Noi siamo pronti, e te? Lo dice Kimi Antonelli nello spot della tv che trasmette i gran premi di Formula Uno. Non vorrei farla troppo lunga per una vocale impropria, il te invece del più corretto tu, ma mi è sembrata un po’ una forzatura. Antonelli, bolognese con residenza a San Marino, astro nascente della Formula Uno, è un pilota di talento ma anche un ragazzo con la testa sulle spalle. Lo scorso anno ha dato l’esame di maturità mentre già correva ai massimi livelli ed ha padronanza dell’inglese. Che tenga alta nel mondo la fama della via Emilia dei motori, come nelle moto il viserbese Bezzecchi, è senz’altro motivo di orgoglio per tutta la regione. Ma c’era proprio bisogno di quella sgrammaticatura?
Capisco che l’immagine del giovane pilota irriverente e sbarazzino funzioni, ma dopo Valentino Rossi e Marco Simoncelli rischia di diventare un cliché. Jannik Sinner, per dire, ha un accento bolzanino che sa di crauti dalla prima all’ultima sillaba ma il suo italiano è impeccabile. Perché il romagnolo invece deve sempre parlare come se fosse al bar con gli amici? Giusto ricordare che siamo divertenti e mattacchioni, ma quando è il caso. Altrimenti, anche quando siamo sul tetto del mondo, rischiamo di passare esclusivamente come un popolo di Palmiro Cangini.

