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Onorevole facce ride

Marzo 2024. Il Ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano, napoletano, proclama la Capitale della Cultura.

“È Napoli, eh, la capitale della cultura 2026”. Risate (Napoli non era candidata).

“Potremmo fare anche San Casciano. Stravolgiamo le regole e facciamo San Casciano”.

Risate più tiepide, imbarazzo dei collaboratori seduti a fianco. La capitale sarebbe poi risultata L’Aquila, dopo giorni di polemiche su presunti favoritismi a livello governativo di cui non avrebbe avuto comunque bisogno, a discapito dell’altra candidata non “sponsorizzata” Rimini. Ovvio che in quel clima risultasse fuori luogo e infelice il siparietto del Ministro poi di lì a breve dimissionario per altre vicende. L’episodio mi è sovvenuto vedendo il suo successore, Alessandro Giuli, annunciare Alba come Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2027 intonando “Alba chiara” di Vasco. Tutto un po’ straniante per la mia generazione over 50, una delle ultime ad avere incrociato i politici tutti d’un pezzo, severi e austeri da Berlinguer ad Almirante, dove il massimo della frivolezza era l’attività parallela di Andreotti come scrittore. Oggi il rigore è soppiantato dall’ossessione di essere smart, a destra come a sinistra la cui leader non esita a salire vestita da teenager sui palchi dei rapper. Poi il presidente degli Stati Uniti pubblica un video di intelligenza artificiale in cui lui stesso getta escrementi sui suoi contestatori, e allora mi dico che forse qua non è il caso di lamentarsi troppo.