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Stazione Centrale. Si andrà sui giusti binari?

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Stazione Centrale Rimini, ore 7.00 del mattino. Sotto l’orologio appoggiati alla grande porta a vetri dai profili metallici ci sono due persone, età indefinita, sicuramente dei senza dimora. Pochi passi e si entra nel grande atrio freddo, poche panchine (giusto quelle sistemate nel corridoio che collega l’ingresso principale alla biglietteria), i negozi chiusi tranne lo storico bar che ha l’ingresso sia dal primo binario sia dal piazzale esterno, qualcuno appoggiato contro i muri e poco altro. La stazione di Rimini in un mattino d’inverno ha quest’aspetto. E fuori, nel piazzale davanti, dove si trovano i capolinea delle principali linee di Start Romagna la situazione non si fa più viva, anzi la percezione è quella di un ambiente non molto sicuro, con capannelli di persone che sostano nell’area dietro le pensiline degli autobus. La sera lo stesso capannello di persone, è facile vederlo, riunito in chiacchiere, con qualche birra in mano. Questo è. Questa è l’immagine della zona che crea preoccupazione ai residenti della zona e alla città. Della riqualificazione dell’area della stazione si parla da 20 anni, rappresenta una parte consistente della progettualità inserita nel Piano Strategico e, visti i fatti di cronaca degli ultimi tempi (vedi articolo sotto) la questione ha riacceso il dibattito. Il tema è finito anche in tv, a Fuori dall’Aula(Icaro Tv), la trasmissione di approfondimento condotta da Andrea Polazzi, che ogni settimana porta in studio due consiglieri comunali a discutere di problemi comuni. La scorsa settimana si sono confrontati Davide Frisoni, consigliere di “Patto Civico” e Gennaro Mauro di “Uniti si vince”.
“La situazione della stazione è sotto gli occhi di tutti. – spiega Mauro – Negli ultimi decenni c’è stata una mancanza di strategia sulla zona. Fino ad oggi, nonostante i tentativi non siamo mai riusciti ad avere una risposta concreta da Ferrovie dello Stato. Cosa che invece è avvenuta nei giorni scorsi”. La “risposta” di cui parla Mauro è la firma di un protocollo d’intesa tra Comune di Rimini e FS Sistemi Urbani, società controllata al 100% dalla Capogruppo FS che ha il compito di valorizzare il patrimonio del Gruppo non funzionale all’esercizio ferroviario. Parte così un confronto tra le parti rispetto all’utilizzo dell’area della stazione. Entro febbraio il protocollo verrà formalizzato. Parliamo di un’area di 350mila metri quadri, <+cors>“un’area immensa – prosegue Mauro – che potrebbe eliminare quella frattura della città: tra la marina e il centro storico”.
Della stazione come “cerniera” tra le due principali anime della città si parla da tempo, così come si parla della possibilità di aprire un ingresso lato mare, in modo che si possa uscire direttamente su viale Principe Amedeo, bypassando il sottopasso.
Ma queste sono cose dette e ridette che non si sono mai potute concretizzare anche per l’enorme difficoltà di relazionarsi con Ferrovie dello Stato. Adesso che le parti si sono aperte si cominciano a intravedere anche i primi progetti. A parlarne è Davide Frisoni che ha in mano i rendering di un’ipotesi di progetto che farebbe dell’area della stazione un nuovo centro cittadino nel quale spostare anche gli uffici comunali. “Il progetto di cui parliamo – spiega Frisoni – è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Firenze e ha come principale focus quello della sostenibilità e il rispetto ambientale”. Stando al progetto dovrebbe partire l’idea dello spazio così come lo concepiamo oggi e addirittura dovrebbe spuntare una collina di verde.
Sotto accusa anche l’illuminazione. “Quell’area dovrebbe essere illuminata a giorno”, sostiene Mauro. Anche se poi “i residenti si lamentano che le luci sono troppo forti e non possono dormire”, ribatte Frisoni. In realtà la via e il piazzale Cesare Battisti sono poco illuminati per effetto di una nuova metodologia di illuminazione introdotta qualche anno fa e che prevede l’utilizzo di led e la diffusione della luce solo verso il basso. Un cambiamento affiancato anche dal passaggio di mano tra società di gestione dell’illuminazione pubblica (da Hera a Enel Sole) e di un sostanziale risparmio da parte del Comune.
Una zona più illuminata porterebbe indubbiamente alla percezione di una maggiore sicurezza. Ma bisognerebbe creare anche dei presidi, delle attività che portino “aria buona” nelle zone di maggiore degrado. Entra in quest’ottica anche la riqualificazione dell’ex Terminator che dovrebbe diventare un caffè letterario con la disponibilità d’utilizzo del parco esterno, almeno sino alla vecchia fontana.
Intanto, l’area interna della stazione è poco popolata di attività. Gli spazi negozio non decollano, anzi l’ultimo anno ha chiuso anche la grande Coop con ingresso sulla strada e sul primo binario lato est. La partita è aperta, secondo Frisoni appena Ferrovie dello Stato darà tutti i via libera ci vorranno 10 anni per concludere i lavori. Adesso bisogna solo capire quanto collaborativa sarà Ferrovie dello Stato.

Angela De Rubeis

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