Il Ponte

Il prete degli ultimi verso gli altari

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Cinque anni di “processo”. Tanto possono durare in media i processi italiani, stremando e sfiancando le parti in causa.
“Quello di don Benzi, – ci dice Elisabetta Casadei (nella foto a fianco), Postulatrice diocesana della causa di beatificazione di don Oreste – però, ha funzionato al contrario: è stato più simile ad un «inno alla gioia», che andava in crescendo di mese in mese, di anno in anno, suscitando sempre più stupore e gratitudine”.

Come si svolge il processo diocesano?
“In verità, non si tratta di un vero «processo», poiché il giudizio sulla santità di don Oreste appartiene solo al Papa, coadiuvato da storici, teologi e dai membri (vescovi e cardinali) della Congregazione delle Cause dei Santi. Si è trattato piuttosto di una raccolta ordinata delle «prove», utili a mostrare che il nostro don Benzi è stato un prete «fuori serie», un cristiano e un sacerdote che ha vissuto in «misura alta» la vita cristiana”.

Tutto positivo dunque?
“Potrà stupire il fatto che si è cercato di raccogliere anche tutti quei documenti e quelle testimonianze che gettavano ombra sulla sua vita; parole e fatti in cui il sacerdote riminese non è stato proprio uno «stinco di santo»!”.

Perché?
“Perché ordinariamente la santità è un cammino, una crescita, una maturazione lenta; o meglio, una trasfigurazione progressiva in Cristo che, negli ultimi anni di vita, subisce come un’accelerazione. Quando infatti alla Congregazione romana arrivano personaggi già «santi» fin dalla nascita, senza difetti, si dice che si sente «odore di bruciato»!”.

Ma andiamo con ordine.
“Era il primo gennaio 2013 (cinque anni dopo la morte del Don), quando l’Associazione Papa Giovanni XXIII mi incaricava di curare la causa di beatificazione del suo Fondatore (postulazione); dopo alcuni mesi di ricerche sulla fama di santità di don Oreste e di grazie ottenute per il suo favore, il 24 ottobre ho consegnato al Vescovo di Rimini la richiesta di aprire formalmente la Causa”.

I passi successivi?
“Sentito il parere della Santa Sede (perché non vi fossero impedimenti a noi sconosciuti), dei vescovi dell’Emilia Romagna e vista la mole di documenti (lettere e testimonianze) che gli avevo consegnato, i quali esprimevano l’«odore di santità» del prete riminese in tutta Italia e in alcuni Paesi del mondo, mons. Lambiasi l’8 aprile 2014 firmava il Decreto di apertura della Causa.

Da quel giorno, ben 10 teologi iniziarono a censire tutti gli scritti pubblicati da don Benzi (libri, articoli, audio e video) e, successivamente, tre periti storici iniziarono a raccogliere tutti i documenti inerenti alla sua vita (documenti civili ed ecclesiastici, scritti personali, scritti alla Comunità Papa Giovanni XXIII e alla Parrocchia, ecc.). Tutti lavorarono sotto giuramento e nulla fu trovato di contrario alla fede e alla morale cattolica”.

Terminata la fase diciamo istruttoria?
“Il 27 settembre 2014, nella chiesa della Grotta Rossa, ci fu dunque la prima sessione pubblica del Tribunale ecclesiastico, presieduto da don Giuseppe Tognacci, quale delegato del vescovo, e formato da padre Vittorino Las Casas dei Paolotti, quale promotore di giustizia, e dal dott. Alfio Rossi in veste di notaio. Loro compito era procedere all’interrogazione dei testimoni. Purtroppo, nella scorsa primavera, padre Vittorino ci ha lasciati per una grave malattia, e al suo posto il vescovo ha nominato mons. Luigi Ricci”.

Quanti sono stati i testimoni convocati?
“Sono stati 144 i chiamati a deporre o che hanno chiesto di essere ascoltati. Gli interrogatori si sono conclusi solo nel giugno scorso. Un lavoro davvero lungo e faticoso, poiché non poche testimonianze hanno richiesto diversi giorni; alcuni testimoni, inoltre, anziani e malati, sono deceduti prima di essere ascoltati, come per esempio il signor Vittorio Tadei, amico intimo di don Oreste, e il cardinale Caffarra, vescovo emerito di Bologna”.

Ora gli ultimi atti…
“Proprio in queste settimane, il Tribunale è al lavoro per gli ultimi atti e per ordinare e fotocopiare tutto il materiale raccolto, in vista della Chiusura pubblica che sarà il 23 novembre, in Cattedrale, come annunciato recentemente da monsignor Lambiasi. Solo allora, tutti i plichi saranno chiusi e sigillati e partiranno alla volta di Roma, all’indirizzo della Congregazione delle Cause dei Santi. Sarà un momento di intensa spiritualità e non solo giuridico-formale, poiché si sentirà il brivido di aver conosciuto e incontrato probabilmente un «santo», che camminava proprio tra noi; anzi, con noi!”

Cosa ha significato per te essere la postulatrice diocesana della Causa di beatificazione del “prete con la tonaca lisa”?
“Posso dire che è stato come quando una bambina si siede con il nonno, d’inverno, davanti al camino, e lui inizia a raccontarle di quando anche lui era bambino, e poi delle sue vicende in guerra, delle sue vittorie e delle sue sconfitte; della sua Sposa e dei suoi più cari amici; dei suoi figli e figlie; dei suoi sogni e delle sue passioni; delle sue paure, delle sue notti insonni e delle sue gioie più grandi”.

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