Home Attualita Povera Romagna che non regge il confronto!

Povera Romagna che non regge il confronto!

Emilia trattino Romagna. Già nel nome questa regione divide. Nessuna novità che l’Emilia e la Romagna siano due entità diverse tra di loro per economia e territorio ma i dati diffusi dalla Cisl Romagna nel Quaderno di discussione “Il divario generazionale in Romagna, analisi della ricchezza e dei redditi in una prospettiva territoriale” (realizzato da Annalisa Campana e Lorenzo Ciapetti, a cura di Cisl Romagna e Antares) disegnano distanze doppie, da una parte tra i territori “economici” e dall’altra tra le generazioni.

Il divario generazionale
Quello del divario generazionale nei redditi è una spada di Damocle che pende sulle teste di tutti gli italiani in “età da lavoro”. La prima cosa che si legge è che i giovani di oggi sono più poveri dei loro padri alla loro età. “Il gap tra le retribuzioni più giovani rispetto ai lavoratori delle generazioni precedenti, in Italia, è un problema che ha inizio prima della crisi del 2009 e che in seguito alla crisi ha sicuramente ampliato la propria drammatica portata. – si legge nel Quaderno – Questo divario contribuisce oggi alla disuguaglianza dei redditi del paese e concorre a ridurre la capacità di risparmio e di accumulazione di ricchezza delle giovani generazioni. Per i nuclei con un capofamiglia giovane il valore mediano della ricchezza netta è diminuito fortemente dall’inizio degli anni 2000”. I giovani lavoratori non riescono a produrre un reddito tale da poter risparmiare e questo li porta ad avere una visione più grigia non solo del presente ma anche del futuro.

La differenza dei redditi
termini di patrimonio e di redditi, infatti, la Romagna è più povera della sorella del nord (dati Unioncamere) con i redditi medi emiliani che superano quelli dei romagnoli di 2500 euro. Inoltre: «in Romagna c’è una minore presenza di persone che forniscono reddito: una quota pari al 60% della popolazione residente dichiara un reddito ai fini dell’imposizione irpef, mentre l’incidenza dell’Emilia è del 62%». In questa “gara dei redditi” viene fuori anche che la costa romagnola è quella nella quale si presentano il minor numero di dichiarazioni, ferme al 59%. Un dato che non si giustifica con una diversa struttura della popolazione, che invece si assomiglia molto. A chiudere il quadro il patrimonio, inteso come attività reali e finanziarie, che nelle famiglie romagnole è inferiore di 13 mila euro rispetto alle emiliane.

Investire
In Romagna s’investe meno e in modo diverso. In generale la capacità d’investimento degli emiliani è maggiore. Se è vero che in generale le attività finanziarie (valori mobiliari, depositi e altre riserve) diminuiscono in Romagna come su tutto il territorio nazionale è altrettanto vero che sei n Italia il calo registrato è dello 0,7% in Romagna è del 9%. Dall’altra parte il dato emiliano fa segnare un +2% con una propensione per le attività finanziarie, “la Romagna al contrario perde una parte della sua capacità, e conseguentemente diminuisce il suo risparmio accumulato, ma ciò nonostante dirotta parte di questa ricchezza (prima finanziaria) verso attività reali (terreni fabbricati) più stabili e meno liquide, che aumentano dello 0,7%”.

I consumi
Il tema dei consumi è in controtendenza rispetto al resto. Infatti se in patrimonio, reddito e investimenti gli emiliani vincono, non ci sono sostanziali differenze dal punto di vista dei consumi interni tanto che quelli romagnoli sono leggermente superiori. “Una difformità riconducibile anche al contributo turistico. I consumi interni, infatti, considerano le spese di tutte le persone presenti in un determinato territorio, prescindendo dalla residenza”.

Quella volta che fummo primi
Correva l’anno 2008 e la Romagna si è messa davanti all’Emilia sul fronte del consumo pro capite, superiore di circa 3mila euro, una differenza che nel 2011 è scesa a 70 euro. In Romagna si è scesi del 7,5% e in Emilia si è cresciuti del 7%.

Il reddito
Mediamente gli emiliani guadagnano 27mila euro mentre i romagnoli riescono a superare di poco i 21mila euro. Un -20% che si distribuisce in modo diverso in base alle fasce d’età, infatti “La distribuzione dei redditi in Regione per fascia d’età si presenta con una forma concava, in cui la parte finale della curva è più appiattita, soprattutto per la parte romagnola. Ciò indica redditi crescenti in funzione dell’età fino ad arrivare al segmento 55-59 in cui l’aumento è massimo – 38mila euro per l’Emilia e 26mila per la Romagna – seguono tendenziali decrementi per le età più mature che ad ogni modo rimangono mediamente sui livelli dei trentenni. Solo superati i 90 anni si eguagliano in media le età più giovani”. Il segmento nel quale le due “sorelle” si avvicinano di più è quello dei 30-34 anni con un reddito medio annuo di 18mila euro. In poche parole, dove li metti li metti, i giovani stanno male.

Angela De Rubeis