Magica, esaltante e seducente, la parola “ libertà” continua a colorare i nostri sogni e ad alimentare ansie e paure dell’immaginario collettivo.
L’epoca moderna si era aperta con la dichiarazione dei “Lumi” che collocava la liberté al primo posto nel mitico trinomio della rivoluzione francese. E per libertà si intendeva l’affrancazione da ogni vincolo religioso: libertà dalla religione per conseguire la libertà della ragione. L’unica autorità vera era quella costituita nel nome del popolo sovrano, a cui tutti – anche il re – si dovevano sottomettere.
Difatti “l’erba-voglio non cresce neanche nel giardino del re”.
Oggi è proprio l’erba-voglio la più coltivata in tutti i giardini. Basti vedere l’uso quasi ossessivo di quell’a me mi va, dove la ripetizione scorretta del riflessivo – “a me mi” – tradisce il passaggio dalla concezione prometeica – libertà da autorità, limiti e vincoli – alla concezione narcisista, tipica di questa nostra era postmoderna: libertà come voglia di autoaffermazione. Con la crisi della ragione, regna ora sovrana la dea-emozione… “ Cristo ci ha liberati per farci vivere effettivamente nella libertà” (Gal 5,1): è il manifesto della libertà cristiana. Per la Bibbia la libertà non è una teoria né un sogno. È una storia, una grazia, una vocazione.
Storia. Tutta la storia della salvezza è una grande avventura di liberazione, di cui Dio è il protagonista, Israele il beneficiario. E tutta la vita di Gesù è una storia di libertà. È lui l’uomo nuovo, pienamente libero. È libero perché si sa amato dal Padre, e questo amore gli basta a farlo felice e a renderlo libero anche di fronte alla madre di tutte le paure, quella della morte: solo uno così poteva liberarci.
Grazia. L’uomo non nasce libero, è schiavo dell’egoismo, e da solo non riesce a liberarsi. Cristo è venuto a s-legarci: lo fa comunicandoci il suo Spirito d’amore, sorgente di vera libertà. Non siamo più schiavi per ricadere nella paura, ma figli liberi di amare e di servire.
Vocazione: una volta battezzati siamo stati “ chiamati a libertà” (Gal 5,13). L’unica legge è quella dell’amore: quando mi sento riconosciuto e amato, mi scopro libero, perché allora posso uscire da me e darmi come sono.
Una citazione scintillante: “Chi regala la propria libertà, è più libero di uno che è costretto a tenersela” (don Milani), ma si può regalare la propria libertà, solo se – è sempre il ‘pretaccio’ di Barbiana – si è “servi di Cristo e di nessun altro”.
Francesco Lambiasi

