Home Parla con noi “Rimini dei canestri, il futuro è ambizioso”

“Rimini dei canestri, il futuro è ambizioso”


Insieme a Paolo Carasso e Moreno Maresi, è tra gli artefici dell’avventura Rinascita Basket Rimini. Quella che in quattro anni ha portato la pallacanestro biancorossa ai parquet della A2. 46 anni, tifoso pasionario, Davide Turci (nella foto ©Nicola De Luigi) dopo l’apprendistato dirigenziale agli Angels Santarcangelo, fino a volare in serie B, si è ripetuto nella sua Rimini. Nel giugno scorso è stato premiato come miglior dirigente, in ricordo di Gabriele Fioretti. Tra i suoi maggiori vanti, c’è quello di aver creato la squadra Ariminum, indimenticata protagonista delle minors riminesi.

È appena iniziato il girone di ritorno. Che giudizio dai sul cammino percorso finora da Rbr?
«Siamo partiti con un calendario complicato e abbiamo lasciato per strada un paio di partite che potevamo vincere. La reazione sul finire del girone di andata ha dimostrato il valore della squadra ed il grande lavoro dello staff tecnico».

Cinque vittorie nelle ultime sette gare. Se gli americani continuano a fare gli americani, un’impronta nitida l’han lasciata gli italiani.
«Il grande lavoro dello staff tecnico ha avuto un ruolo decisivo in questi risultati uniti a una maggiore fiducia e consapevolezza da parte del gruppo italiani».

Due gare perse dilapidando un tesoretto: fa più male lo scivolone di Chiusi o l’harakiri interno con Cividale?
«Cividale. Perdere in quel modo al Flaminio ci ha fatto male in primis per il nostro fantastico pubblico che al momento è l’assoluto MVP della stagione».

Nella tua carriera, qual è stato il taglio di giocatore che più ti ha fatto soffrire?

«Ho il difetto di legarmi a tutti i ragazzi, anche perché ad ognuno di loro chiedo sempre di dare il 110% per la maglia e la città. Cerco di instaurare da subito un rapporto sincero in modo da mettere tutti gli atleti nelle condizioni migliori per fare al meglio il loro lavoro. Le scelte poi fanno parte di questo mondo e tante sono dolorose perché cerchiamo sempre di individuare ragazzi con un valore umano importante e di conseguenza quando arriva il momento di comunicare la separazione non è mai facile anche se la sincerità con il tempo viene quasi sempre apprezzata».

Landi sarà l’unico rinforzo della RivieraBanca Basket Rimini o assisteremo ad altre sorprese?
«Aristide è stato un up grade importantissimo, reso possibile dalla solidità della Società e fatto anche per ripagare i nostri tifosi che ci hanno dimostrato un attaccamento incredibile prima con il successo strepitoso della campagna abbonamenti e poi riempiendo ogni domenica il Flaminio. Siamo sempre vigili sul mercato ma crediamo che oggi la squadra sia competitiva per raggiungere l’obiettivo prefissato».

L’obiettivo nono posto sarà centrato?
«Rimini il prossimo anno farà ancora la serie A2».

Sei soddisfatto della media spettatori al Flaminio?
«Non mi stancherò mai di essere ripetitivo su questo aspetto. Il pubblico del Flaminio è il motivo perché esiste RBR. Siamo molto più che soddisfatti e la cosa più bella è che ogni domenica i nostri tifosi riescono a stupirci sempre di più. La gente del Flaminio è il vero segreto di questo progetto vincente».

I tifosi vi seguono anche in trasferta. Un gruppo di irriducibili è venuto perfino a Nardò, a 700 km da casa.
«Un gruppo di tifosi ha sognato, ideato e creato tutto quello che è Rinascita Basket Rimini. La presenza di un gruppo organizzato come il Barrio è la ciliegina sulla torta ed i 6 ragazzi presenti a Lecce sono la testimonianza dell’amore di un popolo verso questa città e verso questa squadra».

Dove può arrivare questa società?
«L’orgoglio più grande è quello che in Italia, nel mondo della pallacanestro, tutti sanno cosa sta succedendo a Rimini e veniamo presi come ‘caso studio’.
Le capacità manageriali di Paolo Carasso sono incredibili, ed io sono fortunato a viverle in prima persona. Una comunità dei canestri, con società del territorio coinvolte, soci che sono i primi tifosi e sponsor che appena entrano al Flaminio si innamorano… il tutto con un CdA che è garanzia di serietà guidato da una persona speciale come Paolo Maggioli.
Il prossimo step fondamentale per la nostra crescita sarà prendere in gestione il Flaminio e speriamo avvenga il prima possibile perché sarà un ulteriore passo in avanti verso un futuro sempre più importante ed ambizioso».

Come si prepara il ds alle partite? Hai riti scaramantici?
«Per fortuna non sono scaramantico e non ho nessun rito pre partita. Diciamo che in trasferta la vivo con più serenità perché le cose da fare al Flaminio sono davvero tante».

E come vivi il dopo gara?
«Negli anni cerco di sforzarmi ad essere sempre lucido, dopo un paio d’ore di apnea…e dopo le vittorie apprezzo tantissimo il lunedì, che si trasforma in uno dei giorni preferiti (dopo le vittorie…)».

Tu sei albergatore per vocazione. Come si concilia la tua professione nell’ospitalità con il lavoro da direttore sportivo in una società professionistica?

«Qui sono fortunato ad avere una moglie che mi concede questa passione e mi “copre” sulle mancanze da albergatore. Altra grande fortuna è avere in hotel un personale fidato, capace e responsabile che mi aiuta a far sì che entrambe le attività vadano avanti con buoni risultati».

I tuoi auguri ai lettori di Tap in.

«Vi ricordo che il 4 gennaio saremo finalmente al Pala Fiera (mi piace chiamarlo ancora così) e avremo a disposizione 400 biglietti. Vi auguro di trascorrere un nuovo anno sempre insieme a noi… ci vediamo a Forlì!».
Paolo Guiducci