Il Ponte

In mare per ‘liberare’ il Mediterraneo

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Una nave solcherà presto il Mediterraneo. Al “timone” c’è il riccionese Francesco Cavalli, amministratore delegato del riminese Icaro Group, già impegnato nel Premio Ilaria Alpi e attivo sul fronte delle onlus Cittadinanza e Amani. Obiettivo dichiarato dell’imbarcazione: rintracciare e salvare chi rischia di morire in mezzo al mare. Anche con la pandemia si continua ad affogare nel Meditarraneo, alla disperata ricerca di un porto sicuro per sfuggire dalla guerra e dai lager libici. 40 metri di lunghezza con 10 persone di equipaggio e 9 tra medici, infermieri, soccorritori, mediatori, giornalisti e fotografi, la nave batterà bandiera “ResQ-People Saving People”: l’associazione nata negli ultimi mesi per rinforzare il fronte del salvataggio dei migranti sulle pericolose rotte via mare. “Saremo gli ultimi arrivati – afferma Luciano Scalettari, giornalista di ‘Famiglia Cristiana’ e presidente della onlus ma crediamo che ci sia bisogno di 10, 100 navi in più a presiedere quel tratto di mare, dove troppo spesso gli sos cadono nel vuoto”.

Nata dall’idea di pochi amici, la neonata onlus ha già iniziato a “spiegare” le vele, e oltre 800 soci, tutti uniti nel “dire basta allo stillicidio di vite umane nel Mare Nostrum a pochi km da casa nostra, sia di coloro che muoiono affogati, sia di coloro che vengono riportati nei lager libici” afferma il 52enne Cavalli (nella foto al lavoro con Scalettari).

Qual è obiettivo di ResQ?

“Ci siamo uniti per dare un segno concreto e contrastare la cultura dell’indifferenza, mettendo in mare un’altra nave che sostenga donne, uomini e bambini, costretti a spostarsi da situazioni drammatiche o volenterosi di inseguire il proprio sogno, come di diritto.

Il nostro obiettivo è quello di aggiungere, con il contributo di chi non è indifferente, una nave alla flotta umanitaria, oggi del tutto insufficiente. Questo è quanto abbiamo scritto nella mission, direi che c’è tutto”.

Quando salperà?

“Stiamo lavorando per riuscire ad essere in mare ad inizio estate per affrontare il periodo di maggiore movimento e quindi maggiore rischio nel Mediterraneo”.

È il tuo primo impegno con una nave umanitaria.

“Ho sostenuto altre iniziative in modalità diverse, questa è la prima volta che ho scelto di impegnarmi in prima persona”.

Sei comunque molto attivo sul fronte della cooperazione internazionale.

“Si, da anni sono impegnato soprattutto con l’Africa e per l’Africa insieme ad Amani, ong della quale sono stato anche vicepresidente per un decennio.

Negli ultimi anni insieme ad altri amici giornalisti ci siamo costituiti in associazione ‘Hic Sunt Leones’, con lo scopo di parlare di più di Africa.

Conoscere e far conoscere le situazioni, le storie di uomini e donne africani, le dinamiche che stanno dietro alle scelte e alla vita delle persone credo sia il primo modo di aiutare”.

Di naufraghi non si parla più tanto. Sono terminati i viaggi della speranza e i rischi ad esso collegati?

“In realtà continuano purtroppo ad arrivare notizie di migranti naufraghi, gli aiuti in mare sono molto limitati e sicuramente non ci arrivano notizie di tutti. I periodi di movimento nel Mediterraneo sono legati anche alla stagionalità: mettersi in viaggio in inverno è sicuramente più pericoloso quindi i numeri sono inferiori. Poi ci sono anche le stagioni della politica e dell’informazione e in questo periodo le notizie sui flussi migratori non sono la priorità dell’agenda politica. Nel bene e nel male”.

A dicembre avete dato vita ad una raccolta fondi per mettere in mare la nave. E una maratona di 8 ore con i conduttori di Caterpillar, e la partecipazione di tanti nomi importanti dello spettacolo, del cinema, dello sport. Che esperienza è stata?

“Un grande lavoro di squadra che ho avuto il privilegio di coordinare. Una vera sfida considerando che l’iniziativa è stata decisa il 20 novembre e realizzata

il 13 dicembre. Un lungo telethon su Facebook di 9 ore dal titolo Tra il dire e il Mare, otto ore per fare una nave, + 1 perché abbiamo aggiunto un’ora di diretta di attesa. Un successo quasi inaspettato, con la partecipazione di tanti volti noti che hanno aderito a ResQ: da Paolo Maldini a Elio delle Storie tese, da Giulia Michelini a Lella Costa, Pif, Alessandro Bergonzoni e tantissimi altri, l’elenco sarebbe lungo.

Ovviamente la costante presenza del presidente onorario, nonché anima di ResQ, Gherardo Colombo.

Abbiamo raggiunto 150mila persone con una lunga coda che è arrivata oltre il Natale. È significativo che si siano raccolti con questa sola iniziativa quasi 200mila euro, grazie anche all’Unione Buddhista Italiana che ha donato 100mila euro”.

A bordo avete ‘imbarcato’ anche don Virginio Colmegna.

Che figura è?

“Ho conosciuto don Virginio tanti anni fa alla Caritas ambrosiana a Milano e mi ha fatto piacere ritrovarlo ‘imbarcato’ con ResQ. Don Virginio è un instancabile appassionato dell’uomo. Uno a cui piace andare al sodo, poche chiacchiere, quando c’è da fare per aiutare dove c’è bisogno per salvare vite umane lui è lì, in prima linea”.

Cosa può fare Rimini ora per ResQ?

“Credo che a Rimini ci sia una forte sensibilità al tema del soccorso in mare, forse perché il mare rappresenta la sua storia e la sua vita. Mi ha fatto piacere ritrovare nella lista dei soci che hanno aderito a ResQ diversi riminesi, alcuni amici altri che non conoscevo (tra i soci riminesi, figurano il direttore di Caritas diocesana Mario Galasso, Samuele Ramberti e altri ancora, ndr). C’è ancora tantissimo da fare quindi avanti, c’è posto. Per aderire, o semplicemente aiutare, basta andare sul sito www.resq.it”.

Quanti soldi occorrono per mettere in acqua una barca del genere?

“Ci siamo dati due obiettivi, il primo è un milione di euro che serve per acquistare la nave, armarla per il soccorso, metterla in mare e fare le prime missioni.

Poi occorrerà mantenerla per continuare a navigare per assistere i naufraghi del Mediterraneo”.

Quante persone sono a bordo?

“Ad oggi sono più di 800 i soci di ResQ e oltre 3mila i donatori attivi più diverse reti, associazioni e realtà di vario tipo che hanno scelto di sostenere il progetto.

ResQ nasce con l’idea di un coinvolgimento dal basso trasversale, apolitico, di persone che vogliono salvare persone, people saving people appunto!

I numeri specifici di equipaggio e volontari sarà misurato sul tipo di nave che riusciremo ad acquistare”.

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