Dici grazia e pensi Maria.
Grazia è l’amore gratuito, fedele e irrevocabile di Dio. La verità fontale, la realtà assolutamente originale, primordiale e originante non è il peccato originale. È la grazia: il Padre ci salva generando il Figlio per noi e includendo in questa generazione chiunque entri nella comunione con il Figlio, a cominciare dalla Madre. Maria è santificata dal primo istante del suo concepimento proprio perché intimamente associata al Figlio; la sua innocenza originale si spiega con questa immediata vicinanza a lui: con Cristo e come Cristo, ella discende fisicamente dal vecchio Adamo, ma appartiene a un’epoca precedente il primo peccato del mondo.
“ Tutto è grazia”: sono le ultime parole del diario del giovane curato di campagna, di Bernanos. Tutto è grazia, cioè niente è dovuto. Tutto è dono gratuito di Dio: il suo amore non si può lucrare; del suo favore non ci si può appropriare.
Ma questa non è né la nostra inesorabile condanna né la nostra irrimediabile sfortuna. E’ piuttosto il nostro vero guadagno e il nostro incalcolabile merito: “ tutto dipende non dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia” ( Paolo ai Romani: 9,16). “ Tale è la misericordia di Dio verso gli uomini – dichiara il Concilio di Trento – da considerare meriti nostri quelli che sono in realtà doni suoi”. Ci è chiesto solo di accogliere e di ringraziare. E secondo l’ottica evangelica niente è più attivo dell’accogliere, niente più concreto del ringraziare. Il merito vero del cristiano consiste nel ricevere: “Che cosa mai possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?” (Paolo ai Corinzi:1,4.7).
Questo è il messaggio di Maria, l’Immacolata: l’angelo la proclama “ piena di grazia”, cioè “graziata”, salvata dall’istante zero della sua esistenza, e perciò “graziosa”, ricolmata dell’amore divino. E Maria acconsente alla grazia e vi si abbandona: “ Eccomi, avvenga per me secondo la tua parola”, risponde a Gabriele.
Non dice: “Io faccio o io debbo fare o io voglio fare secondo la tua parola”, ma: “avvenga per me”: nessun doverismo in lei, nessun volontarismo. “ E la Parola si è fatta carne” nel suo grembo.
La storia di Myriam di Nazareth ci dice che l’essere viene prima del fare, e che ciò che più conta è lasciarsi fare per essere veramente come Dio ci vuole. Maria è ricettiva, ma non passiva. E così è diventata “ la faccia che a Cristo più si somiglia”
(Dante). Miracolo della grazia! E della piena di grazia…

