Il Ponte

Il trionfo della pazienza coniugale

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Per la stagione della Fenice è andata in scena La Griselda di Vivaldi con un libretto di Apostolo Zeno revisionato da Carlo Goldoni  

VENEZIA, 7 maggio 2022 – Da un lato, un sovrano che è un marito dispotico e con qualche tratto sadico, tanto da far credere alla moglie Griselda che la loro prima figlia è stata uccisa. Dall’altro, una sposa vessata dal coniuge, ma capace di restargli fedele e – pur senza essere remissiva – mantenere la sua fierezza, confidando ostinatamente di riconquistarne l’affetto.

È il nucleo drammatico dell’opera intonata da Vivaldi nel 1735 su un libretto di Apostolo Zeno (tratto peraltro da una novella del Decamerone), poi revisionato da un giovane Goldoni al suo primo confronto con il teatro musicale. Stupisce, semmai, che l’autore della futura Locandiera – vera e propria espressione di femminismo ante litteram – abbia avallato un soggetto che oggi verrebbe messo al bando per il suo bieco maschilismo. Probabilmente, però, nei primi decenni del settecento La Griselda, con l’esaltazione della fedeltà – solo da parte delle donne, però – all’interno del matrimonio, veicolava valori che all’epoca si riteneva importante salvaguardare. Lo dimostra il favore dei versi, musicati da numerosi compositori nel giro di pochi anni: da Albinoni a Scarlatti, da Sarro a Bononcini.

La Griselda, una scena dello spettacolo - Ph Michele Crosera

La Griselda, una scena dello spettacolo – Ph Michele Crosera

L’opera, nata per Venezia, è stata proposta in un nuovo allestimento affidato a Gianluca Falaschi al Teatro Malibran, nell’ambito di una ricognizione vivaldiana avviata da qualche anno nelle programmazioni liriche della Fenice. Il regista, che firma anche scene e abiti (Falaschi è nato come costumista), sposta l’azione in una modernità senza tempo: non c’è la reggia indicata dal libretto e la protagonista – per evidenziarne le umili origini – lavora in un laboratorio di sartoria, dove è considerato del tutto naturale vessare le donne. All’inizio del secondo atto, invece, la parete di fondo si solleva, lasciando posto alla foresta in cui viene ricacciata Griselda: un luogo soprattutto metaforico, che consente di far percepire con maggior intensità la solitudine e i sentimenti della protagonista.

Più dell’aspetto visivo, il vero fulcro dello spettacolo è però la direzione di Diego Fasolis che, alla guida dei complessi della Fenice, ha impresso un andamento sempre scorrevole all’esecuzione, senza attimi di cedimento, valorizzando al meglio la straordinaria ricchezza strumentale degli archi. Del resto, si tratta di un Vivaldi nel pieno della maturità, in grado di arpeggiare nelle sue arie con l’intera grammatica degli ‘affetti’: anche grazie alla bacchetta, i diversi atteggiamenti psicologici dei personaggi appaiono così ben differenziati e le situazioni drammatiche scolpite con notevole icasticità.

Fasolis era poi ben corrisposto da un cast all’altezza della situazione, a cominciare proprio dalla protagonista: il mezzosoprano Ann Hallenberg, che ha sfoderato un’ampia tavolozza espressiva disegnando una Griselda altruista, innamorata, ora infelice ora speranzosa e, soprattutto, mai doma. Accanto a lei, in veste di crudele marito, il tenore Jorge Navarro Colorado interpretava – con una sicurezza tale da far dimenticare i limiti di una voce poco rotonda – il cinico Gualtiero, re di Tessaglia. Nei panni di Costanza (alla fine si scoprirà che è la figlia della coppia, erroneamente ritenuta morta dalla madre), la brava Michela Antenucci ha cantato molto bene, sgranando con scioltezza ogni nota. Omogeneo nell’emissione e preciso nell’intonazione il controtenore Antonio Giovannini, nelle vesti del suo innamorato Roberto, mentre il ruolo ‘en travesti’ di Corrado, era affidato a Rosa Bove, mezzosoprano di voce solida e ben timbrata. Ancora un controtenore, il coreano Kangmin Justin Kim, sosteneva il personaggio del cavaliere Ottone, che tenta più volte di sedurre Griselda: se talvolta la voce si spezza, l’interprete sa comunque venire a capo di una scrittura oltremodo virtuosistica ed è sempre duttile e spiritoso in scena.

Nell’insieme un’esecuzione coinvolgente, capace di catturare anche il pubblico meno avvezzo al repertorio barocco, grazie alla bellezza di una musica capace di sorprendere continuamente. E non è mai un fatto scontato.

Giulia Vannoni

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