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Diocesi virtuosa, il Bilancio sorride

Duomo di Rimini - Diocesi di Rimini

Il debito è sceso considerevolmente, la contrazione dei costi continua così come la buona amministrazione, come accade in ogni famiglia Il “conto” resta ancora importante, e occorreranno diverse stagioni per azzerarlo ma la Diocesi di Rimini è sulla strada buona, anche la Congregazione per il Clero ha fatto i complimenti per come negli anni la Chiesa riminese sta gestendo la situazione, con attenzione certosina animata però da una grande certezza: “Ogni euro nella Chiesa deve essere speso per il bene delle persone, per sostenerne la speranza e la gioia, attraverso l’evangelizzazione, per assecondarne la vita concreta, attraverso la carità; per sostenere la reale possibilità di tutto ciò attraverso strutture indispensabili ed essenziali”.

È così che l’Economo diocesano inquadra il Bilancio 2021 della Diocesi di Rimini, appena presentato ai sacerdoti nell’Assemblea di Presbiterio, inviato alla Congregazione per il Clero, e ora pubblicato su ilPonte, come accade dal 2014. Quello del 2021 è stato già approvato dal Consiglio Economico diocesano, formato da tre preti e quattro laici esperti di economia (oltreché da Vescovo, Vicario, economo e vice- economo diocesano). Chi volesse prenderne visione analitica del Bilancio può farlo passando negli uffici dell’economato.

Il totale ricavi 2021 è di 4.751.257 euro, a fronte di 4.830.375 dell’anno precedente. I costi sono stati di 2.357.037, contro i 2. 992.606 euro del 2020, per un avanzo di gestione di 2.394.20 euro (1.837.769 l’anno precedente). Meno ricavi ma maggiore contrazione delle spese generano dunque un risultato annuale migliore del 2020.

Questa situazione ha portato ad una ulteriore, significativa riduzione del debito bancario: da 18..028.213 a 15.993.074 euro. Un debito che resta importante, ma per il quale la Diocesi si sta impegnando con tutte le forze, con risultati sotto gli occhi di tutti.

“La filosofia che anima l’operato della Diocesi si basa sulla sostenibilità” fa notare l’Economo Diocesano. Senza dimenticare che molti costi sostenuti dalla Chiesa riminese (e italiana) sono supplenza di ciò che lo Stato dovrebbe fare ma non riesce a fare e di fatto non fa. “ Attraverso la sussidiarietà passa molto della testimonianza cristiana che ci sta a cuore”.

Il capitolo più importante di spesa è quello relativo alla carità, non quantificabile in un’unica voce di spesa ma sparso in mille rivoli (Caritas, Fondo per il lavoro, parrocchie, carità del Vescovo, carità diretta della Diocesi, ecc).

Inoltre, oltre ai contributi diretti, la Diocesi elargisce numerosi contributi indiretti (affitti non richiesti, spazi dati gratuitamente).

La storia di un debito

Tra il 2000 e il 2012 la Diocesi ha accumulato un debito dovuto a diversi motivi: restauro del vecchio seminario (12 milioni di euro)

  • costruzione nuovo seminario (11,5 milioni di euro)
  • costruzione complesso parrocchiale Villa Verucchio (4,5 milioni)
  • costruzione complesso parrocchiale Bordonchio (5 milioni)
  • costruzione Centro Giovani Riccione (500.000 euro)
  • acquisto frequenza TV diocesana Icaro (500.000 euro)
  • costituzione Istituto Superiore Scienze Religiose (500.000 euro)
  • acquisto azioni Cassa Risparmio Rimini (1 milione)
  • altre opere sparse in diocesi (500.000) Totale 36 milioni di euro di debito bancario.

In questa cifra spiccano le spese sostenute per il seminario. “ Lo spostamento del seminario è stato ritenuto necessario sia per contenere i costi di esercizio del vecchio, sia per valorizzare un complesso edilizio (San Fortunato) che diversamente sarebbe rimasto decadente. – fa notare don Manduchi – Il nuovo seminario è attualmente l’unico luogo dove si svolgono le attività diocesane più numerose e diversificate (a parte le celebrazioni in Duomo). Contestualmente si è risposto alla necessità della popolazione della zona di costituire un polo scolastico tra i più efficienti in Provincia”.

I responsabili diocesani di allora prevedevano di pagare queste spese con alcune alienazioni. Tra le più rilevanti vi era un accordo di programma col Comune di Rimini che prevedeva, a fronte della cessione di terreni agricoli di proprietà, la trasformazione in aree edificabili di altri lotti che, commercializzati, avrebbero pareggiato la partita.

Purtroppo l’operazione è stata pregiudicata dalla crisi economico- finanziaria del 2010 che ha ridotto i valori di mercato (e conseguentemente le entrate per la Diocesi) di oltre il 60%.

