Home Giovani Laureati, la trappola delle poche competenze


Laureati, la trappola delle poche competenze


Formazione, lavoro e ritardi strutturali: il report del Cise sulla provincia di Rimini



Rimini continua a richiedere pochi laureati rispetto al resto dell’Emilia-Romagna, frenata da un modello economico schiacciato sul turismo. Ma anche di fronte a una domanda ridotta, le imprese non riescono a trovare il personale qualificato necessario, alimentando un corto circuito che frena la crescita e l’innovazione del territorio

Scrive l’Osservatorio innovazione Emilia-Romagna 2024, edito dal Cise (Centro per l’innovazione e lo sviluppo economico della Camera di Commercio della Romagna), a pag.122: “Il mercato del lavoro e le competenze richieste dalle imprese sono strettamente legati al livello d’innovazione. Senza investimenti in formazione e sviluppo delle competenze, le imprese con minore tasso d’innovazione rischiano di perdere competitività e opportunità di crescita. Le competenze richieste variano in base al livello d’innovazione: le imprese più innovative cercano profili con high skills (alte qualifiche), mentre quelle meno innovative si affidano maggiormente a medium e low skills (qualifiche medio-basse). Alcune filiere sono già fortemente orientate verso le competenze avanzate (es. energia, meccatronica, finanziario), mentre altre devono ancora affrontare la transizione (es. agricoltura, turismo, alimentare)”.
Le filiere produttive di Rimini propendono più per la seconda che per la prima descrizione. Fatto 100 il numero delle assunzioni programmate (poi non è detto che vadano a buon fine) dalle imprese del territorio provinciale nel 2025 la domanda di laureati e diplomati Its (Istruzione Tecnologica Superiore) si ferma a 9, a fronte di 17 a Bologna, 14 a Modena e Parma, 16 a Reggio Emilia (Excelsior 2025). Non è una forchetta, la scarsa domanda di profili con istruzione terziaria a Rimini rispetto al resto dell’Emilia, recente, ma risale a parecchi decenni fa. In realtà convive col suo modello di sviluppo. Miglioramenti ci sono stati, ma resta la differenza. Da addebitare principalmente al turismo dove, sempre a Rimini, ma con gradazioni diverse vale in tutto il mondo, la richiesta di laureati non raggiunge il 2%, quando nell’industria metalmeccanica ed elettronica arriva, dipendendo dagli anni, anche al 20% e nei servizi avanzati alle imprese si avvicina addirittura al 50%, ma i numeri sono più piccoli. Le ricadute sono facilmente prevedibili: meno domanda di alti profili professionali, vuol dire meno opportunità di ottenere un buon lavoro, ben retribuito, con possibilità di crescita e altri vantaggi. Perché, prosegue il Report “Le imprese più innovative sono anche quelle che investono di più nella formazione, rafforzando le competenze interne per supportare il cambiamento tecnologico e l’innovazione di prodotto”. È il classico circolo vizioso che si può spezzare solo attirando o promuovendo nel territorio investimenti in imprese innovative. Ma esiste un’ulteriore criticità, a prima vista poco comprensibile, ma spiegabile. Pur richiedendo, il sistema produttivo riminese, meno personale di alta formazione, il numero annuale dei laureati e titolari di diploma Its provinciali non copre comunque la domanda. Capita perché gli oltre 2mila laureati l’anno residenti (2.124 nel 2024), di cui il 60% donne, sono meno dei 3.580 laureati potenzialmente richiesti, cui poi si devono aggiungere altri 470 diplomati Its. In teoria, visto che la domanda supera l’offerta, tutti i laureati e diplomati Its dovrebbero trovare lavoro in un batti baleno. Il tasso di occupazione giovanile 25-34 anni (quanti lavorano nella stessa fascia d’età) di Rimini superiore all’81% (2024), perfino meglio del dato regionale, porterebbe a pensarlo. Siccome, anche se così fosse, i laureati non bastano ecco che le imprese denunciano, in sei casi su dieci, una forte difficoltà di reperimento. Difficili da trovare, con grado di difficoltà superiore nel 60% dei casi, sono soprattutto laureati di indirizzo: sanitario e paramedico, chimico farmaceutico, ingegneria industriale, scienze matematiche e informatiche, ingegneria civile e architettura, ingegneria elettronica, traduttori e interpreti. Con titolo Its mancano: esperti in tecnologie per beni e attività artistiche e culturali per il turismo, meccatronica ed energia (Excelsior 2025). Non osiamo pensare cosa sarebbe se la domanda di laureati fosse paragonabile a quelle delle migliori esperienze emiliane o europee. Ricordando che, in Italia, solo il 31,6% dei giovani tra 25 e 34 anni possiede un titolo universitario, a fronte del 44,1 registrato nel resto dell’Unione. Questo ragionando solo in numeri di offerta e domanda. Ma sappiamo che non basta: per trovare subito lavoro alcune lauree sono più richieste di altre. Soprattutto quelle di indirizzo tecnologico (Stem: Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, che includono discipline come Informatica, Ingegneria (tutte le branche), Fisica, Chimica, Biologia, Biotecnologie, Statistica, Scienze Geologiche e Agrarie, Matematica, e alcuni ambiti medici e farmaceutici (come Farmacia, Nutrizione Umana). Qui può annidarsi qualche non corrispondenza tra lauree richieste e lauree offerte. Con la conseguenza che il gap tra domanda e offerta può essere ancora più elevato perché tante lauree non corrispondono a quelle più richieste (tra i laureati nel solo Polo universitario di Rimini, 1.209 nel 2024, meno della metà ha conseguito un titolo tecnico-scientifico). Poi c’è anche un dubbio che può scoraggiare tanti a candidarsi per i posti offerti: solo ad una proposta di assunzione su dieci le imprese del territorio riminese offrono un contratto a tempo indeterminato. La percentuale regionale più esigua. Magari il posto c’è ma le condizioni non sono ritenute accettabili. Un meccanismo che allarga ulteriormente la forbice domanda-offerta.
Un laureato trentenne, in Italia, guadagna oggi solo il 20% in più di un coetaneo diplomato, un differenziale nettamente inferiore a quello degli altri principali paesi europei. La ragione per cui tanti giovani preferiscono emigrare e prendere la direzione della Germania dove un laureato può guadagnare l’80% in più, oppure va in Francia con una differenza del 30%, e perfino in Spagna quasi alle stesse condizioni retributive (Banca d’Italia).