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“La morte non è mai una soluzione”


Anche Rimini celebra la
45ª edizione della Giornata dal titolo “La morte non è mai una soluzione”. Sabato 4 febbraio due momenti in Basilica Cattedrale. Previste anche due testimonianze. I recapiti di chi può offrire aiuto

Domenica 5 febbraio la Chiesa Italiana celebra la 45ª Giornata Per la Vita, dal titolo “La morte non è mai una soluzione”.
Accanto al titolo, il Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana riporta una citazione del libro della Sapienza, “Dio ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte” (Sap 1,15).
L’auspicio dei Vescovi è che questo appuntamento: “Rinnovi l’adesione dei cattolici al ‘Vangelo della vita’, l’impegno a smascherare la ‘cultura di morte’, la capacità di promuovere e sostenere azioni concrete a difesa della vita, mobilitando sempre maggiori energie e risorse”.

Anche la Diocesi di Rimini celebra questa ricorrenza, e lo farà sabato 4 febbraio con due momenti in Basilica Cattedrale, a Rimini, organizzati Ufficio Diocesano per la Pastorale della famiglia.
Alle ore 16.30 adorazione eucaristica
Alle ore 17.30 Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Rimini, mons. Nicolò Anselmi.
Durante l’Adorazione Eucaristica saranno ascoltate le testimonianze di un padre e una madre.

È prevista la partecipazione di: Movimento per la Vita; associazione comunità Papa Giovanni XXIII; Associazione Difendere la vita con Maria; Forum delle Associazioni Familiari; Famiglie per l’Accoglienza; Centro Aiuto alla Vita; Rinnovamento nello Spirito Santo; Centro Internazionale Giovanni Paolo II.

“Il Signore crocifisso e risorto – ma anche la retta ragione – ci indica una strada diversa (dal diffondersi di una “cultura di morte”, ndr): dare non la morte ma la vita, generare e servire sempre la vita. Ci mostra come sia possibile coglierne il senso e il valore anche quando la sperimentiamo fragile, minacciata e faticosa. Ci aiuta ad accogliere la drammatica prepotenza della malattia e il lento venire della morte, schiudendo il mistero dell’origine e della fine. Ci insegna a condividere le stagioni difficili della sofferenza, della malattia devastante, delle gravidanze che mettono a soqquadro progetti ed equilibri… offrendo relazioni intrise di amore, rispetto, vicinanza, dialogo e servizio. Ci guida a lasciarsi sfidare dalla voglia di vivere dei bambini, dei disabili, degli anziani, dei malati, dei migranti e di tanti uomini e donne che chiedono soprattutto rispetto, dignità e accoglienza. Ci esorta a educare le nuove generazioni alla gratitudine per la vita ricevuta e all’impegno di custodirla con cura, in sé e negli altri”.

In calce, oltre al Messaggio integrale dei Vescovi Italiani, si trovano i riferimenti di realtà che nella Diocesi di Rimini possono – insieme alle diverse parrocchie, e in caso di difficoltà – offrire un aiuto di fronte ad una vita che nasce.

Se la tua famiglia vive un momento di difficoltà.
Se hai bisogno di aiuto di fronte ad una vita che nasce, puoi rivolgerti alla tua Parrocchia. Oppure ad uno dei seguenti recapiti:

CARITAS DIOCESANA
Via Madonna della Scala 7 – Rimini Tel. 0541.26040
Direttore: Mario Galasso caritas@caritas.rimini.it

MPV ALBERTO MARVELLI

Parrocchia San Nicolò.
Via Ravegnani, 3 – Rimini Presidente Anna Albini
Cell. 340.8023488
 e-mail:anna.albini0@gmail.com

CENTRO AIUTO ALLA VITA “ Carla Ronci”
 Rimini – Referente Anna Albini
Cell. 340.8023488
e-mail: anna.albini0@gmail.com

presso Parrocchia Gesù Nostra Riconciliazione
 Via della Fiera, 82- Rimini
Aperto il martedì dalle 10 alle 12

ASSOCIAZIONE DIFENDERE LA VITA CON MARIA”

Si incontra la terza domenica di ogni mese alle 20,30 al Santuario Madonna della Misericordia (Santa Chiara). – Rimini
Adorazione Eucaristica e preghiera del S.Rosario in difesa della Vita. Ref. Maria Gabriella Piccari

cell. 340.2513147
e-mail: mariagabriellapiccari@yahoo.it

CONSULTORIO FAMILIARE

(aderente all’UCIPEM)
Via Gambalunga, 46 sc.A – Rimini
Tel. 0541.313737 info@consultoriofamiglia.it
Prenotazioni su appuntamento. Consultare sito: www.consultoriofamiglia.it

ASS. PAPA GIOVANNI XXIII (Famiglia e Vita) Via Mameli,1 – Rimini Numero Verde – Tel. 800.035.036 Riferimento: Franca Franzetti
Tel. 0541.949297 Cell. 339.7292459 E-mail: cf.santapaola@apg23.org

