Home Attualita Zuppi a Rimini: “L’attesa ci prepara all’incontro con Papa Leone”

Zuppi a Rimini: “L’attesa ci prepara all’incontro con Papa Leone”

RICCARDO_GHINELLI

Alle 19 in punto il portone della cattedrale di Rimini si è aperto. In processione sono entrati il cardinale Matteo Zuppi, il vescovo Nicolò Anselmi, il vescovo emerito Francesco Lambiasi (nella foto Ricardo Ghinelli), dodici diaconi, ventisei presbiteri e gli accoliti. Così è iniziata, martedì 30 giugno, la Messa di preparazione alla visita di papa Leone XIV, atteso nella diocesi riminese il prossimo 22 agosto.
“A nome di tutti saluto il cardinale Matteo. – ha detto il vescovo Anselmi – Grazie per essere qui a presiedere questo momento di preghiera in preparazione alla visita del Papa”. Zuppi ha celebrato indossando la casula utilizzata da san Giovanni Paolo II durante la sua visita a Rimini nel 1982. “Allora me la porto via”, ha scherzato con la consueta bonomia. Poi ha aggiunto: “La nostra storia non è un museo, ma un racconto che dura nel tempo”.

L’omelia è stata un invito a vivere questi quasi due mesi come un tempo di grazia. “La vita, tutta la vita, è attesa. E l’attesa ci aiuta a vivere l’incontro. Quello con papa Leone ci aiuterà a incontrare gli altri: coloro che cercano, gli assetati, i lontani che aspettano qualcuno che si faccia vicino”. Per Zuppi attendere non significa perdere tempo, ma preparare il cuore. “Viviamo così legati al presente che prepariamo sempre troppo poco il futuro. E la vita è l’arte dell’incontro”, ha ricordato citando papa Francesco. Gesù, ha proseguito, continua a cercarci “per strapparci alla chiusura, alla distrazione, alla rassegnazione e al banale egocentrismo”.
L’attesa del Papa diventa così occasione per riscoprire il volto della Chiesa. “Accogliere papa Leone è accogliere questa comunione davvero straordinaria che ci allarga il cuore”. Una comunione che, ha spiegato, “è sempre circolare”: il Successore di Pietro la presiede, ma riceve anche la testimonianza della fede del popolo di Dio. Prepararsi alla visita significa allora “crescere nella fede, riscoprire la gioia della comunione e viverla nelle nostre comunità”, con gesti semplici: “un bicchiere d’acqua fresca, una visita, un ascolto, una parola”.
Il cardinale ha ripreso anche uno dei temi più cari ai primi interventi di papa Leone XIV. “Ci ha chiesto una pace disarmata e disarmante. Approfittiamo per disarmarci un po’, anche nelle nostre comunità da parole, giudizi, pregiudizi”. Un invito concreto che si traduce nello stile delle comunità cristiane, chiamate a essere “costruttori di comunione” e non “padroni di torri destinate a crollare”. Per questo, ha aggiunto, “non siamo chiamati a essere spettatori rassegnati o semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che entrano nei cantieri della storia per rialzare ciò che è crollato e custodire ciò che è fragile”.

Anche la liturgia ha espresso il respiro universale della Chiesa. La preghiera dei fedeli è stata proclamata in italiano, francese, inglese e spagnolo, mentre la processione offertoriale ha coinvolto fedeli provenienti da diversi Paesi, quasi ad anticipare l’universalità dell’incontro del 22 agosto. Ad accompagnare la celebrazione è stato il coro della Cappella Malatestiana, diretto dal maestro Filippo Maria Caramazza con il maestro Loris Tamburini.
Al termine, con il Duomo colmo di fedeli (presenti anche il Prefetto di Rimini Giuseppina Cassone e l’assessore Francesco Bragagni in rappresentanza del Comune di Rimini), tutta l’assemblea ha recitato insieme la preghiera composta per la visita del Pontefice: un testo elaborato dal vescovo Anselmi come sintesi delle oltre quattrocento preghiere giunte in diocesi nei mesi scorsi.

La conclusione dell’omelia è stata affidata a un riminese che il cardinale ha definito esempio di “bonomia e radicalità”: don Oreste Benzi. “In questa terra la gente vede troppi pochi innamorati di Cristo. La persona che viene a te, prima ancora che tu risolva il suo bisogno, ti chiede di volerle bene”. E ancora: “Non dite mai male di nessuno. Quando uno è abituato a dire male vede il male anche quando non c’è. Vedete sempre il bene e farete così tante cose nuove”. Un invito raccolto dai tanti fedeli che, al termine della celebrazione, hanno atteso Zuppi sul sagrato e in fondo alla Cattedrale per stringergli la mano, salutarlo e scattare una fotografia con lui, prolungando così, con semplicità, quell’«arte dell’incontro» che aveva indicato come la via per prepararsi all’arrivo di papa Leone XIV.
Paolo Guiducci