Il Ponte

Tre metri sotto il dramma

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Un giorno di luglio come tanti altri, a Rimini. Il sole, la spiaggia, gli amici. La vita che pulsa forte come nell’adolescenza accade. Quel giorno a Simona (il nome ovviamente è di fantasia) ha cambiato l’esistenza. A 15 anni è stata costretta a fare sesso dal “branco”. C’era anche il suo ragazzo, in mezzo a quel gruppo scatenato che avrebbe costretto la ragazza ad atti sessuali contro la sua volontà.
A consumare la violenza sessuale di gruppo sono stati una decina di quelli che erano suoi “amici”, anche loro tutti minorenni e di buona famiglia. Ragazzi normali, tutti casa, sport, divertimento al sabato sera. Giovani apparentemente senza grilli per la testa, insomma non sbandati o poco di buono.
La combriccola si ritrova in una piazzetta. Quattro chiacchiere, una sigaretta, le effusioni tra la 15enne e il fidanzato, appartati. Poi la situazione precipita e il “branco” spunta pretendendo la dose di sesso. “I ragazzi, in mancanza di punti di riferimento e criteri certi, si sentono legittimati da una certa cultura, a utilizzare il sesso come e quando lo ritengono più opportuno. Tutto ciò è diseducativo e pericoloso” propone un’analisi il dottor Sergio De Vita, psicologo e direttore del centro di ascolto Noi di Rimini . Dalle indagini sull’abuso di gruppo, emergono altri particolari. Agghiaccianti.
Alcune settimane dopo aver subito violenza da parte di dieci ragazzi (tutti riminesi, tranne due originari di altre regioni), di età compresa tra i 13 ed i 17 anni, la giovane sarebbe stata picchiata anche da un gruppo di coetanee. Cinque ragazze l’avrebbero attesa sotto casa e picchiata con l’accusa brutale di aver fatto sesso con i loro fidanzatini. Uno di questi avrebbe anche ripreso con il telefonino il regolamento di conti. Per mesi la ragazza ha tenuto dentro di sé l’orrore subito, la vergogna che le lacerava l’anima. L’ultimo episodio, quel telefonino infamante, l’ha fatta esplodere. Non ce l’ha più fatta. Nonostante la paura e il dramma, la 15enne ha confessato ai genitori l’accaduto. È scattata la denuncia alla polizia. La giovane è stata ascoltata dagli inquirenti durante un’audizione protetta, con l’assistenza di uno psicologo e un esperto della procura. Simona ha raccontato tutto, descrivendo la costrizione fisica e psicologica.
Sui fatti è in corso un’indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Bologna, competente per territorio. Grazie alle indagini svolte dalla Questura di Rimini, sarebbero già sette i ragazzi identificati: alcuni si vantavano in giro delle loro “gesta”.
L’indagine avrebbe confermato anche un atteggiamento di assenza di rimorso nei ragazzi.
Il corso della giustizia non può anestetizzare l’angoscia che pervade la vicenda. La ragazzina, i “bravi ragazzi”, il gruppo. La storia è contorta, ma in ogni caso l’amore non c’entra proprio niente. Angelo Battistini, noto psichiatra riminese, invita a vedere – al di là del fatto specifico – che siamo di fronte ad uno strumentale uso dell’atto sessuale.
Silvia Tagliavini, psicologa e terapeuta della coppia, rilancia: “Forse noi del mondo adulto dobbiamo essere più attenti, più presenti, più capaci di dialogare e di cogliere i lati difficili. Contenere anche le esuberanze di questi ragazzi, cosa oggi molto difficile”.
Sergio De Vita rilancia. “I ragazzi vanno educati a capire la sessualità –dice lo psicologo –Una potenza racchiusa nella persona umana, e come tale va educata, e non lasciata all’ambito soggettivo”.
Sull’argomento è intervenuto anche il vescovo di Rimini. Aprendo il recente incontro “Emergenza educativa: il bisogno di senso”a Corpolò, mostrando alcuni ritagli di giornale circa il fattaccio, mons. Lambiasi ha detto. “Impera il piacere per il piacere. E il sesso non è più considerato una realtà importante, ma un’azione naturale come mangiare e bere. – tratteggia il contesto, mons. Lambiasi –
La rivoluzione sessuale ci ha drogato tutti quanti, facendoci credere che la sessualità non abbia regole. Tutti a Rimini citano don Oreste
– allarga ancora il tiro il vescovo – ma chi ha letto l’Educazione all’amore in cui cita la castità pre-matrimoniale? Quanti adulti e quanti preti hanno il coraggio di annunciare questi valori? Non è vero che più sei navigato sessualmente, e più sarai felice nel matrimonio. C’è una urgente battaglia culturale da combattere. Amore, sesso e potere sono rami dello stesso tronco, creatori e insieme distruttori. La sessualità è come una atomica: dall’uso che se ne fa può creare, guarire o distruggere”.
E la scuola non sempre aiuta, in questa scelta. In una lezione di educazione sessuale (secondo il racconto di uno studente), lo psicologo invitava i ragazzi a praticare la sessualità seguendo l’istinto. Cioè dominato dalle pulsioni. Davvero un bel indirizzo di crescita.

Paolo Guiducci

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