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Olivieri Mobili, una eccellenza riminese



Economia locale: il peso del manifatturiero a Rimini supera il turismo nel monte salari, ma le imprese soffrono la mancanza di un distretto e di formazione mirata

L’azienda, prossima al centenario e orientata all’alta gamma e all’export, rappresenta un’eccezione in un territorio privo di un vero e proprio distretto dell’arredo

A Rimini è molto comune parlare di turismo, meno del suo sistema manifatturiero che ha numeri non meno importanti. Anzi, a volte lo sopravanza. Solo per fare un esempio: la manifattura della provincia di Rimini paga un monte salari annuo di 540 milioni di euro, quando il turismo (alloggio e ristorazione) si ferma a 300 milioni di euro (Inps). Volendo anche aggiungere una quota di nero, di cui non andare particolarmente fieri, si rimane sempre sotto. Rimini non ha un distretto del mobile, le poche aziende che c’erano hanno chiuso o sono passate di mano e Olivieri Mobili, che nel 2029 (la prima bottega artigianale del capostipite Gregorio Olivieri, che ha dato inizio alla storia nacque nel 1929) festeggerà un secolo di vita, rappresenta una eccezione.

“Olivieri” produce mobili personalizzati per interni (ingresso, zona pranzo, cucina, camere da letto, ecc…) per progetti residenziali di fascia alta, di cui più di un terzo destinati all’export, e la mancanza di un distretto, cioè di un aggregato di imprese che lavorano per la stessa filiera dove selezionare fornitori e attingere personale addestrato, non è comunque senza conseguenze, come ci spiega Michele Sartini, Ceo e Responsabile commerciale, in azienda da vent’anni. 
“Vuol dire che dobbiamo fare tutto da soli. Infatti, oggi produciamo internamente il 95% di tutto quello che sono le nostre collezioni, quindi, terziarizziamo poco e questo ovviamente è un vantaggio sotto certi aspetti, perché abbiamo il controllo della gestione, e uno svantaggio dal punto di vista della velocità, perché comunque la nostra velocità ha dei limiti in funzione dello spazio che abbiamo a disposizione. Le maestranze le stiamo formando con un’Academy che abbiamo creato all’interno dell’azienda, in cui insegniamo ai giovani futuri dipendenti cosa significa entrare nel mondo del lavoro, cosa significa far parte di Olivieri e cosa significa produrre l’eccellenza. È un bellissimo percorso. Questo ci ha permesso di passare, non senza qualche ostacolo, negli ultimi cinque anni, da 32 a 98 dipendenti, a tempo indeterminato. Persone reperite sul territorio, compreso una decina di stranieri”.


Come lo trovate il personale?


“Abbiamo rapporti con 4-5 agenzie interinali, poi li selezioniamo e formiamo noi con un metodo che abbiamo sviluppato internamente, tenendo conto del settore aziendale cui sono destinati”.


Le scuole professionali di Rimini vi aiutano?

“No. Ad oggi non abbiamo ancora sviluppato collaborazioni strutturate con realtà formative del territorio, ma ci piacerebbe molto costruirne in futuro. Ho mandato delle richieste all’Università di San Marino e alla Libera Accademia di Belle Arti (Laba) di Rimini, ma non ho ricevuto risposta. Non abbiamo rapporti nemmeno col Polo Tecnologico”.

Come avete superato il Covid?


“È stata dura, perché è arrivato proprio nel momento in cui stavamo preparando quella che poi è stata la collezione che ci ha lanciato sul mercato. L’avremmo presentata nell’aprile del 2020 al Salone del Mobile di Milano, che è poi stato cancellato. Invece siamo dovuti rimanere chiusi per sette settimane. Settimane in cui in smart working, insieme a quattro o cinque dei miei responsabili, l’abbiamo perfezionata e fino a presentarla direttamente a Rimini a circa 300 dei nostri clienti. Produciamo arredamenti d’interni fortemente personalizzati. La nostra forza è stata quella di aver codificato il mondo della progettazione. Un progetto ambizioso che non era mai stato fatto precedentemente. Io rappresento la quarta generazione. Insieme a me oltre ai miei zii Marco ed Enrica Olivieri, ci sono già i loro figli Alessia, Mattia e Daniele. Giovani ragazzi che si stanno mettendo in luce grazie al loro talento e al loro impegno. In questi anni abbiamo rinnovato gran parte del nostro parco macchine, acquistando 22 nuovi macchinari. Era un’azienda con grandi valori e competenze artigianali, che abbiamo progressivamente modernizzato a livello produttivo, organizzativo e tecnologico”.

I dazi americani (gli Usa sono uno dei principali mercati di esportazione) vi stanno danneggiando?

“I nostri mercati principali esteri sono attualmente Usa e Russia. E ovviamente le situazioni mondiali a cui stiamo assistendo, non ci aiutano sicuramente. Ma oltre ad un fattore lavorativo ne faccio soprattutto un fattore umano. Ciononostante, in questi anni siamo passati da circa 3 milioni di fatturato, chiudendo il 2025 a circa 12 milioni e mezzo, ancora in crescita rispetto al 2024 del 17%. E il nostro progetto conta di crescere ulteriormente anche quest’anno”.


Fate uso dell’Intelligenza Artificiale?

“Io, da circa un anno e mezzo, la uso abbastanza. All’inizio ho cercato di capire come impiegarla. Adesso la utilizzo fondamentalmente come sparring partner (compagno di allenamento). Cioè io sono il pugile e mi serve una figura con la quale allenarmi e quindi creare discussioni in ogni momento della giornata. Questo mi aiuta nel condividere pensieri e nella creazione di strategie e di input. Mi aiuta a chiarire le idee e tantissimo a prendere decisioni. Al momento la considero soprattutto uno strumento di supporto strategico e creativo che utilizziamo esclusivamente negli uffici: nel mio ufficio marketing, in quello creativo, la utilizziamo per creare contenuti video e di immagini, visualizzazioni, ecc… E un aiuto importantissimo è quello del testo: per tutto quello che riguarda e-mail, circolari, comunicazioni. Qui l’IA è veramente un professionista di alto livello. Il rischio è quello di perdere l’allenamento a scrivere”.

Avete bisogno di crescere anche fisicamente, cioè come spazio?


“Avremmo bisogno di nuovi spazi da edificare e confidiamo che il Comune di Rimini tenga conto della nostra storicità, del percorso fatto e della volontà concreta di continuare a investire sul territorio”.