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L’oro di Giovanni, il restauro e il trecento

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Croce di Mercatello in fase di restauroRitorna a Rimini, dopo 85 anni, la Croce di Mercatello sul Metauro (PU).

La maestosa e antica croce della chiesa di San Francesco è l’unica opera datata (1309 o 1314) e firmata dal capostipite della Scuola Riminese del Trecento, Giovanni da Rimini. L’opera è reduce dal restauro di questi mesi.

L’occasione dello spostamento dell’opera dalla sede originale ha reso possibile il suo temporaneo ritorno nella città natale del pittore, dove non era più stata esposta dal 1935, anno della prima grande mostra sul Trecento riminese curata da Cesare Brandi. La Croce, inoltre, non ha ricevuto interventi di restauro significativi dal 1966, quando si trovò coinvolta nell’alluvione di Firenze, dove era occasionalmente custodita per alcuni interventi conservativi.

L’opera è al centro della mostra L’oro di Giovanni. Il restauro della Croce di Mercatello e il Trecento riminese, allestita presso Palazzo Buonadrata, a Rimini, con ingresso gratuito dal 18 settembre al 17 novembre (aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30, previa presentazione del green pass).

Accanto alla Croce di Mercatello saranno esposte le sue cinque “sorelle”, altrettante opere di Giovanni da Rimini: la croce dipinta della chiesa di San Lorenzo a Talamello, il più piccolo crocifisso ‘Diotallevi’ dei Musei Comunali di Rimini, la croce sagomata dell’Antiquario Moretti di Firenze, il crocifisso Spina del maestro di Montefiore e la testa di Giuliano da Rimini, questi due ultimi di proprietà della Fondazione stessa e in deposito nei Musei Comunali. La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e da Soroptimist Rimini, e organizzata dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose A. Marvelli. Mostra e catalogo sono curati dai prof. Daniele Benati e Alessandro Giovanardi.

“Sarà un evento davvero emozionante”, promette Mauro Ioli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che sottolinea il ruolo particolare di Crédit Agricole Italia e dell’Associazione regionale delle Fondazioni bancarie nel rendere possibile l’esposizione, sostenuta anche da Fondazione Ordine dei Commercialisti Rimini, Digitalprint e Ikuvium.

Per la giornata inaugurale del 18 settembre sono previste visite guidate gratuite alle 16 e alle 17. Occorre prenotarsi sulla pagina web dedicata alla mostra (www. artecultura-fondcarim.it) o telefonare al numero 0541.351611. Posti disponibili fino ad esaurimento nel rispetto delle normative anti Covid.

“Riaccendere i riflettori sulla stagione del Trecento Riminese e su Giovanni, massimo esponente di quella straordinaria scuola pittorica di derivazione giottesca, vuol dire riproporre all’attenzione uno dei filoni più significativi della storia, non solo di Rimini ma dell’intera arte italiana. – fa notare Mauro Ioli, presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini – Con questa iniziativa vogliamo accompagnare questa fase di graduale ripresa con una utile proposta di bellezza e di riflessione”.

La mostra porrà a confronto le splendide croci di Giovanni presenti sul territorio italiano.

“La possibilità di vedere riunite tutte le grandi croci dipinte di Giovanni da Rimini costituisce un’occasione irripetibile per avvicinarsi a uno dei momenti più straordinari dell’arte italiana. – rilancia il prof. Daniele Benati – L’attuale mostra integra così quella tenuta nel 2018 alla National Gallery di Londra, incentrata sui piccoli dipinti di carattere devozionale dell’artista. La mostra aiuta a comprendere l’importanza che in età gotica le croci monumentali ricoprivano nell’arredo dello spazio sacro e nella liturgia”.

Per lo storico e critico d’arte riminese Alessandro Giovanardi (docente all’ISSR ‘Marvelli’): “ La mostra vuol dischiudere uno sguardo inedito e ravvicinato sull’operato di un maestro, teso tra le innovazioni narrative e ‘umanistiche’ di Giotto, presente a Rimini dalla fine del XIII secolo, e le finezze formali e simboliche della coeva cultura bizantina, dell’età dei Paleologi. Giovanni, pur con un inferiore numero di opere riconosciute, deve essere ritenuto un maestro di qualità non inferiore a Giotto”.

Tommaso Cevoli

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