Le recenti turbolenze internazionali hanno confermato che restare legati esclusivamente al mercato delle energie fossili è, oltre che ambientalmente nocivo, anche economicamente disastroso. Urge quindi dare gas all’acceleratore per arrivare a un vero sviluppo delle energie rinnovabili, direbbe il buon senso. Il Governo dal canto suo, per non saper né leggere né scrivere, ha spostato al 2038 il termine per l’uscita definitiva dal carbone come fonte per la produzione di elettricità: la scadenza iniziale era il 2025 ma l’obiettivo neanche col telescopio lo si intravedeva.
Tradotto: con le rinnovabili prendiamocela comoda. D’altra parte so benissimo qual è il principale problema delle rinnovabili: stanno in mezzo alle scatole. Se petrolio e fossili se ne stanno sottoterra senza dare nell’occhio, i pannelli fotovoltaici hanno bisogno di stare al sole, le pale eoliche hanno bisogno di stare al vento e i Bess hanno bisogno di centinaia di container. I Bess (Battery Energy Storage System) ovviamente fino a pochi giorni fa non sapevo cosa fossero: trattasi di accumulatori che immagazzinano l’energia prodotta da fonti rinnovabili per rilasciarla alla bisogna, un po’ come i power bank del telefonino. Ne ho appresa l’esistenza quando è emerso un progetto per la loro realizzazione sulle colline di Rimini con conseguente allarme per l’impatto paesaggistico.
E qui la presa di posizione ormai da anni ha più o meno sempre lo stesso tono: siamo tutti per l’ambiente ma salvaguardiamo il paesaggio e puntiamo su altre forme di sostenibilità meno impattanti. D’accordo. Di seguito, alcune di queste forme perseguite in questi anni.