POLIAMBULATORIO La Filigrana Centro Psicopedagogico – Rimini Per appuntamenti e informazioni Tel. 348.2539120

E-mail: lafiligrana@apg23.org Lun-Ven 17-19,30 Sab 10-12,30

MOVIMENTO PER L’AIUTO ALLA VITA “Associazione per l’aiuto alla vita” – Bellaria Resp. Dott. Luciano Brighi
Tel. 0541 344439

CENTRO AIUTO ALLA VITA
Via Zeno, 99 – Bellaria Tel. 0541.344439 Resp. Morena Barducci Cell. 349.7583366 E-mail: morenabarducci@libero.it

CENTRO AIUTO ALLA VITA
Piazza Battaglini, 7 – S. Mauro Pascoli Referenti: Angela Cell. 348.0435148 Antonietta Cell. 334.3059289
Primo e terzo mercoledì del mese ore 16-18

MOV. PER LA VITA – Riccione

Resp. Raffaella Montanari Cell. 349/3712744 Lene Villa Cell. 333.8083063

CENTRO AIUTO ALLA VITA“Il Sorriso”
(Parr. Mater Admirabilis) Via Gramsci, 39 – Riccione Martedì ore 15,30/17,30
Resp. Lucia Di Luigi – Cell. 333.1854

SPORTELLO VITA presso Caritas parrocchiale Via Roma, 3 – Morciano
Referente Alba Gennari Tel. 0541.988016
email: caritasmorciano@virgilio.it

Giovedì ore 9,00/12,00

PICCOLA FAMIGLIA DELL’ASSUNTA (Montetauro) Via Chiesa, 3 – Ospedaletto di Rimini
Tel. 0541.656882 – Tel e Fax 0541.389938
E-mail: piccolafamiglia@piccolafamiglia.it

PUNTO DI ASCOLTO PER LE MATERNITÀ DIFFICILI
Presso il Centro Per le Famiglie
P.tta dei Servi – Rimini Giovedì ore 10,00-12,00 Riferimento: Annarita Focchi 348.3527699 E-mail: annafocchi8@gmail.com

REGOLAZIONE NATURALE DELLA FERTILITÀ

Per Informazioni: Uff. Past. Per la Famiglia Tel. 0541/1835107 – 3288772700 upf@diocesi.rimini.it

LA MORTE NON È MAI UNA SOLUZIONE

Dio ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte” (Sap 1,14)

Il diffondersi di una “cultura di morte”

In questo nostro tempo, quando l’esistenza si fa complessa e impegnativa, quando sembra che la sfida sia insuperabile e il peso insopportabile, sempre più spesso si approda a una “soluzione” drammatica: dare la morte. Certamente a ogni persona e situazione sono dovuti rispetto e pietà, con quello sguardo carico di empatia e misericordia che scaturisce dal Vangelo. Siamo infatti consapevoli che certe decisioni maturano in condizioni di solitudine, di carenza di cure, di paura dinanzi all’ignoto… È il mistero del male che tutti sgomenta, credenti e non. Ciò, tuttavia, non elimina la preoccupazione che nasce dal constatare come il produrre morte stia progressivamente diventando una risposta pronta, economica e immediata a una serie di problemi personali e sociali. Tanto più che dietro tale “soluzione” è possibile riconoscere importanti interessi economici e ideologie che si spacciano per ragionevoli e misericordiose, mentre non lo sono affatto.

Quando un figlio non lo posso mantenere, non l’ho voluto, quando so che nascerà disabile o credo che limiterà la mia libertà o metterà a rischio la mia vita… la soluzione è spesso l’aborto.
Quando una malattia non la posso sopportare, quando rimango solo, quando perdo la speranza, quando vengono a mancare le cure palliative, quando non sopporto veder soffrire una persona cara… la via d’uscita può consistere nell’eutanasia o nel “suicidio assistito”.

Quando la relazione con il partner diventa difficile, perché non risponde alle mie aspettative… a volte l’esito è una violenza che arriva a uccidere chi si amava – o si credeva di amare –, sfogandosi persino sui piccoli e all’interno delle mura domestiche.
Quando il male di vivere si fa insostenibile e nessuno sembra bucare il muro della solitudine… si finisce non di rado col decidere di togliersi la vita.

Quando l’accoglienza e l’integrazione di chi fugge dalla guerra o dalla miseria comportano problemi economici, culturali e sociali… si preferisce abbandonare le persone al loro destino, condannandole di fatto a una morte ingiusta.
Quando si acuiscono le ragioni di conflitto tra i popoli… i potenti e i mercanti di morte ripropongono sempre più spesso la “soluzione” della guerra, scegliendo e propagandando il linguaggio devastante delle armi, funzionale soprattutto ai loro interessi.

Così, poco a poco, la “cultura di morte” si diffonde e ci contagia.

