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Il messaggio dei giovani: “Lottavamo anche prima, ma troppo spesso avete scelto di non vederciˮ

I sondaggi, per quanto nell’ultimo referendum non abbiamo fatto una gran figura (non hanno azzeccato né il numero dei votanti, né l’esito), si sono trovati d’accordo nell’attribuire ai giovani (ma anche alle donne) la vittoria non prevista del ‘No’. I sondaggisti non sono, però, i soli a non averli visti arrivare. Infatti c’è da chiedersi dov’erano in tutti questi mesi i giornali, le Tv e le piattaforme social più in voga a non vedere una presenza così numerosa fatta da milioni di giovani. È evidente un certo strabismo, un voltarsi da altre parti più facili da raggiungere. Come è quel manipolo di politici, giornalisti o esperti frequentatori abituali dei dibattiti televisivi. Ma dopo le lodi tessute all’unisono dai media schierati e dall’opposizione che ha vinto al referendum, c’è, però, il rischio che si torni a non vedere quello che si muove nella società più profonda. Una prova la si è avuta, appena una settimana dopo, quando per le strade di Roma qualche centinaia di migliaia di persone, quindi non proprio gruppuscoli, tra cui tantissimi giovani, hanno partecipato alla manifestazione No Kings (No a dittatori, autocrati e guerre, che si è svolta in tutto il mondo) e che tanti, che non sapevano, hanno scoperto la sera stessa, senza che nessuno dei media, vecchi e nuovi, avesse dato una benchè minima informazione della sua programmazione il giorno prima. Chi li aveva organizzati e portati tutte queste persone? Un centinaio di Associazioni della società civile. Di cui raramente si parla. All’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Padova la rappresentante degli studenti, una ragazza 22enne, ha mostrato la sua tessera elettorale con soli tre timbri “non perché gli appuntamenti elettorali sono stati pochi, ma perché da quando vivo fuori non ho potuto esercitare il mio diritto di voto. Io non ho votato grazie a questo Paese, ma nonostante questo Paese. Cinque milioni sono i fuori sede in Italia e solo in 20.000 sono riusciti a votare come rappresentanti di lista nel luogo in cui vivono. Noi giovani non siamo comparsi all’improvviso: lottavamo anche prima. Troppo spesso avete scelto di non vederci”. Ecco, cerchiamo (noi anziani) di non ripetere l’errore. Se non per empatia, per convenienza, perché saranno loro, i giovani, a dover pagare le nostre pensioni. Non chiamiamoli (i Partiti) solo a votare i “nostri” candidati (che probabilmente non faranno, preferendo astenersi), ma a costruire un progetto che li includa e valorizzi. Cosa di cui l’intero Paese si beneficerà.