se rileggiamo la storia di Rimini in maniera diacronica vediamo che è una città che ha imparato a rinascere continuamente, che ha un capitale di umanità e di umanesimo. Indico tre simboli: il ponte di Tiberio, il luogo di incontro; l’arco d’Augusto, che da arco di trionfo è diventato porta della città, una porta aperta a tutti, sempre. Infine il Tempio Malatestiano, da qui nasce l’umanesimo cristiano. La multiculturalità può diventare interculturalità, un lievito di futuro per la città”.
“Annuncio e confermo l’appoggio pieno che la Regione Emilia Romagna dà a questa candidatura – il commento del’assessore regionale alla Cultura Mauro Felicori – Una città non è una vera città, non è globale, se non è una città culturale. La nostra regione ha la fortuna di avere una città ambiziosa in questo senso, una città sfidante come Rimini che è una ricchezza per tutto il territorio e pertanto noi sosteniamo questa candidatura che ha tutte le carte in regola per affrontare questo percorso. Una candidatura che si vince solo se diventa un’occasione di scoperta di sé”.
“Rimini anticipa un futuro, multiculturale e pluriculturale – ha spiegato Piero Meldini in un contributo video – Rimini è una città complessa e dalle mille culture: c’è la cultura dell’ospitalità, la cultura del buon vivere, la cultura del cibo, la cultura della cura del corpo e della salute, la cultura del divertimento, la cultura identitaria e del territorio. Soprattutto negli ultimi anni, Rimini è riuscita ad evolversi dalla monocultura del turismo. Rimini non è Miami, non è Las Vegas, è una città che ha più di duemila anni, che è già stata una capitale della cultura con Sigismondo Pandolfo Malatesta, centro di attrazione di artisti e intellettuali. Rimini è capitale dell’immaginario. Un immaginario stratificato, che comprende l’immaginario balneare, della notte ed inevitabilmente, l’immaginario felliniano. Rimini produce l’immaginario di Fellini e dall’immaginario di Fellini viene contaminata. Ecco perché credo che Rimini abbia tutte le carte in regole per concorrere a capitale della cultura 2024”.
“Non posso dire di aver visto questa città nascere – racconta prendendo la parola per Mare di Libri Federica Guidi – ma posso fermamente dire che ho visto questa città cambiare ed evolversi. I nostri occhi si erano ormai abituati a non vedere, tra continui cantieri e segnali di deviazione, ma proprio adesso, nel momento più stazionario che abbiamo mai vissuto, Rimini compie la sua metamorfosi. A poco a poco le meraviglie che sono state nascoste sono risalite a galla e ciò ha reso finalmente possibile capire il senso di questo lungo periodo di transizione. Rimini l’ha fatto per i suoi cittadini, per i suoi ragazzi, per i suoi turisti. Per permettere ad ognuno di noi di camminare per i suoi vicoli ed incontrare ogni volta qualcosa di nuovo. Rimini l’ha fatto per il suo futuro. Oggi è solo l’inizio di un percorso che finalmente guarda al futuro, nella speranza di riuscire il prima possibile a ripopolare questi teatri e queste piazze, con nuove risate e nuove passioni”.
Cosa attende ora Rimini per iniziare il percorso che porta alla candidatura e al riconoscimento di Capitale italiana della cultura?
La procedura prevede l’uscita di un apposito Bando Ministeriale che stabilirà il termine entro cui le città che intendono candidarsi al titolo devono presentare una manifestazione scritta di interesse. Con lo stesso bando sono fissate le linee guida per il conferimento del titolo. Dopo aver presentato la manifestazione di interesse, scatta la seconda fase che richiede la presentazione da parte della città candidata di un ‘dossier’ che sarà poi valutato da una giura, che selezionerà i dieci migliori progetti. Le città che compongono questa short list saranno chiamate a presentare i loro dossier in audizioni pubbliche, al termine delle quali la giuria indicherà al Ministro il progetto di candidatura più idoneo alla designazione di “Capitale italiana della cultura”. Il titolo sarà poi attribuito da parte del Consiglio dei ministri. (t.c.)

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