Nel 2012 e 2013 si è reso dunque necessario ricorrere al credito bancario per far fronte ai debiti, insieme ad un piano di rientro (presentato alla Congregazione per il Clero di Roma) che consentisse in un lasso realistico di tempo di azzerare il debito accumulato.

Sette le linee strategiche adottate:

  1. riduzione dei costi di gestione della Diocesi
  2. ottimizzazione delle fonti di reddito
  3. ristrutturazione del debito bancario trasformando i fidi in mutui, andando a contrattare il tasso di interesse di ogni conto e riducendo il più possibile gli istituti bancari coinvolti
  4. cessione di quelle attività della Diocesi (Libreria Pagina, Agenzia Viaggi Ariminum, ecc.) che non appartenevano al cor business della Chiesa riminese
  5. alienazione di immobili non più necessari alla vita pastorale
  6. coinvolgimento del clero e dei laici affinché -salvo diversa esplicita destinazione (Caritas, Seminario, Casa del Clero, Missioni, 8×1000, ecc.)- contribuissero con lasciti, donazioni, lavoro volontario ad abbassare il debito
  7. non aprire nuovi debiti e fare in modo che ogni nuova iniziativa pastorale ed ecclesiale si autosostenesse.

Anno dopo anno, queste scelte, a partire dal 2014 (il primo anno con un bilancio in attivo), con una riduzione annua media circa 2,5 milioni, hanno portato ad un risultato importante. Il debito è passato dai 36 milioni del 31.12.2012 a meno di 16 milioni.

Questo risultato non ha comunque impedito alla Diocesi di: 1. non licenziare dipendenti 2. continuare a sostenere le parrocchie e le numerose comunità dell’entroterra 3. non ridurre le iniziative pastorali e di intraprenderne di nuove 4. continuare a finanziare gli “strumenti pastorali” ritenuti indispensabili (ISSR Marvelli, Radio e Tv Icaro, ilPonte, Fondazione Marvelli, Azione Cattolica, Caritas, Seminario, ecc.)

Il futuro prossimo

“Non siamo ancora fuori dal tunnel. – è realistico don Manduchi – Anzi occorre proseguire il cammino verso l’azzeramento del debito con alcuni progetti in essere”. Tra questi c’è l’alienazione dell’ex Casa dei Ritiri (2,5 milioni di euro, che porteranno a fine 2022 il debito globale a 13,5 milioni di euro). Nel 2022 e 2023 saranno poi incassate le ultime due rate del diritto di superficie (2 milioni di euro) che il Comune di Rimini deve alla Diocesi per i 60 anni di uso dell’ex seminario ora Scuola Media Marvelli.

A questi progetti va aggiunto 1 milione di euro di avanzo totale preventivato per il 2022 e 2023.

A fine 2023 il debito andrà ad essere poco più di 10 milioni.

Il futuro a lungo termine

Stante le sempre crescenti esigenze delle famiglie e delle parrocchie, per arrivare all’obiettivo di azzerare il debito, occorre mettere in campo nuove misure straordinarie. Tra queste, l’alienazione di un terreno edificabile in località Celle (Rimini), e di un terreno edificabile a Coriano.

“ Naturalmente occorre poi continuare a risparmiare. – rilancia l’Economo diocesano – Infatti oltre alla gestione delle attuali attività anche nuove esigenze si affacciano all’orizzonte e interpellano il compito di evangelizzazione della Diocesi”. Ad esempio l’acquisto di un immobile necessario per ampliare la capacità operativa della Caritas diocesana, ma anche alcune manutenzioni straordinarie in Duomo da renderlo più “vivibile” per una ricaduta di valore sulla città e sulla Diocesi.

Conclusione

Da un debito elevato, grazie all’avanzo annuo e a qualche significativa alienazione (il cui rovescio della medaglia è però l’abbassamento dei ricavi da locazioni), la Diocesi di Rimini sta lentamente ma inesorabilmente diminuendo il debito.

Resta un conto salato. Un piano di rientro realistico prevede infatti che alla Diocesi servano più di 20 anni per azzerare il debito (fino al 2044). “ Ci attende al varco soprattutto la situazione sociale ed economica delle famiglie sempre più in difficoltà e sempre più bisognose del nostro aiuto. – è la previsione di don Manduchi – E le parrocchie sono nella stessa difficile situazione delle famiglie”.

Covid e conseguenze economiche della guerra gravano sui bilanci delle parrocchie, affidate sempre più alla responsabilità e sostegno anche economico di tutti i credenti.

Fondamentale sarà anche il costo del denaro e l’andamento dei tassi di interesse: “ L’avanzo della Diocesi di Rimini non va neanche per un centesimo a dividendo ma tutto e solo a riduzione del debito”.