Quello della parasocialità è un fenomeno sempre più diffuso e radicato nella vita da social network. L’enorme quantità di contenuti disponibili e consumati ogni giorno, infatti, porta al rischio di sviluppare la percezione di avere un rapporto di amicizia e ‘intimità’ con influencer, youtuber e tiktoker, che però rimane ovviamente unilaterale
Una percezione distorta che, nei casi più estremi, può portare a vere e proprie dipendenze, che causano isolamento e distacco dalle amicizie reali
Secoli fa uno dei più grandi filosofi disse che “l’uomo è un animale sociale”, ovvero che questo si realizza pienamente attraverso le relazioni con gli altri e la vita in comunità. È inevitabile considerare questa celebre frase di Aristotele come ancora vera e attuale, nonostante il passare del tempo. E c’è un fenomeno, tutto moderno, che lo dimostra: la parasocialità. Un trend, tipico dei social, che consiste nell’illusione di avere e “sviluppare” un’amicizia con uno o più dei personaggi che si seguono sulle piattaforme digitali, come Instagram, TikTok o YouTube… i famosi influencer. Personaggi che, però, non sono consapevoli di questo legame che, di fatto, si manifesta come rapporto del tutto unilaterale, producendo effetti distorti.
Un fenomeno inevitabile, tornando alla frase di Aristotele? I social, infatti, sono uno spazio ampio e libero dove ognuno può dire la sua, creare delle amicizie, cercare un confronto oppure (e soprattutto) approvazione. Figlie di questi meccanismi sono ad esempio le app di incontri, sempre più utilizzate e diffuse. Ma in tutte queste nuove forme di comunicazione c’è il rischio di sfociare nella parasocialità, che porta nei casi più gravi ad un vero e proprio isolamento dalla realtà e alla perdita delle vere amicizie.
Cause e riflessioni
Tra le tante cause di questa tendenza si possono riconoscere le situazioni di solitudine e isolamento, come la quarantena per il Covid, che non permettendo più un’interazione faccia a faccia ha costretto molti giovani a interessarsi e rifugiarsi nelle vite di influencer, tiktoker, celebrità del web e figure di questo tipo. Questo ha portato all’illusione di considerare tali personaggi, seguiti a livello quotidiano, come amici e di conoscerli in maniera quasi intima, arrivando a sacrificare rapporti autentici e reali per seguire assiduamente la vita di persone lontane e, di fatto, sconosciute. Insomma, la parasocialità è un fenomeno molto rischioso, concreto, che può riguardare inconsciamente ognuno di noi.
D’altra parte, però, non è neanche giusto dipingere questa situazione in maniera estrema, perché è un fenomeno che può avere numerose sfaccettature diverse. A volte seguire certi personaggi, infatti, può avere effetti positivi, come confrontarsi con i propri valori, motivarli, fungere da ispirazione. Il rischio, come in tanti altri ambiti, è quello di sviluppare una vera e propria dipendenza e subirne le conseguenze. E anche chi vive il web quotidianamente, come i giovani, possono non rendersi conto di queste dinamiche e risultare paradossalmente più vulnerabili e facilmente manipolabili.
La testimonianza
Per dare un quadro più completo del tema, riporto in breve l’esperienza di Marta (nome di fantasia), giovane studentessa riminese frequentante il liceo classico, che riflette sul fenomeno. “Anche io fra Instagram e YouTube seguo vari personaggi famosi. Il rischio di subire il fenomeno della parasocialità esiste sicuramente, perché la quantità di contenuti seguiti ogni giorno è veramente importante. Per quanto mi riguarda, se seguo una persona famosa non è certo per instaurare una vera e propria amicizia, anche perché non ho un approccio ossessivo a questi contenuti e non li utilizzo come una forma di ‘compagnia’. In sostanza, dunque, non risento di questo problema”. Aggiunge, però: “Forse questo rischio si presenta se penso ad alcune ginnaste che seguo su Instagram, che sono personaggi molto famosi sul social. La ginnastica ritmica, infatti, è una grande passione che coltivo anche attraverso i social, seguendo grandi campionesse. E capita spesso che quando parlo di ginnaste come Sofia Raffaeli o Tara Dragas, le chiamo con dei soprannomi usati sui social. Oppure a volte penso ad un ipotetico incontro con loro, che nasce proprio da un desiderio di amicizia. Rimango consapevole che loro non mi conoscono e che non c’è un vero rapporto, però mi permette di comprendere come il rischio di sviluppare una parasocialità sia sempre dietro l’angolo”.
Personalmente ritengo che questo fenomeno sia reale e poco conosciuto in quanto normalizzato. E questo perché attorno a certi personaggi, soprattutto quelli più famosi, si sono formate delle vere e proprie community dove questa “amicizia” viene condivisa con altri, ricevendo supporto e approvazione. Inoltre, a volte capita che questi personaggi rispondano sui social a qualche commento di un fan, dandogli false speranze dal momento che molte volte queste sono scelte di marketing e il follower viene presto dimenticato. Altro tema da tenere in considerazione è il vantaggio che questo fenomeno rappresenta per tali personaggi, che spesso lo sfruttano rendendolo un enorme business. A pagarne le conseguenze, però, sono sempre le persone dietro lo schermo che, divenute vulnerabili, cadono nella trappola. Importante, dunque, diffondere consapevolezza e prudenza sull’approccio ai social, in modo che chiunque possa avere gli strumenti per agire di conseguenza.
In conclusione, da Aristotele che ci definisce “animali sociali” alla parasocialità il passo è più breve di quello che sembra. E porta a un problema reale, che può ‘mangiare’ la vita di tanti giovani, portando all’isolamento e alla costruzione di un mondo parallelo alla realtà.
Maria Sofia Mezaris

