Il Ponte

Jury Montanari – Artigiano sulle orme di Francesco

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Personaggio io? E scoppia in una fragorosa risata. Contagiosa. Jury Montanari è così, solare e sempre pronto alla battuta, anche quando si sfoga con noi di accusare un po’ di mal di testa per gli eccessivi impegni che lo travolgono da qualche tempo. Artigiano “di giorno”, gestore di un pub di sera (e notte), a 38 anni è uno dei pochissimi ebanisti intarsiatori in tutto il BelPaese. Dall’Antica Ebanisteria Montanari, che porta avanti con babbo Fulvio, un pezzo di storia di Verucchio, ha scolpito capolavori che hanno sorpreso anche la troupe Rai di Sereno Variabile, di passaggio in Valmarecchia pochi giorni fa. Ci racconta di questo come di altre grandi soddisfazioni non senza un pizzico di autoironia: tra una fiera e l’altra con le sue creazioni, oggi esposte tutte nella Casa natale di Michelangelo (“Quando lo racconto mi chiedono: «ma Michelangelo chi? Quello? Sì, quello!» rispondo”), ora ha in serbo un nuovo progetto per la sua Preghiera in legno da Guinness dei primati, un pannello 3×1,80 m., (foto a lato) in stile pergamena, dove sono inserite 11 strofe del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi.

E pensare che tutto è nato per caso, è così?
“Esattamente. Dopo aver frequentato, nel ’95, un corso di restauro a Riccione, venni a conoscenza di un corso di intarsio (tipo di decorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legni o altri materiali di colori diversi, ndr.) medievale e rinascimentale all’Istituto d’Arte di Anghiari. Allora non sapevo nemmeno cosa fosse l’intarsio, ma stare via in Toscana da solo, per qualche mese, a 15 anni, per me era fantastico. Lì ho avuto dei professori fantastici che mi hanno fatto innamorare di quest’arte”.

E poi così’è successo?
“Dalla scuola mi sono rimasti dei disegni attaccati alle mani (ride) e ho provato a ricrearli. Disegno su disegno, mi sono sempre più appassionato”.

Qual è la prima opera del cuore?
“Sicuramente il cassettone in stile maggioliniano (da Giuseppe Maggiolini, 1738-1814, famoso ebanista di epoca tardo barocca e neoclassica, ndr). Arrivò per gioco. Un amico di famiglia mi portò la foto di un intarsio del 1700 dicendomi: «Se sei veramente capace ricrealo». L’ho rifatto a tempo perso e alla fine l’ho portato in tutte le mie mostre, anche a Vienna. Ora è alla Casa di Michelangelo”.

Poi è arrivata la cassapanca…
”Sì, un grandissimo colpo di fortuna. Con la cassapanca ho rispolverato la tecnica che fa ’muovere’ gli oggetti in maniera tridimensionale a seconda di come ti sposti. Avevo visto realizzazioni di questo tipo a Urbino, a Palazzo Ducale e mi ero detto più volte: «Un giorno ce la farò anche io». Ho creato un liuto intarsiato ma mi sono accorto solo alla fine che ero riuscito ad ottenere l’effetto: si spostava a quasi 180 gradi in senso verticale e orizzontale… L’indomani dovevo partire per una fiera a Parigi, portai la cassapanca con me. Una volta, in Toscana, mi proposero di venderla per 25mila euro. Il mio prof di intarsio mi sconsigliò: «Non la dare via, fai sempre in tempo, questa farà parlare di te»”.

Ha fatto parlare ancora più di te la Preghiera in legno…
“Si, mi ha aperto un mondo. È nata con le mie prime partecipazioni alle mostre medievali, e il Cantico delle Creature è una preghiera che adoro da sempre. L’ho iniziata nel 2008 con la nascita della mia prima figlia Shannon e completata nel 2012 quando è arrivata la mia seconda bimba, Enya. Nel 2013 ho esposto l’opera ad Assisi per il passaggio del Papa. Da lì sono arrivate altre occasioni in tutta Italia e a Vienna dove è rimasta in esposizione per sei mesi in una splendida chiesa medievale”.

Quanti ebanisti siete in tutta Italia?
“Nel vero senso della parola, veramente pochi. Di intarsiatori rinascimentali medievali meno di una decina”.

Perché siete una razza in via di estinzione?
“Per i soliti motivi che fanno sparire gli artigiani: tassazioni altissime, la burocrazia e i costi che non ti danno la possibilità di prendere apprendisti… Io sono cresciuto in falegnameria che avevo 12-13 anni. Adesso se prendi un giovane di questa età per farlo imparare ti arrestano. La storia di Michelangelo è esemplare: a 8 anni affiancava già suo babbo nelle sculture”.

Impegno, fatica e costanza non c’entrano?
”Dei giovani che vorrebbero imparare si trovano. Quando vado a esporre nelle fiere, e mi vedono lavorare, ragazzi e ragazzini si fermano curiosi per chiedermi come possono imparare”.

Il legame con il territorio com’è?
“Per la tarsia non è facile, non c’è mercato a livello locale, e per le esposizioni è ugualmente faticoso. Per fortuna la mia Verucchio ha avuto sempre un occhio di riguardo. Per il resto, sono più richiesto fuori regione”.

Com’è andata la visita della Rai all’Ebanisteria?
“Ci hanno definito delle eccellenze italiane. E sentirselo dire da chi gira tutto il Paese, è un vero onore”.

A Verucchio hai aperto con Serena, tua moglie, l’O’Osciad Pub (in via San Francesco, un nome che ricorre sempre nella tua storia). Perché questa nuova avventura?
“È un’idea che avevo in testa. Me l’hanno proposto per gioco e così è andata. Ora, al mattino sono in falegnameria, a mezzogiorno mangio al volo, vado al pub per mettere a posto delle cose, torno poi in falegnameria fino alle 18, quindi mi cambio al volo e di nuovo di corsa al pub fino alle 3-4 di notte. Ma riaprerei il pub altre dieci-cento volte”.

Prossimi progetti?
“Sto lavorando per far arrivare la Preghiera a Santa Maria degli Angeli di Assisi, che fu tanto cara a San Francesco, e farla rimanere lì per sempre. Il Vescovo di Rimini mi ha detto che c’è modo di andare a Roma dal Papa perché ho scritto anche un libro sulle mie opere che gli vorrei portare. Da lì dovrebbe partire una raccolta fondi inserendo sul retro della Preghiera il nome di chiunque avrà fatto una donazione per darla a Santa Maria degli Angeli. Per me sarebbe il coronamento di tutto. Lo scoglio più difficile è logistico ma il nostro Vescovo Francesco è stato fantastico. Quando ho preso appuntamento per parlargli della mia idea, mi ha risposto: «Quindi tu vorresti caricare la preghiera sul camion e portarla dal Papa? È un’impresa impossibile, per me, ma ti aiuterò perché hai un entusiasmo da vendere e perché sei venuto qui da me senza pretendere nulla»”.

Jury, salutiamoci con un altro sogno nel cassetto.
“Ho troppi mobili con troppi cassetti, io (e scoppia in un’altra risata). Poi li costruisco anche, quindi figurati!”.

Alessandra Leardini

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