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GIOVANI E VIOLENZE Specchio di un mondo adulto

Proteste violente (foto Ansa:Sir)

L’avevamo constatato in occasione degli atti delinquenziali compiuti nelle scorribande a Roma con la macchina elettrica e ora lo rileviamo nuovamente dopo i fenomeni di vandalismo ad opera anche di minorenni per le strade di Milano.

Ma ce lo dicono anche tante cronache locali di ogni giorno. Quello che sconcerta è la totale sorpresa dei genitori di fronte ai reati compiuti dai loro figli. Quei padri e quelle madri che sono chiamati in Questura a rispondere per il figlio fermato e che non sanno come spiegarsi l’accaduto. Le famiglie da cui provengono questi ragazzi non sono tutte indigenti, né tanto meno malavitose, in numerosi casi si potrebbero definire famiglie “normali”.

A maggior ragione, è evidente che – una volta condannata fermamente ogni forma di violenza e danneggiamento della cosa pubblica – sia necessario interrogarsi sulle cause di questo disagio di una generazione di adolescenti che non è intercettato, conosciuto e capito dagli adulti. Molte responsabilità sono certamente delle famiglie.

Se privi dell’esempio genitoriale, i ragazzi subiscono, senza alcun antidoto, i condizionamenti e i messaggi provenienti dalla Rete e dai social. Il mondo virtuale pullula di inviti alla violenza, alla sopraffazione, alla necessità di primeggiare. Ma certamente non è solo quello.

Che dire delle guerre in atto e delle stragi di Stato che si consumano ogni giorno nel mondo, favorite da una politica assente? O delle logiche

economiche che favoriscono i più ricchi, ormai pochissimi, a fronte di una sterminata folla di poveri? Non è violenza questa, di cui i nostri ragazzi si nutrono ogni giorno?

La prima risposta istituzionale, una risposta di adulti, è stata il varo di un nuovo decreto sicurezza e lo schieramento a Milano di cinquecento paracadutisti della Folgore, cinquecento militari preparati per impegnative operazioni di guerra. Ma non sarebbe stato segno di maturità politica inviare nelle periferie milanesi anche cinquecento educatori ed educatrici di strada? Si dirà che chiamare in campo queste risorse esige tempi lunghi, mentre alla violenza è necessario rispondere con immediatezza.

Verissimo. Ma è altrettanto vero che alle istituzioni e alla politica non è mancato il tempo di scelte a sostegno non formale di presenze educative, tante già presenti.

Pur condannando senza riserve la loro violenza, questi adolescenti e preadolescenti sono figli nostri e con loro è necessario pensare e costruire la città come luogo di un’amicizia sociale fondata sulla giustizia e sula solidarietà. Un’impresa difficile ma non impossibile, come difficile ma non impossibile è cambiare una politica povera di visione e di capacità di discernimento, una politica assorbita dalla ricerca quasi spasmodica di consensi elettorali anche inseguendo fatti di cronaca e cavalcando paure, insicurezze, diffidenze.