GPS 2026. I nuovi posti-orario promettono uno stipendio pieno, ma possono trasformare i precari in pendolari tra scuole lontane. La Cisl: “La vicinanza geografica sia un vincolo”
Una cattedra intera, finalmente. Ma per raggiungerla bisogna fare chilometri, cambiare scuola, attraversare comuni e, in qualche caso, mettere in conto un’ora di viaggio. È il paradosso che rischia di accompagnare l’avvio dell’anno scolastico per molti docenti precari della Romagna.
La novità delle Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), i cosiddetti “posti orario”, nasceva con un obiettivo tutt’altro che negativo: mettere insieme più spezzoni per arrivare a un ora rio completo e garantire così uno stipendio intero, evitando il part time involontario. Ma la soluzione, almeno in alcuni casi, rischia di presentare un conto salato.
Il meccanismo prevede infatti che gli spezzoni possano essere accorpati fino a formare una cattedra, coinvolgendo al massimo tre scuole e due comuni diversi. C’è una idea di fondo: evitare che le ore residue restino frammentate e che il docente sia costretto ad accontentarsi di un contratto parziale.
Il problema nasce quando le sedi che compongono quella stessa cattedra sono tutt’altro che vicine. L’analisi delle disponibilità pubblicate dagli uffici scolastici provinciali di Ravenna, For lì Cesena e Rimini ha fatto emergere casi di posti orario con scuole distanti anche 37 chilometri tra loro. Una distanza che, soprattutto sulle strade provinciali e nelle zone collinari e appenniniche, può significare tempi di percorrenza considerevoli. E se il passaggio da una scuola all’altra deve avvenire nell’arco della stessa giornata, la questione diventa ancora più concreta. Perché il docente quella distanza deve percorrerla davvero. Con la propria auto, il proprio carburante, la propria manutenzione e il proprio tempo. Così il vantaggio economico della cattedra completa rischia di essere eroso dalle spese necessarie per raggiungere le diverse sedi.
E non è soltanto una questione di portafoglio. C’è il tema della sicurezza, con spostamenti da organizzare in tempi stretti e su strade che non sempre consentono percorrenze rapide, anche in condizioni meteorologiche difficili. Poi c’è la scuola. Un insegnante chiamato a dividersi tra istituti lontani deve necessariamente fare i conti con una maggiore complessità organizzativa. Gli orari diventano un puzzle da comporre, per i docenti e per i dirigenti. E la presenza in più realtà scolastiche può rendere più difficile partecipare alla vita dell’istituto, confrontarsi con i colleghi, seguire i progetti e, soprattutto, costruire quella continuità educati va che non si misura soltanto in ore di lezione.
A rimetterci rischiano di essere anche gli studenti. Una cattedra formalmente completa non coincide necessariamente con una situazione didatticamente sostenibile. Il docente deve poter essere presente, non soltanto risultare assegnato. Da qui l’allarme della Cisl Scuola Romagna: chiede una revisione immediata dei criteri con cui vengono accoppiate le sedi.
“Non possiamo accetta re che il diritto a uno stipendio dignitoso si trasformi nel diritto a percorrere decine di chilometri ogni giorno”, sottolinea Sergio Scotto, responsabile Cisl Scuola di Rimini. “La vicinanza geografica tra le sedi deve essere un vincolo tassativo. Una cattedra piena non può diventare una cattedra a pezzi nella vita quotidiana del docente”.
Il punto, per il sindacato, non è mettere in discussione l’obiettivo di superare gli spezzoni e garantire un contratto pieno. È evitare che per raggiungerlo il docente debba accettare un pendolarismo economicamente e fisicamente insostenibile. Perché la possibilità di avere uno stipendio completo non dovrebbe comportare la scelta obbligata tra consumare una parte significativa del salario in benzina e manutenzione oppure rinunciare all’incarico. La questione dei posti orario riporta così al centro un tema più ampio: quanto può essere sostenibile una scuola costruita sull’incastro perfetto delle ore, ma imperfetta nelle distanze? L’algoritmo può trovare una combinazione che sulla carta fa 18 ore. Ma quelle 18 ore devono poi diventare una giornata di lavoro reale, dentro una scuola reale, percorrendo strade reali.
Tommaso Cevoli