Per una “cultura di vita”

Il Signore crocifisso e risorto – ma anche la retta ragione – ci indica una strada diversa: dare non la morte ma la vita, generare e servire sempre la vita. Ci mostra come sia possibile coglierne il senso e il valore anche quando la sperimentiamo fragile, minacciata e faticosa. Ci aiuta ad accogliere la drammatica prepotenza della malattia e il lento venire della morte, schiudendo il mistero dell’origine e della fine. Ci insegna a condividere le stagioni difficili della sofferenza, della malattia devastante, delle gravidanze che mettono a soqquadro progetti ed equilibri… offrendo relazioni intrise di amore, rispetto, vicinanza, dialogo e servizio. Ci guida a lasciarsi sfidare dalla voglia di vivere dei bambini,

dei disabili, degli anziani, dei malati, dei migranti e di tanti uomini e donne che chiedono soprattutto rispetto, dignità e accoglienza. Ci esorta a educare le nuove generazioni alla gratitudine per la vita ricevuta e all’impegno di custodirla con cura, in sé e negli altri. Ci muove a rallegrarci per i tanti uomini e le donne, credenti di tutte le fedi e non credenti, che affrontano i problemi producendo vita, a volte pagando duramente di persona il loro impegno; in tutti costoro riconosciamo infatti l’azione misteriosa e vivificante dello Spirito, che rende le creature “portatrici di salvezza”. A queste persone e alle tante organizzazioni schierate su diversi fronti a difesa della vita va la nostra riconoscenza e il nostro incoraggiamento.

Ma poi, dare la morte funziona davvero?

D’altra parte, è doveroso chiedersi se il tentativo di risolvere i problemi eliminando le persone sia davvero efficace.
Siamo sicuri che la banalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza elimini la ferita profonda che genera nell’animo di molte donne che vi hanno fatto ricorso? Donne che, in moltissimi casi, avrebbero potuto essere sostenute in una scelta diversa e non rimpianta, come del resto prevedrebbe la stessa legge 194 all’art.5. È questa la consapevolezza alla base di un disagio culturale e sociale che cresce in molti Paesi e che, al di là di indebite polarizzazioni ideologiche, alimenta un dibattito profondo volto al rinnovamento delle normative e al riconoscimento della preziosità di ogni vita, anche quando ancora celata agli occhi: l’esistenza di ciascuno resta unica e inestimabile in ogni sua fase. Siamo sicuri che il suicidio assistito o l’eutanasia rispettino fino in fondo la libertà di chi li sceglie – spesso sfinito dalla carenza di cure e relazioni – e manifestino vero e responsabile affetto da parte di chi li accompagna a morire?

Siamo sicuri che la radice profonda dei femminicidi, della violenza sui bambini, dell’aggressività delle baby gang… non sia proprio questa cultura di crescente dissacrazione della vita?
Siamo sicuri che dietro il crescente fenomeno dei suicidi, anche giovanili, non ci sia l’idea che “la vita è mia e ne faccio quello che voglio?”

Siamo sicuri che la chiusura verso i migranti e i rifugiati e l’indifferenza per le cause che li muovono siano la strategia più efficace e dignitosa per gestire quella che non è più solo un’emergenza?
Siamo sicuri che la guerra, in Ucraina come nei Paesi dei tanti “conflitti dimenticati”, sia davvero capace di superare i motivi da cui nasce? «Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione» (Francesco, Omelia al sacrario di Redipuglia, 13 settembre 2014).

La “cultura di morte”: una questione seria

Dare la morte come soluzione pone una seria questione etica, poiché mette in discussione il valore della vita e della persona umana. Alla fondamentale fiducia nella vita e nella sua bontà – per i credenti radicata nella fede – che spinge a scorgere possibilità e valori in ogni condizione dell’esistenza, si sostituisce la superbia di giudicare se e quando una vita, foss’anche la propria, risulti degna di essere vissuta, arrogandosi il diritto di porle fine. Desta inoltre preoccupazione il constatare come ai grandi progressi della scienza e della tecnica, che mettono in condizione di manipolare ed estinguere la vita in modo sempre più rapido e massivo, non corrisponda un’adeguata riflessione sul mistero del nascere e del morire, di cui non siamo evidentemente padroni. Il turbamento di molti dinanzi alla situazione in cui tante persone e famiglie hanno vissuto la malattia e la morte in tempo di Covid ha mostrato come un approccio meramente funzionale a tali dimensioni dell’esistenza risulti del tutto insufficiente. Forse è perché abbiamo perduto la capacità di comprendere e fronteggiare il limite e il dolore che abitano l’esistenza, che crediamo di porvi rimedio attraverso la morte?

Rinnovare l’impegno

La Giornata per la vita rinnovi l’adesione dei cattolici al “Vangelo della vita”, l’impegno a smascherare la “cultura di morte”, la capacità di promuovere e sostenere azioni concrete a difesa della vita, mobilitando sempre maggiori energie e risorse. Rinvigorisca una carità che sappia farsi preghiera e azione: anelito e annuncio della pienezza di vita che Dio desidera per i suoi figli; stile di vita coniugale, familiare, ecclesiale e sociale, capace di seminare bene, gioia e speranza anche quando si è circondati da ombre di morte.

Roma, 21 settembre 2022
IL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA