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A SCUOLA DI INTEGRAZIONE

L’integrazione, quella vera, non può che passare per la formazione. Per questo la vera ricchezza per tanti immigrati che arrivano in Italia (e non solo) è rappresentata dalla possibilità di intraprendere un vero e proprio percorso di studio e lavoro, per acquisire tutti quegli strumenti che consentono di costruirsi autonomamente un futuro e partecipare attivamente alla comunità, dal punto di vista sociale, culturale ed economico. Una ricchezza che a Rimini è garantita a qualsiasi età, grazie alla presenza del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA): un’istituzione scolastica statale autonoma, che opera sul territorio provinciale con l’obiettivo di promuovere il diritto all’apprendimento permanente. Nato nel 2014 dall’esperienza dei precedenti Centri Territoriali Permanenti (CTP), questo istituto offre percorsi di studio con lezioni alla mattina, pomeriggio e sera (strutturate come una scuola tradizionale, da settembre a giugno) finalizzati a favorire il rientro in formazione di adulti e giovani (a partire dai 16 anni) con cittadinanza italiana e non, per acquisire competenze di base o per conseguire titoli di studio. “L’offerta formativa del CPIA di Rimini comprende percorsi di Primo Livello che permettono a giovani adulti e lavoratori di completare il proprio percorso scolastico, percorsi di Alfabetizzazione e Apprendimento della Lingua Italiana fondamentali per l’inclusione e percorsi di Garanzia delle competenze per adulti, ossia corsi di ampliamento dell’offerta formativa, orientati alle competenze digitali, linguistiche, civiche e/o trasversali, il tutto attraverso un piano di studio personalizzato. – spiegano i referenti del Centro, che proprio di recente ha potuto aumentare la qualità dei propri servizi grazie al trasferimento nei locali della scuola Decio Raggi, spazi più adeguati per lo svolgimento delle attività – Dal gennaio 2026, dopo numerose interlocuzioni, il CPIA può disporre di aule di dimensioni adeguate in un edifico scolastico vero e proprio, per poter dare risposta alle domande di iscrizione in costante e forte aumento”.

I numeri
Oltre 2.600, infatti, gli iscritti nell’ultimo biennio (2.608 nell’anno scolastico precedente e 2.613 quest’anno), circa il doppio rispetto al 2023, quando gli iscritti erano poco più di 1.400. Una scuola aperta a tutti, ma che si connota per una fortissima presenza di stranieri: il 98% degli studenti del CPIA ha una cittadinanza non italiana (circa il 70% uomini e il 30% donne, circa 70% con età compresa tra i 16 e i 40 anni, 80% entro i 45 anni). Gli iscritti provengono da oltre 70 diversi Paesi stranieri: principalmente dall’Asia (Bangladesh 20%, Pakistan 7% e India 1%), dall’Africa settentrionale e occidentale (soprattutto Marocco 13%, Senegal 11%, Tunisia 4,8%, Egitto 4,3%, Costa d’Avorio 3%, Nigeria 3%, Mali 1,6% e Repubblica di Guinea 1%), dall’est Europa (Ucraina 7% e Albania 2%) e dal Sud America (soprattutto Perù 4%). “La maggior parte degli studenti è ben inserita in un contesto lavorativo: una parte dei cittadini di recente immigrazione, per lo più africani e asiatici, è in cerca di prima occupazione e ha una necessità ancora maggiore di implementare le proprie competenze linguistiche e culturali per una maggiore inclusione”, aggiungono i referenti.

Dal dramma alla speranza

Ma non solo numeri. Dietro ogni cifra, infatti, si nasconde una storia, molto spesso difficile. Storie come quella di P., arrivato dal Pakistan circa 10 anni fa con tante speranze, ma pochissimi strumenti. “Servirebbero pagine intere per raccontare la mia storia. – le sue parole – Quando sono arrivato avevo solo 19 anni e non conoscevo nessuno. Ero terrorizzato, in un Paese sconosciuto e così lontano dalla famiglia, senza soldi e senza lavoro. La mia vera fortuna è stata l’aver trovato una famiglia che mi ha accolto, aiutandomi sempre e trattandomi come un vero e proprio figlio. Ma ciò non toglie che ogni giorno pesa tantissimo la lontananza dalla mia famiglia d’origine, da mia madre, mia sorella e i miei 14 nipoti che stanno crescendo senza conoscermi”. Nonostante gli ostacoli, però, è stato possibile costruirsi una vita e trovare un equilibrio. “Se ci si impegna a imparare un mestiere, in Italia un lavoro si troverà sempre. Io da tanti anni lavoro come camionista, ma ho voluto iniziare anche un percorso di studio, da una parte per imparare e crescere come persona, dall’altra perché ho il sogno di diventare imprenditore e studiando posso acquisire tutte le competenze necessarie”. Ma tra le numerosissime testimonianze che emergono dagli studenti che frequentano il CPIA riminese, ce ne sono anche tante che riportano alla mente le terribili tragedie che, purtroppo di frequente, caratterizzano i flussi migratori nel nostro Mediterraneo. “Sono arrivato in Italia per una nuova speranza. – è il racconto di S., proveniente dalla Nigeria – Ma l’arrivo in questo Paese è stato estremamente lungo e difficile, tanto che i miei primi ricordi di vita sono legati al mare e al terrore che esso suscitava. Il sollievo di essere riuscito ad arrivare sano e salvo, al contrario di molti altri come me, è stato poi rimpiazzato dallo smarrimento per la barriera linguistica e dalle difficoltà legate all’essere completamente da solo e lontano dalla mia famiglia, che ho dovuto abbandonare per scappare dai pericoli. Col tempo ho capito che gran parte del senso di solitudine era dovuto all’ostacolo della lingua: così non mi sono arreso, e grazie alla scuola ho potuto superare questa barriera e da lì ho potuto ricominciare a costruire la mia vita e il mio futuro”.