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Manola Lazzarini, la signora dei libri

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Per i riminesi era affettuosamente il “tendone dei libri”, la struttura che per anni in piazzale Boscovich ha ospitato una libreria sui generis, la rassegna “Incontri con l’Autore”, poi trasformatasi in MobyCult ed emigrata da due stagioni a CastelSismondo, dopo che il tendone è stato costretto ad ammainare la vela.
Dietro quella esperienza c’era la passione per il libro di Umberto Lazzarini, il libraio riminese al quale la rassegna di incontri è tutt’ora dedicata. Al timone di Moby Cult oggi c’è la figlia di Umberto, Manola Lazzarini.

Lei ha “ereditato” una formula che in realtà è figlia di una passione per la parola scritta e l’oggetto libro.
“La rassegna nasce nel 1986 grazie a mio padre Umberto Lazzarini. Prende vita soprattutto dall’amore per i libri.
Un gruppo di librai fondò una società che racimolava i libri nuovi invenduti: nascono cosi i famosi reminder, ovvero i libri nuovi venduti a metà prezzo. Mio padre fu uno dei fondatori di quella esperienza”.

Prima con gli Incontri, oggi con Moby Cult quanti autori avete portato a Rimini in questi anni?
“Quasi tutti i giornalisti, comici, attori, autori – scrittori sono passati sul palcoscenico di Moby Cult, e prima ancora «Incontro con l’autore», chi per una volta, chi per 10 anni come Sgarbi, Travaglio, Maria Rita Parsi.
Numericamente abbiamo superato le 2000 presenze di autori tenendo presente che Moby Cult è organizzata non solo a Rimini, ma anche a Riccione e in precedenza era una rassegna itinerante da Cortina a Padova, Roma, Milano, Benevento, Rovigo e altre citta, sempre organizzata dall’Associazione «Il libro nella città» che rappresento. Anche gli spettatori sono sempre stati numerosi, raggiungendo in alcune presentazioni 3.000/4.000 presenze”.

Cosa ricorda dell’esperienza del tendone dei libri al Porto? Quali sentimenti le ha suscitato la sua chiusura?
“Il «tendone dei libri», punto di ritrovo per tanti turisti, rimarrà sempre un ricordo storico per tutti i riminesi. Alcuni amici mi raccontano che quando erano bambini si facevano accompagnare  dai genitori per fare una passeggiata sulla palata e entravano sempre per comprare un libricino.
Mio padre ripeteva sempre: «Il difficile nel mondo dei libri non è ne scriverli né pubblicarli ma venderli».
La chiusura del tendone è stata un trauma: mi sono vista – facendo le debite proporzioni – come una profuga, senza tende, senza alternativa, costretta a lasciare a casa, in un periodo difficile professionalmente, cinque famiglie. Questa situazione non credo abbia minimamente toccato i sentimenti dei nostri amministratori che hanno proseguito a rallegrare il porto con la ruota…
Sono state raccolte oltre 50.000 firme per salvare il tendone, un luogo che ha insegnato a molta gente ad avere un rapporto con il libro . Non sono mai stati gli autori a stupirmi, ma le persone che si avvicinavano timidamente alla parola scritta. Tante persone non erano mai entrate in una libreria e probabilmente – senza gli incontri o le altre iniziative allestite – non l’avrebbe mai fatto. Quando entravano nel tendone, si meravigliavano di cosa c’era dentro e curiosando trovavano sempre un libro o un ricordo da acquistare.
Ho avuto belle soddisfazioni: condurre migliaia di persone a seguire la presentazione di un libro non è cosa facile.
Un’altra bella soddisfazione è stata quella di ospitare autori stranieri del calibro di Jeffery Deaver e Paco Ignacio Taibo”.

C’è spazio, a suo giudizio, per una politica culturale in una città come Rimini?
“L’Amministrazione Comunale negli ultimi anni si è lasciata coinvolgere più in manifestazioni mediatiche, dirottando gli investimenti verso iniziative come il Capodanno più lungo del mondo, la Molo Street Parade o Al Meni”.

Lo scorso anno la sua rassegna è stata ospitata a Castel Sismondo e non più al mare. Che giudizio dà della location e della risposta del pubblico?
“Sono stata molto contenta dell’ospitalità riservata da Castel Sismondo a Moby Cult. E ho ricevuto i complimenti di molti riminesi che non avevano mai avuto l’occasione di entrare nei giardini del Castello”.

Un autore che ancora non è riuscita a portare a Rimini e le piacerebbe tanto.
“Senza alcun dubbio. Papa Francesco”.

Il suo libro attualmente sul comodino e quello preferito?
“Amo Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Attualmente sul comodino ho il libro del Mago Casanova, un bellissimo giallo dal titolo Ventuno”.

Manola e Umberto.
“Molti vedono in me un intellettuale, una persona colta, ma come diceva mio padre: «Noi non siamo intellettuali, noi la cultura la spacciamo!»”.

Paolo Guiducci