Home Ponte Giovani “IL MONDO HA BISOGNO DELLA VOSTRA COMUNIONE”

“IL MONDO HA BISOGNO DELLA VOSTRA COMUNIONE”

È passato poco più di un mese dalla visita di Papa Leone XIV a Rimini. Un evento storico, tanto atteso quanto amato, di cui il ricordo è e sarà indelebile per tanto tempo.
Tra le tante dimensioni di questo avvenimento, c’è quella dell’incontro con il mondo dei giovani. Cosa rimane in loro di tutto questo?

La testimonianza di una giovane riminese presente al Meeting

“Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione”. È così che Papa Leone XIV ha parlato a giovani, bambini e famiglie, nella prima tappa dentro i padiglioni del Meeting, al Villaggio Ragazzi.
Nel caldo pomeriggio riminese di sabato 22 agosto, Il Papa è arrivato alla Fiera di Rimini alle 14.53. Ad attenderlo in Fiera c’erano circa 60.000 persone. Dopo essere entrato nei padiglioni, ha visitato la mostra su Sant’Agostino, suo amato Santo, e quella su Léon Harmel, caro amico di Papa Leone XIII e primo pioniere della Rerum Novarum, per poi raggiungere il Villaggio Ragazzi e, successivamente, l’atteso discorso nell’Auditorium.
Dentro i padiglioni della fiera si respirava un’aria di trepidante attesa. Le ore precedenti all’arrivo del Papa erano già dettate dalla sua non-ancora presenza. Sembrava di vivere la frenesia che accade in casa quando un amico che non viene da tempo sta per arrivare. Allora, si sistema tutto: i volontari delle pulizie hanno tirato a lucido la Fiera, altri visitatori preparavano già gli zainetti nelle postazioni più strategiche per accoglierlo per primi. I volontari che facevano hostess e steward erano nella loro veste migliore. Ognuno, quel giorno, costruiva al meglio che poteva il piccolo pezzettino di Meeting che gli era stato affidato. Tutti si muovevano con trepidazione, alcuni senza neanche sapere in fondo perché, e altri, con semplicità, dicevano: “Viene il Papa!”.
Forse queste prime impressioni erano già un’anticipazione delle parole che il Papa avrebbe pronunciato poco dopo: “Sinodalità non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo”.
Ecco, nella viva e concreta attesa di quell’uomo, non ci si poteva non chiedere: chi è quest’uomo? E cos’è questa strana unità tra noi, se non una diversità armoniosa perché legata dalla stessa origine riconosciuta?

L’arrivo e l’esperienza dei giovani

Quando il Papa è entrato, tutto il popolo del Meeting è esploso in una gioia vera, viva ed entusiasta. Anche i suoi primi sguardi sono stati di stupore, quasi di meraviglia, fino a quelle parole e a quei “grazie” commossi e paterni dell’accoglienza fatta all’amico tornato a visitare casa tua.
Tra le parole più significative che ha speso, ci sono state senza dubbio quelle sul Villaggio Ragazzi: “Ancora oggi possiamo ripetere le stesse parole. E se ci sarà comunione nel mondo, comincia con voi giovani, perché voi sapete costruire la comunione con l’amicizia, sapete rispettarvi gli uni gli altri per costruire la pace e il mondo ha bisogno di voi, del vostro entusiasmo, della vostra carità, della vostra fedeltà”.
Queste parole del Papa non possono non risuonare nella mente e nel cuore di chi le ha sentite lì di fronte a lui, e di chi le ha ascoltate in streaming. In un mondo così dilaniato dalle guerre, il Papa ci dice cosa possiamo fare, costruire rapporti di amicizia fatti di entusiasmo, carità e fedeltà. È proprio questa che lui ha dimostrato abbracciando e stringendo a sé qualsiasi bambino che durante la visita gli è stato portato. Proprio quell’amicizia sincera che ha dimostrato, baciando sulla fronte anziani e infermi che gli capitavano davanti. Che cosa ha permesso a quest’uomo di accogliere, sinceramente, tutti i miei fratelli più bisognosi?
Non si può scambiare l’attesa di quest’uomo, come quella per una pop star, come alcuni giornali hanno voluto far passare. Le file che abbiamo visto non erano file che si vedono ai concerti gremite da gente presa da un’agitazione per un personaggio famoso. Non era neanche una preparazione organizzata per un evento finalizzato a una divinizzazione mondana. Guardando quest’uomo dai capelli bianchi, con una tonaca bianca, e con due occhi vivi e un sorriso così scolpito, non viene altro da chiedersi se non: chi sei? Che cosa rende possibile abbracciare un centinaio di bambini che nella folla gli sono stati porti? Che cosa gli ha permesso di prendere in braccio bambini con gravi disabilità, baciare sulla fronte anziani e uomini con altre difficoltà motorie?
Cosa ha permesso a questo amico di sentirsi già a casa, in casa mia? Di accogliere e abbracciare tutti i miei fratelli nel momento del bisogno?
La presenza e la vicinanza del Papa non sono state solamente fisiche, ma anche verbali, con parole di stima e di strada. In particolare, vorrei sottolineare la sua stima per la realtà in cui viviamo come segno, inequivocabile, della compagnia che Dio fa a noi: “Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo: voi lo sapete, perché siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare”. L’amore di cui parla il Santo Padre è proprio “l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti (ogni aspetto della vita) da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato”. Coloro che vivono in tale amore, sono “pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti”.
Ogni gesto e ogni parola detta dal Papa dentro la Fiera del Meeting, soprattutto a noi giovani, ha mostrato la strada: un’intima convivenza con Cristo porta ad amare ogni persona e ogni posto in cui si è, e questo è l’unico modo affinché “l’Amor che move il sole e l’altre stelle” possa sistemare il disordine – cioè la lontananza dal Bene – in cui si trovano le nostre anime e il mondo in cui viviamo.

Emilia Protti