Il Ponte

Perché sperare è necessario

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Come sarà il mondo di domani? La domanda può essere pretenziosa, considerando che già facciamo fatica ad interpretare il presente. Si può dire che dopo la pandemia viviamo un periodo di transizione confusa, e anche se già prima, molti elementi indicavano la scomparsa di un mondo, oggi ancora non si vede traccia della nascita di quello nuovo. Anzi.

Del resto l’economia e la politica non ci aiutano davvero e continuano a darci risposte ormai vecchie, superate e inefficaci, proprio perché sono cambiate le domande. Le “invasioni barbariche”, definizione che potrebbe piacere ad un leghista, sono iniziate da anni, ma nessuno prende in considerazione le disuguaglianze oscene fra un mondo di ricchezza e sviluppo scientifico avanzatissimo e la precarietà di vita di milioni di persone.

Tempeste, nubifragi, isole che “affogano”, una terrache si ribella al suo sfruttamento e dall’altra parte l’incapacità di adottare politiche coraggiose (e certo costose) prima che gli effetti dei cambiamenti climatici diventino irreversibili.

E tutto questo mentre risorse enormi vengono impiegate in guerre, in un mondo frantumato, di vincitori (?) e vinti.

Qualcuno ha scritto: “ Noi esseri umani siamo meno disposti a modificare il nostro comportamento quanto più ci sembrano lontane le conseguenze del non farlo”. Ed ha ragione. Ciechi, rinchiusi in una prospettiva di breve termine, continuiamo con i giochini della vecchia politica, senza accorgerci dello smarrimento che sta prendendo la gente, portandola ad un pessimismo sociale, che diventa l’invito a chiudersi nella difesa del proprio interesse presente, incapaci, come si è, di immaginare un futuro insieme, come umanità.

Oggi coltivare la speranza è diventato un atteggiamento ingenuo, a volta anche per noi cristiani, presi come siamo da una incapacità di pensare e costruire alternative, andando controcorrente, rispetto ad un’ondata di nichilismo sociale, che nega, di fatto, qualsiasicapacità umana di contrastare le difficoltà che viviamo. E così appare sempre più profetico il magistero di Papa Francesco. Si pensi alla Fratelli Tutti ( 2020) e alla Laudato sii ( 2015), che prospettano uno scenario di emancipazione e di alternative che nell’immagine attuale appaiono addirittura rivoluzionarie, non solo politicamente, ma socialmente e culturalmente. Uno scenario post-capitalista di un’economia che rispetta i limiti e mette al centro la vita e la cura dell’uomo, di ogni uomo.

Disuguaglianza, erosione della democrazia, assassinio della terra, sono i pilastri di una realtà problematica che dev’essere trasformata. Molti oggi parlano di un nuovo contratto sociale che contempli la distribuzione equa della ricchezza, il controllo democratico della finanza e nuovi parametri nel rapporto con il pianeta. Se no, non c’è futuro. E in questo mi proclamo un “gretino”.

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